Nell’anno della Pandemia più tempo alla famiglia e guardare serie tv, poi leggere, navigare online e dedicarsi alla cucina

Nell’anno della pandemia, che cosa hanno fatto gli italiani per stare bene? Al primo posto figura il passare del tempo con la famiglia, strategia praticata dal 49% del campione, a pari merito con guardare serie tv. Nelle posizioni di rincalzo figurano leggere (45%), navigare online (41%) e dedicarsi alla cucina (39%) oppure al perseguimento di uno stile di vita sano (28%). Emerge da una ricerca – ripresa da Adnkronos – che Muller ha commissionato alla piattaforma di consumer insight Toluna mirata a esplorare le tematiche del benessere e del piacere, e la relazione intercorrente tra i due concetti nell’opinione degli italiani, nonché ad inquadrare il ruolo svolto dall’alimentazione in questo contesto.

In generale, emerge una crescente attenzione per le scelte ‘salutari’, vissute in modo positivo e valorizzante e non come restrizione e deprivazione. È possibile rilevare, inoltre, una maggiore volontà delle persone di essere attive e informate. La scelta su come orientare la propria alimentazione sembra essere uno dei punti di giunzione tra questi due sfere: difatti, si presta sempre più attenzione a cosa si mangia.

Da una parte, in quest’ultimo anno di forte stress legato all’emergenza sanitaria, è sicuramente cresciuto il ruolo consolatorio e di gratificazione del cibo. Il 31% del campione, infatti, afferma di preparare più di prima alimenti sani che diano anche soddisfazione palatale mentre li si consuma. D’altra parte, però, questo momento critico sembra aver spinto ulteriormente i consumatori verso un ruolo più attivo ed informato rispetto all’alimentazione. In particolare, il 30% dedica più attenzione alla lettura delle etichette e il 28% s’informa maggiormente sulle proprietà delle materie prime (antiossidanti, depurative, a basso contenuto calorico ecc.).

L’anno e mezzo di pandemia sembra aver lasciato alle persone tempo per riflettere sul proprio benessere, spingendole in parte a cambiare i propri criteri di scelta e abitudini ma, soprattutto, a dedicarsi maggiormente alla cura di sé. Riguardo questo ultimo aspetto, il 36% del campione ha dichiarato di essersi preso cura di sé maggiormente rispetto a prima della pandemia. Gestire la propria alimentazione è stata l’attività maggiormente svolta per il 44% degli intervistati per raggiungere tale obiettivo.

Il 66% degli italiani, inoltre, presta molta più attenzione a ciò che mangia (filiera, salubrità e genuinità degli ingredienti, benefici apportati) rispetto a cinque anni fa. Durante il processo di acquisto, la scelta ricade su prodotti freschi (63%), realizzati con ingredienti naturali (48%), che abbiano un valido rapporto qualità/prezzo (61%) siano tracciabili (50%) e abbiano un buon sapore (41%).

Sicuramente ciò che maggiormente è venuto a mancare agli italiani durante la pandemia è tutto ciò che attiene alla libertà di viaggiare, alla socialità, alla convivialità e la relazionalità. Per questo le attività che gli italiani desiderano compiere una volta che l’emergenza sanitaria sia definitivamente archiviata sono legate agli ambiti divenuti forzosamente deficitari. In particolare, il 70% ha un forte desiderio di evasione fisica, sia essa legata a una breve gita (24%) o una vacanza in Italia (36%) o all’estero (27%). Il 59% ha necessità di incontrare le persone per ridurre le distanze vissute in questo periodo e infine il 45% vorrebbe tornare a mangiare fuori casa come prima.
Gli italiani sono unanimi nel considerare il benessere un elemento importante nella vita delle persone. Tutt’altro che scontato, però, è che si giunga a una definizione condivisa del significato di benessere. Se, spontaneamente, per il 44% degli intervistati benessere significa stare bene fisicamente, per il 23% vuol dire stare bene mentalmente e per il 10% è sinonimo di stare bene economicamente e, ancora, per il 12% benessere si associa a un concetto emotivo, ovverosia la serenità.

