Lotta alle fake news: WhatsApp ha bloccato 2 milioni di utenti in India. Erano account fake nati per diffondere bufale

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Attacchi a Microsoft, Biden: “È stata la Cina”. L’amministrazione Biden dichiara guerra alle offensive cibernetiche della Cina su scala globale. Washington ha accusato formalmente Pechino per la prima volta di aver assoldato gruppi criminali e hacker per violare il sistema di posta elettronica Exchange di Microsoft, popolare tra aziende, compresi fornitori militari e governi. Obiettivi: dallo spionaggio al ricatto attraverso ransomware. E per la controffensiva ai cyberattacchi cinesi Washington ha mobilitato una coalizione inedita: la denuncia, anche se con toni diversi, è stata sottoscritta dalla Nato e dall’Unione Europea, oltre che individualmente da Paesi che vanno dalla Gran Bretagna al Canada, dal Giappone ad Australia e Nuova Zelanda. “Chiediamo a tutti gli Stati, compresa la Cina, di rispettare impegni e obblighi di agire responsabilmente nel sistema internazionale, incluso il cyberspazio”, ha fatto sapere il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg.

“Oltre 300 sorvegliati da Orbán”, Von der Leyen: se vero inaccettabile. Reazioni indignate ovunque. Il caso Pegasus, l’inchiesta giornalistica condotta da 16 giornali legati alle ong Forbidden Stories e Amnesty International, che ha preso il nome dal software israeliano della società NSO usato in modo illegale da diversi governi in tutto il mondo, tra cui l’Ungheria nella Ue, per spiare migliaia di giornalisti, attivisti per i diritti umani, politici, autorità religiose, ha scatenato reazioni di condanna. Per la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, “deve essere verificato, ma se è così è completamente inaccettabile. Sarebbe contro qualsiasi regola: la libertà della stampa è uno dei valori fondamentali dell’Ue. Sarebbe assolutamente inaccettabile se fosse così”.

Privacy, le azioni Ue contro la pedopornografia. Un regolamento europeo in merito all'”uso di tecnologie per il trattamento di dati personali ai fini della lotta contro gli abusi sessuali sui minori online”. Ha già preso il nome di regolamento Chatcontrol. Si tratta di una “deroga temporanea alla direttiva 2002/58/Ce”, quella “relativa al trattamento dei dati personali e alla tutela della vita privata nel settore delle comunicazioni elettroniche”, detta ePrivacy. Con il regolamento approvato dal Parlamento europeo arriva una deroga che consente ai provider dei servizi di comunicazione di intercettare il traffico di materiale pedopornografico che avviene tramite i propri sistemi, segnalandolo alle autorità. Di particolare interesse è l’articolo 3, che mette i paletti all’ “ambito di applicazione della deroga”. Affinché sia possibile aggirare la ePrivacy il trattamento deve essere: “strettamente necessario per l’uso della tecnologia specifica al solo scopo di individuare e rimuovere materiale pedopornografico online e di segnalarlo alle autorità di contrasto e alle organizzazioni che agiscono nell’interesse pubblico contro gli abusi sessuali sui minori e di individuarne l’adescamento.

Germania, l’app per l’allerta non ha funzionato. “Un monumentale fallimento del sistema”: Così Hannah Cloke, idrologo dell’Università di Reading, ha definito parlando al sito di informazione Politico la mancanza di comunicazione che ha colto di sorpresa migliaia di tedeschi in occasione di quella che è stata ribattezzata «l’alluvione del secolo», che in Germania ha fatto già almeno 165 morti, con un bilancio purtroppo destinato a salire. A Erftstadt, sud di Colonia ai residenti che avevano installato l’app di allerta meteo del governo federale di rimanere all’interno della propria abitazione. Lo stesso non è successo nel distretto di Ahrweiler, nello stato della Renania­-Palatinato, dove almeno 117 persone sono morte. Qui l’app di avvertimento Nina non ha inviato un avvertimento simile, racconta l’agenzia di stampa Dpa. «L’infrastruttura di allerta in quanto tale non era un nostro problema, ma lo è la questione di quanto siano sensibili le autorità pubbliche e la popolazione nella loro risposta», ha affermato il presidente dell’agenzia, Armin Schuster. Secondo Schuster, che ha parlato all’emittente Deutschlandfunk, gli avvisi digitali, tramite app di avviso, non sempre raggiungono tutte le persone a rischio.

Le app insidiano la televisione. Secondo i dati rilasciati da App Annie nel rapporto State of mobile 2021 sono 218 miliardi di applicazioni scaricate (+7%), 143 miliardi i dollari di spesa negli app store (121 mld di euro, +20%) e 4,2 le ore di tempo speso per utente ogni giorno sulle app (+20%), in molti paesi più che davanti alla tv. I numeri mostrano come quello precedente sia stato un anno straordinario per il mondo delle applicazioni mobile, con più download di sempre, un salto di 2/3 anni in 12 mesi. I social crescono maggiormente, in particolare TikTok, la cui crescita è stata impetuosa, fino al +325% sulle ore spese per utente. Negli Usa il social cinese, secondo i dati di App Annie, ha superato Facebook per il tempo speso per utente al mese, passando dalle 12,8 ore del 2019 alle 21,5 del 2020 e lasciando Facebook a 17,7 ore in media per utente al mese. In Germania e Regno Unito TikTok ha superato tutte le altre app social per utenti attivi.

WhatsApp blocca 2 milioni di account nella lotta alle bufale. WhatsApp ha bloccato più di 2 milioni di utenti in India per aver infranto una regola poco conosciuta, applicata per la prima volta. Con un annuncio dell’aprile 2020, la piattaforma aveva limitato la condivisione di un identico messaggio a più persone, tramite la funzione di inoltro. Per superare questo blocco milioni di utenti in India hanno creato account fake per aumentare la viralità dei messaggi. Oltre il 95% dei divieti è dipeso “dall’uso non autorizzato di messaggi automatici o di massa”. Stando a quando ha sottolineato il client di proprietà Facebook, per individuare gli account spam è entrato in gioco l’algoritmo di Intelligenza Artificiale, in grado di analizzare il comportamento degli utenti senza leggere il contenuto delle conversazioni, sempre protette dalla crittografia end-to-end. Ogni mese, WhatsApp riconosce e blocca una media di otto milioni di account fake, in tutto il mondo, parte degli oltre 2 miliardi attualmente attivi.

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