Inpgi mette una pezza tassando ancora i giornalisti (ma il buco è di 240 milioni). I comunicatori: non entriamo

Approvata con dieci voti a favore e tre contrari la manovra che garantirà a regime 20 milioni di euro all’anno tra maggiori entrate e minori uscite all’Inpgi, l’istituto di previdenza dei giornalisti italiani la cui gestione dei lavoratori dipendenti è in forte crisi. Un provvedimento non proporzionato – scrive il Sole 24 Ore –  rispetto ai 240milioni di passivo dell’ultimo bilancio.

Marina Macelloni (foto Associazione Ligure Giornalisti )

Dal Sole 24ore.it

I provvedimenti adottati ieri dal Cda rispecchiano quasi integralmente quelli preannunciati pochi giorni fa dall’istituto a Fieg e Fnsi. Quindi:
– aumento di un punto percentuale della contribuzione per i giornalisti attivi e pensionati per un quinquennio (da questi ultimi sembra già essere arrivata una diffida con un migliaio di firme, ritenendo che serva una legge per una tale decisione);
– dal 2022 stretta sul cumulo pensione-reddito con riduzione della franchigia da 22.514,23 a 5.000 euro e taglio della pensione fino alla metà (resta una soglia di 22mila euro per chi ha pensioni fino a 38mila euro circa – minimo contrattuale del redattore ordinario);
– penalizzazioni per le pensioni di anzianità liquidate prima dei requisiti dell’anticipata Inps;
– niente nuove prestazioni facoltative (assegno di superinvalidità, ricoveri in case di riposo, sussidi);
– riduzione del 5% dei costi.

Gli interventi non sono subito operativi, in quanto dovranno essere approvati dai ministeri vigilanti (Economia e Lavoro) e di conseguenza gli effetti sul 2021 saranno parziali.

I voti contrari sono stati espressi dai consiglieri Daniela Stigliano, Elena Polidori e Carlo Parisi, che già avevano detto no alla delibera di gennaio che preannunciava queste misure (i tre hanno approvato il taglio dei costi). A favore, invece, il sindacato Fnsi: «Ne avevamo discusso martedì in giunta e nelle consulte regionali, dove le misure sono state votate a larghissima maggioranza», ha affermato il segretario Raffaele Lorusso. Ma, preso atto che i vertici Inpgi devono intervenire per legge per ridurre il disavanzo (Dl 34/2019) e lo hanno fatto con una manovra insufficiente, la Fnsi auspica che si concretizzi l’allargamento della platea degli iscritti e che si avvii un tavolo con il Governo per affrontare le criticità del settore.

L’allargamento della platea a chi si occupa di comunicazione, anche se non svolge attività giornalistica, è l’obiettivo individuato e perseguito da tempo dai vertici dell’Inpgi, confermato ancora ieri al Sole 24 Ore dalla presidente Marina Macelloni: «Se verrà approvato l’emendamento al decreto Sostegni-bis che posticipa di sei mesi il possibile commissariamento dell’istituto, abbiamo tempo per realizzare, con la regia del Governo, un confronto con tutti i protagonisti del comparto per interventi che mettano in sicurezza tutto il settore e arrivare alla legge di Bilancio con una norma per l’allargamento della base degli iscritti Inpgi».

Il problema è che le categorie di lavoratori potenzialmente coinvolte non hanno nessun interesse a confluire in un ente previdenziale in difficoltà e quindi tale operazione, prevista dall’articolo 16-quinques del Dl 34/2019, è molto difficile da attuare. Il primo esame a livello politico lo si avrà con l’approvazione o la bocciatura della delibera di ieri da parte dei ministeri.

Nel frattempo le prospettive dei conti restano difficili. A gennaio la Corte dei conti, sulla base del bilancio 2018, aveva indicato l’esaurimento del patrimonio dell’ente nel 2028. La mini manovra di ieri non cambia il quadro generale in maniera significativa, tanto che il nuovo bilancio attuariale, hanno comunicato i tre consiglieri contrari, prevede l’azzeramento nel 2025. Per riequilibrare la gestione previdenziale pare che si dovrebbe ridurre del 35% le pensioni in essere.

Ieri è stato anche votato a maggioranza il trasferimento di alcuni immobili dal Fondo Amendola a una Sicaf controllata dalla gestione Inpgi2, quella dei lavoratori autonomi che ha conti in buona salute, con conseguente passaggio di denaro in senso inverso.

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