Vittorio Bo e le Letterature dopo la pandemia, una jam session creativa

L’obiettivo è ambizioso: ‘Leggere il mondo’. Leggerlo attraverso i libri, gli autori, le arti e la musica, l’audiovisivo.Letterature – Festival internazionale di Roma compie 20 anni e li festeggia dal 21 al 25 luglio con un ricco carnet di ospiti nazionali e internazionali (da Jonathan Coe a Erri De Luca, da Stefano Massini a Jhumpa Lahiri, e poi Gianrico Carofiglio, Roberto Saviano, Vito Mancuso…), che parleranno, leggeranno, ragioneranno in una location inedita: lo Stadio Palatino nel Parco Archeologico della capitale. Alle loro spalle, un maxischermo 8×8 con proiezioni artistiche ma anche con le traduzioni simultanee. Mentre Marino Formento ogni volta accompagnerà con una musica particolare.
La manifestazione è curata da Biblioteche di Roma, di cui Vittorio Bo è commissario straordinario. Con lui, a pensare Letterature, Lea Iandiorio e Andre Cusumano.
In questo ultimo periodo di uscita dai lockdown i festival dedicati all’arte, alla letteratura e alla scienza si stanno molitplicando in tutto il Paese, tornano alla ribalta dopo un anno di semi blackout, con la voglia di ragionare sul presente e sul futuro che ci attende.

Vittorio Bo

Vittorio Bo, che cosa ha di peculiare l’appuntamento con Letterature?
“Quando abbiamo iniziato a pensare a questa edizione, la cosa su cui ho riflettutto è stata come la pandemia ci abbia influenzato nelle nostre abitudini quotidiane, nella nostra immaginazione, come ci abbia fatto ragionare su cose cui prima non pensavamo, per esempio la libertà a nostra disposizione. Mi sono chiesto: la letteratura, la poesia, l’arte quali chiavi di lettura possono darci in questa trasformazione, nel proiettare la nostra vita di domani? Perché il virus ha generato anche depressioni, implosioni, difficoltà a immaginare il futuro. E la letteratura nei momenti particolarmente cupi, come durante le dittature, è sempre stata una leva, portatrice di valori”.
Lei è un editore, ha fondato Il melangolo e Codice Edizioni. E proprio i libri sono il cuore del Festival.
“Partiamo dal libro, che è il nostro cuore fondativo, e mi piace ricordare che in questo periodo la lettura è cresciuta. In questa infodemia, in questo flusso indistinto di notizie anche sui social, leggere ci ha dato l’opportunità di pensare all’essenza. Ma la cosa interessante oggi è la grande relazione fra linguaggi artistici”.
Una relazione che si trova anche nel festival, dove alla letteratura si affiancano musica, arte…
“Sì, un confronto fra arti e artisti e scrittori che sarà però una cosa molto improvvisata, avverrà solamente dal vivo. E’ come nel jazz: la libertà di uscire dalla partitura per andare verso dimensioni più libere”.

Vittorio Bo

In questo rimescolamento di linguaggi, anche gli ospiti sono molto miscelati per competenze e interessi.
“Sì, e sottolineo anche la  varietà di voci straniere. Come quella di Carmen Maria Machado, uno dei nomi più importanti nella ricerca della libertà della scrittura, che interpreta poi in maniera biografica con la ricerca dell’identità, da paladina dei diritti Lgbtq+”.

Lei ha anche fondato il Festival della Scienza di Genova e dirige quello di Roma: quanto spazio può avere la scienza nella letteratura?
“E’ molto interessante il confronto sempre più consistente fra dimensione artistica e scientifica. Non a caso molti scienziati considerano la scienza attaverso la bellezza. Ma non dimentichiamo anche la bellezza della natura. Con il lockdown, abbiamo potuto sentire voci diverse, il canto degli uccelli, il colore dei fiori smagliante come mai prima: non sapevamo di avere tanta ricchezza intorno”.

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