Laganà: via i partiti dal servizio pubblico è solo uno slogan, spartizione già iniziata

 

“Manca poco al voto del Senato e poi della Camera per i candidati al nuovo consiglio di amministrazione della Rai di cui sono parte per la seconda volta, grazie alla fiducia delle lavoratrici e lavoratori del Servizio Pubblico. E osservo questo nuovo inizio con amara consapevolezza: lo slogan ‘via i partiti dalla Rai’ è rimasto, ancora una volta, solo uno slogan”. Riccardo Laganà, consigliere Rai dell’attuale Cda così come del prossimo parla così con l’Adnkronos a due ore dal voto di Palazzo Madama e in vista di quello fissato per questa sera alle 21 a Montecitorio.

“Uno slogan – riprende il filo del ragionamento – cui stanno facendo seguito i soliti preoccupanti rituali di accordi volti – a quanto pare – alla spartizioni di poltrone nelle testate e nelle direzioni. Ancora una volta vince la lottizzazione, il controllo di partiti e governi sulla Rai, che dovrebbe, invece, essere un’Azienda libera, libera di correre in Italia e in Europa per contribuire a creare un mondo più equo, plurale, solidale, capace di visione nella relazione fra cittadini e istituzioni, fra uomini di diverse culture, fra esseri umani e Natura, nelle sue diverse forme, tanto più dopo la tremenda esperienza della pandemia. E invece gli accordi puntano a ben altri obiettivi”.

“Per la Rai Servizio Pubblico il tempo segue le lancette dell’orologio che ci ricordano quanto abbiamo da fare, l’urgenza di rilancio, i progetti, una riforma interna che passi per più investimenti, più creatività made-in-Rai, meno potere delle società esterne, più valorizzazione delle risorse interne. I partiti, di rinvio in rinvio, hanno sprecato questo tempo. Potevano usarlo per discutere uno dei tanti validi testi di riforma depositati. Ma nulla. Potevano usarlo per fare consultazioni pubbliche sulla scelta dell’ad e consiglieri di nomina parlamentare, così come avviene in molte parti d’Europa, per scegliere sulla base di idee e progetti e non di casacche. Ma nulla. Ancora una volta lavoratrici e lavoratori apprendono dalla stampa come sarà composto il prossimo Cda della Rai (tutti nomi di altissimo profilo stando ai rispettivi curricula) ma nessuno che spieghi loro ed ai contribuenti il criterio utilizzato per la loro selezione ed in particolare la proiezione di Rai Servizio Pubblico, dal punto di vista industriale ed editoriale, per i prossimi tre anni”.

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