Scena unita distribuisce i fondi solidali al mondo della musica e dello spettacolo. E il Ministero?

L’idea è partita in novembre da un gruppo di artisti. E’ stata battezzata Scena unita e in pochi mesi ha messo in scena uno spettacolare esempio di solidarietà.E’ nato così un fondo privato gestito da Fondazione Cesvi – con La musica che gira e Musica Innovation Hub – che in otto mesi ha raccolto 4,780 milioni di euro.

I risultati sono stati presentati stamattina da Cristina Parodi, con alcuni dei protagonisti. Risultati importanti: ii primi sostenitori Intesa Sanpaolo e Amazon Prime si sono rapidamente affiancati ben 113 brand.
Le donazioni sono state suddivise fra beneficiari singoli (1,601 milioni sono arrivati a 1.601 lavoratori), imprese dello spettacolo e – 2,5 milioni – 116 progetti per la ripartenza del settore.

Dice Fedez, uno degli artisti da cui è partito il progetto che poi ha coinvolto 150 colleghi, che se a inizio pandemia per aiutare i più fragili si è cercata la partecipazione di tutti, adesso “non si poteva continuare a chiedere ai cittadini”, era giusto che i protagonisti del mondo show&music si esponessero mettendoci non solo la faccia ma anche il portafoglio.
Aggiunge Manuel Agnelli: “E’ importante non aspettare che siano gli altri a risolvere i tuoi problemi. Ma è anche fondamentale comunicare all’opinione pubblica che qui c’è gente che lavora e che ha diritto di essere aiutata”.

Il problema su cui un po’ tutti tornano durante la presentazione è proprio questo: la musica non è solo la punta emersa dell’iceberg, l’artista famoso che in pandemia ha magari dovuto sospendere il tour ma che comunque ha le spalle economicamente larghe, così come il teatro non è unicamente quello pubblico che può permettersi di restare chiuso mesi. C’è tutto un sommerso di maestranze, che in questo anno hanno perso ogni introito, spesso hanno dovuto cambiare lavoro, ma senza i quali la performance della grande star non vede il palco.

A 1.601 di questi sono così arrivati i primi aiuti di Scena Unita, disponbili nel giro di una settimana dall’approvazione, che ha seguito criteri di sofferenza economica e sociale (il 30% dei beneficiari ha famiglia).
Ma anche la parte dei fondi destinata alla ripartenza è importante. Intanto perché tutto il mondo musicale non chiede sovvenzioni a vuoti, ma vuole tornare in scena. E poi perché a goderne sono nell’81% dei casi
attività sul territorio – festival, rassegne, eventi – che tra l’altro generano indotti significativi., siano essi musicali (il 31%), siano teatrali (il 23,5%).

Fin qui la soddisfazione di vedersi finalmente uniti e solidali.
Dopo di che arrivano le note negative. Giovanbattista (Jambo) Praticò  di La musica che gira avverte: “L’intervento pubblico non può essere sostituito come prassi da operazioni emergenziali. Noi restiamo un Paese che non investe nella cultura del futuro, le nuove misure adottate dal ministero della Cultura non sono certo rivoluzionarie”. Ribadisce Andrea Rapaccini di Music Innovation Hub: “In Italia non esiste una politica industriale dela musica, invece  bisogna investire su tutto il settore”.

Ma come sempre la nota più esplicita è quella finale di Fedez: “Franceschini mi ha annunicato di aver approvato le norme che avevamo richiesto per il welfare. Ministro, meno propaganda e più pragmatismo”.

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