Palamara: il rapporto tra pm e giornalisti è un tema su cui riflettere magistratura autonoma e indipendente ma anche stampa libera

”Oggi lo dico con occhi diversi rispetto a prima, perchè anch’io l’ho vissuto, ma penso che riflettere sul rapporto tra pm e giornalista, rivisitando in chiave critica anche i fatti degli anni ’92-96 di Tangentopoli sia un tema da sviluppare in maniera forte perchè, come è importante una magistratura autonoma e indipendente, penso sia importante anche una stampa libera, in un Paese democratico ci si aspetta questo”. A parlare è Luca Palamara e lo fa dopo aver assistito a Casale Monferrato, nell’ambito del festival ‘CulturaIdentita’‘ allo spettacolo teatrale, in prima nazionale, de ‘Il Sistema’, il libro intervista in cui il magistrato racconta ad Alessandro Sallusti come il potere della magistratura abbia influenzato in questi anni la politica italiana.

Luca Palamara

Luca Palamara (foto Olycom)

A portare sulle scene il volume, nell’adattamento curato da Angelo Crespi, Edoardo Sylos Labini con Simone Guarany nel ruolo dell’intercettatore. Intervistato dal direttore dell’Adnkronos, Gian Marco Chiocci, Palamara parla della ‘separazione delle carriere’ tra giornalisti e magistrati e, a proposito della possibilità di un libro su questi rapporti, l’ex presidente dell’Anm osserva: ”L’indagine penale ha bisogno di essere in qualche modo pubblicizzata da una sorta di cinghia di trasmissione esterna altrimenti non ‘monta’ e il pm cerca quel giornalista di fiducia che poi di fatto si trasforma in una sorta di magistrato aggregato che può diventare cassa di risonanza di un’indagine. Tutto questo a mio avviso stravolge”.

‘Nei racconti che facciamo ci sono vicende, momenti, nei quali il pubblico ministero, e non solo il pm, diventa la principale fonte del giornalista che poi dovra’ portare all’esterno fatti e vicende che riguardano persone che però non hanno in quel momento la possibilità di difendersi”, prosegue Palamara che aggiunge: Il pm, la polizia giudiziaria, il giornalista e il giudice nell’attuale sistema che viviamo oggi, di debolezza della classe politica, rischia di diventare il vero centro di potere del sistema italiano e non essendo un meccanismo che ha l’imprimatur del popolo, eletto, rischia di alterare il normale rapporto di equilibrio tra i rapporti dello Stato”.

”Mi rendo conto che sono frasi forti, che non è un linguaggio convenzionale perché il linguaggio convenzionale, quello che utilizzavo da presidente dell’Anm, era quello che avrebbe detto la cosa opposta, e cioè ognuno agisce nel proprio ambito, la magistratura svolge doverosamente le sue indagini, la stampa informa e il potere politico fa le leggi”, sottolinea Palamara che, poi, punta il dito contro ”la magistratura che vuole autoriformarsi ” e contro ”la politica debole nel fare una riforma che possa toccare temi sui quali esiste un dibattito all’interno del Paese, la separazione delle carriere, l’obbligatorietà dell’esercizio dell’azione penale, l’assetto del Consiglio superiore all’interno della magistratura, temi sui quali – conclude – penso una riflessione che non metta mai in discussione l’autonomia e l’indipendenza della magistratura si debba fare”.

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