Scendendo nel dettaglio, dalla ricerca Muller emerge che se per la quasi totalità delle persone il benessere è essenzialmente egoriferito, ben il 62% lo associa anche a contesti relazionali. A livello personale, infatti, gli italiani associano il benessere principalmente a una condizione di buon equilibrio psico-fisico (72%), seguita da una buona forma fisica (69%) e da uno stato di serenità mentale (65%). Tuttavia, circa 2 italiani su 3 (62%) associano la definizione di benessere al contesto sociale e relazionale in cui sono inseriti: per il 36% significa costruire relazioni affettive solide, per il 34% disporre di una sicurezza economica e per il 31% avere una vita sociale soddisfacente.

La composizione degli ingredienti del benessere varia in base all’età. Ad esempio, per la Generazione Y (1981-1996) la forma fisica è meno rilevante rispetto all’opinione dominante nella Generazione X (1965-1980) e presso i Baby Boomers (1946-1984). Questi ultimi sono i più inclini a far coincidere il benessere con la serenità e la solidità delle relazioni affettive, mentre la Generazione Z (nati dopo il 1997) è portata a dare particolare enfasi all’autostima. La generazione più giovane, inoltre, dà meno peso alla stabilità del lavoro rispetto a quelle precedenti, mentre ritiene strettamente associata al benessere la possibilità di riservare tempo a sé stessi. Da quest’ultimo punto di vista, il tempo massimo riconosciuto ogni giorno come dedicato ad attività che ‘fanno star bene’ e al prendersi cura del proprio benessere è indicato in tre ore dal 94% del campione, meno di due ore dal 67% e meno di 30 minuti dal 16%.
Parlando di benessere, il cibo entra in gioco con un ruolo fondamentale: il 60% degli italiani riconosce un ruolo importante all’alimentazione per la cura del proprio benessere. E chiedendo agli italiani di pensare al ‘cibo che fa stare bene’, emergono diverse associazioni interessanti. Per la stragrande maggioranza degli intervistati, il 93% del campione, il cibo che ‘fa stare bene’ contribuisce al benessere psico-fisico. Nel dettaglio, per il 55% il cibo contribuisce al nostro equilibrio, per il 46% al nutrimento, per il 44% all’energia e, per il 42%, alla leggerezza. Si rileva, pertanto, il ruolo basilare del cibo nella costruzione del benessere. Ma non è tutto, perché per il 69% del campione il ‘cibo che fa stare bene’ si associa anche a un’area più edonistica, di gratificazione sensoriale e di ricompensa, che ha a che fare con il gusto, il piacere (46%), la bontà (41%). Se ne deduce, perciò, che sicuramente cerchiamo cibi che ci facciano stare bene, ma in pochi sono disposti a rinunciare al gusto e alla gratificazione del palato.

D’altro canto, se è indubbio che la ricerca del piacere sia una componente importante nell’approccio al cibo, è anche vero che la relazione tra cibo e piacere non appare più fondata unicamente sul sapore. Il cibo è piacere ‘solo se è buono per il palato’, infatti, è la risposta scelta solo dal 22% del campione. Di contro, per il 32% – 1 italiano su 3 – il cibo è piacere solo se è buono e allo stesso tempo salutare e per il 12% addirittura è piacere solo se fa bene. Il benessere, inteso come lo star bene in armonia con sé stessi, è strettamente associato al piacere e viceversa. Ciò è comprovato dal fatto che, sebbene il piacere sia una dimensione complessa e ricca di sfaccettature, ‘svolgere delle attività dedicate al proprio benessere’ sia l’affermazione maggiormente condivisa (47%) quando si è cercato di attribuire una definizione al concetto di ‘piacere’. Le attività svolte per puro piacere personale per l’83% del campione sono legate all’evasione ‘fisica’, per il 76% connesse al cibo e all’evasione mentale, per il 74% ricondotte all’interazione con gli altri, per il 46% legate all’esercizio fisico e, infine, per il 42% associate al miglioramento personale.

Tuttavia, indipendentemente dalle singole opzioni, le attività svolte per puro piacere sono pratiche che allo stesso tempo sono utili al raggiungimento di un buon equilibrio psico-fisico, di uno stato di serenità mentale, di una buona forma fisica e al mantenimento di relazioni affettive solide, elementi visti come chiave nella costruzione del proprio benessere. Emerge, dunque, una relazione stretta e circolare tra benessere e piacere: occupandosi del proprio benessere si compiono anche azioni che generano piacere e le azioni che si svolgono per piacere contribuiscono anche alla cura del proprio benessere.

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