Netflix, Disney+, Amazon Prime Video: quanto sono diffusi i colossi dello streaming?

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Ora Netflix dovrà pagare per la rete (in Corea). In Corea del Sud arriva una brutta notizia per Netflix: il colosso americano dovrà pagare un affitto all’operatore Sk Telecom per l’uso della sua rete. È una sentenza attesa da quando, nel novembre 2019, Sk fece causa a Netflix davanti all’authority delle comunicazioni e venne poi contrattaccata dall’azienda Usa in tribunale. Il tribunale ora ha deciso che per l’uso della rete il big dello streaming video dovrà pagare. “Secondo il principio della libertà di contrattazione -­ dice la sentenza -­ raggiungere un accordo e definire un prezzo è materia da decidere attraverso un negoziato tra le parti. I servizi di rete che Netflix riceve, hanno un alto costo”. La sentenza coreana è importante.

Netflix, Disney+, Time Warner e Co. assedio finale alle tv pay e in chiaro. Le reti tradizionali, generaliste comprese, “monopolizzano ancora negli Usa – per Nielsen -­ il 64% degli ascolti”. Ma stanno perdendo pezzi alla velocità della luce, spiazzate dalle new­ entry dello streaming: negli Stati Uniti ci sono più sottoscrizioni dei servizi di video on demand (340 milioni) che abitanti. La loro quota di mercato oltreoceano è salita dal 20% del 2019 al 26% del 2020 e quest’anno dovrebbe balzare al 33%. Ogni cittadino a stelle e strisce -­ dice Deloitte ­- è abbonato in media a quattro operatori. In Europa i clienti di Netflix & C. supereranno quest’anno per la prima volta quelli dei network tradizionali. E anche in Italia ­ con 13 milioni di sottoscrizioni attivate ­ l’onda cresce inarrestabile. Netflix, in pole position con i suoi 207 milioni di abbonati (26 aggiunti nei primi sei mesi di pandemia) investirà quest’anno 17 miliardi per produrre serie esclusive da offrire al pubblico. Amazon, che di miliardi ne investe 11, per tagliare i tempi e arricchire il suo catalogo, ha comprato per 8,4 miliardi di dollari Mgm con la sua videoteca di 4mila film.

Microsoft apre a Google e Apple. Windows lancia un sistema operativo più aperto, moderno ed ibrido, tagliato su misura per le necessità del mondo dello smartworking e dell’entertainment a distanza. A fare scalpore però è la compatibilità ­ inedita per qualsiasi versione di Windows ­ delle applicazioni degli smartphone Android. Windows 11, permetterà infatti di installare e utilizzare per la prima volta su un sistema operativo di Microsoft le app mobili pensate sia per iOS sia mobile di Google. Un risultato ottenuto con l’utilizzo della tecnologia ‘Bridge‘ di Intel e la collaborazione dello store Android di Amazon per dispositivi mobili, che finalmente recupera il ritardo di Microsoft sui rivali Google e Apple.

Raya è la Tinder “segreta” dei vip. Si chiama Raya, è un’app di dating su invito, scaricabile sul market store di Apple. È tra le più misteriose nella galassia delle piattaforme per gli appuntamenti. Considerata come Tinder dei vip, l’ultimo arrivo è la nipote di Lady Diana, la 25enne Lady Amelia Windsor, dopo la fine di un amore con un ragazzo italiano. O meglio è il Tinder dei ricchi: per la presenza sull’app per conoscere persone e trovare un’avventura o l’amore si paga quasi 10 dollari al mese. E altri 2,99 dollari servono per ogni contatto diretto con l’utente interessato.  Secondo il New York Times, solo l’8% dei potenziali candidati viene poi davvero accolto. Business Insider qualche tempo fa ha scritto di oltre 100mila richieste per l’ingresso sull’app, una buona fetta concentrata tra Londra e New York.

Green Pass, per l’80% degli italiani vale più della privacy. Una nuova ricerca di Kaspersky analizza quanto la privacy dei dati sia importante per gli italiani dopo la pandemia e quali siano le preoccupazioni principali ad essa associate. La maggior parte degli europei sarebbe disposta a fornire i propri dati personali per non subire più le restrizioni imposte dal lockdown. La possibilità di tornare a viaggiare all’estero è il motivo che spingerebbe il 36% degli italiani a condividere i propri dati sanitari, seguito dalla possibilità di tornare nei bar o nei ristoranti (23%) e di partecipare a grandi eventi (24%).  Parallelamente, l’85% degli intervistati è preoccupato che i propri dati possano cadere nelle mani sbagliate nei prossimi due anni. La ricerca di Kaspersky si basa sulle interviste condotte su un campione di 8 mila persone di nove Paesi europei.

Cresce ‘social commerce’, Cina e Usa spingono trend mondiale. Secondo i dati di un rapporto di eMarketer circa 56 milioni di residenti negli Usa effettueranno almeno un acquisto su Facebook dando al gigante dei social media una quota del 22,3%. Altri 32 milioni di persone avranno acquistato qualcosa su Instagram – sempre di proprietà di Facebook – assegnandogli così una quota di mercato del 12,9%. Il terzo giocatore è Pinterest, con una previsione di 13,9 milioni di acquirenti, o il 5,6% del mercato. Secondo il rapporto che fotografa il trend americano, ma che presto si allargherà ad altri paesi, le vendite del social commerce aumenteranno del 35,8% a 36,62 miliardi di dollari. Leader in questo campo è la Cina: quest’anno circa 424 milioni di persone effettueranno acquisti sulle sue piattaforme come WeChat.

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