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Salini: soddisfatto per questi tre anni in Rai, ho portato più cultura e puntato sul digitale

“Ho l’esigenza di esprimere soddisfazione rispetto a questi tre anni. Ho parlato poco, ho preferito lavorare. Il mio obiettivo era il rinnovamento, la sperimentazione, la costruzione di linguaggi e di generi.

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Fabrizio Salini (Foto ANSA)

Ho portato in Rai più cultura, più documentari. Ho puntato sull’offerta digitale, RaiPlay, su cui c’era tanto scettiscismo: oggi è una piattaforma con contenuti originali aperto al grande pubblico. Abbiamo cominciato con Fiorello e proseguito con Ossi di Seppia, l’Altro Festival, The Jackal. Per l’autunno abbiamo annunciato i podcast”. Fabrizio Salini, ad della Rai in uscita, esprime soddisfazione, in un’intervista al Corriere della Sera, sui suoi tre anni alla televisione pubblica. Durante i quali, afferma, “non sono mancati prodotti e personaggi nuovi: penso a Bollani, Lundini, alla docuserie Sogno azzurro, a Sette storie, Ricomincio da Raitre. E abbiamo rinnovato il daytime di RaiUno”.

Anche gli ascolti, secondo Salini, sono stati “molto positivi, in questo semestre la Rai ha guadagnato un punto e mezzo in prime time e uno circa in daytime. La Radio è in crescita”. Abbiamo sperimentato, aggiunge, “nella cultura, nella didattica a distanza, nei programmi per i più giovani, tre ore di diretta al giorno, che hanno riportato alla Rai questa fascia di pubblico. In quella fase i set e le dirette d’intrattenimento si sono fermati. Abbiamo garantito l’informazione e l’approfondimento che, in una macchina complessa come quella della Rai, non era impresa scontata”. Sanremo senza pubblico, dice ancora, è stata una scommessa “vinta. Faceva parte di un percorso per mettere al centro musica e giovani. La vittoria dei Maneskin, anche all’Eurovision, e il loro primato nelle chart internazionali premia il lavoro di Amadeus e Fiorello. Tre anni fa nessuno ci avrebbe creduto”.

Insomma, per l’ormai ex ad il bilancio della sua gestione è positivo, anche se, ammette, “alcune cose si potevano far meglio. Ma la Rai oggi è più solida e pronta a affrontare i prossimi anni”. Nel bilancio del 2021 restano i circa 70 milioni dovuti alla Uefa per gli Europei di calcio e i 40 milioni per l’esclusiva delle Olimpiadi di Tokyo, eventi rinviati di un anno che, afferma, “ci hanno consentito di chiudere in pareggio il 2020, come il ‘18 e ‘19. Questo nonostante il calo dei ricavi, in parte grazie a interventi sui costi. Per il 2021 l’andamento della pubblicità nel 1° semestre è molto positivo”. Quanto al canone, alla televisione pubblica va più di prima, ma “deve andare tutto alla Rai: è la base. È tra i più bassi d’Europa tra i servizi pubblici. Il servizio pubblico è informazione ma anche pluralismo, equilibrio, promozione della coesione e dell’inclusione sociale, significa essere un perno per il sistema dell’audiovisivo, veicolare valori attraverso la cultura”.

Salini si sofferma anche sul caso Fedez, sottolineando che “la censura non c’è stata. Poi ci sono linee editoriali da seguire. Ma controlli preventivi, mai”. Riguardo i tre governi che si sono succeduti in tre anni, dice, “seguendo le nostre linee programmatiche, non ne abbiamo risentito. Siamo un servizio pubblico, le critiche ci stanno. Abbiamo portato a termine il triennio e non era scontato. Ho avuto un buon rapporto con la Vigilanza, con l’azionista e il Mise. Alcune cose si potevano fare meglio ma abbiamo aperto molto la Rai: lavorano più case di produzione, più talenti, più registi. Un personaggio che avrei voluto in Rai? Checco Zalone: un personaggio davvero unico”.