Primo editoriale di Minzolini come direttore del Giornale: cultura di centro che guarda a destra; politica e media non possono ignorare il vento liberale

“Mai come ora la cultura ‘liberale’ anima l’opinione pubblica. Saranno state le chiusure del lockdown, la voglia di risorgere, di reagire, nell’economia e nella società, sta di fatto che nel vecchio continente spira un vento di libertà quando i cittadini sono chiamati a dire la loro: dalla Madrid di Isabel Diaz Ayuso alla Sassonia della Cdu. Anche il Belpaese ne ha un incontenibile bisogno. Il colore viene dopo. È una condizione dell’anima che incoraggia gli individui a rischiare, a mettersi in gioco come negli anni della Ricostruzione del secondo dopoguerra”. Lo scrive Augusto Minzolini, neo-direttore de ‘Il Giornale’, nel suo articolo di fondo.

Augusto Minzolini

“La politica e i media non possono ignorare quel vento, pagherebbero il fio di essere a loro volta ignorati. Il che tradotto significa una burocrazia efficiente, un fisco non opprimente, una solidarietà che non si traduca in un assistenzialismo fine a se stesso. E ancora, libertà significa pure avere alleati che perseguano gli stessi principi e salvaguardino gli stessi diritti, a cominciare dalle democrazie occidentali. Ed anche interlocutori che rispettino gli stessi standard igienico-sanitari e non nascondano verità inconfessabili. Il Covid-19 – prosegue Minzolini – è un monito per il futuro. Per cui è finita la stagione dei Marco Polo nostrani, che per qualche interesse più o meno nascosto, non portano l’Italia in Cina, ma semmai fanno il percorso opposto, importando la Cina in Italia”.

“Da ultimo la condizione pregiudiziale per risorgere: c’è bisogno di una giustizia giusta, che dia fiducia, che non terrorizzi ma che garantisca il cittadino. Che non sia uno strumento di parte, politico, per colpire l’avversario, come raccontano le ultime rivelazioni e testimoniano gli ultimi fatti, ma che salvaguardi i diritti di tutti. Un obiettivo da ottenere ad ogni costo, se non basta la via parlamentare, anche attraverso i referendum: perché no? È l’ottica in cui questo Giornale darà il suo contributo, innanzitutto verso le culture che gli sono più affini, di un centro che guarda verso la destra. Confrontandosi, però anche, all’insegna del pragmatismo e del dialogo, con chi ha opinioni diverse. Sempre nel rispetto, ma senza nutrire paure o timori”, aggiunge il direttore de ‘Il Giornale’.

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