Marinella Soldi oggi al giudizio della Vigilanza per presidenza Rai. Lega e FI giurano battaglia contro la migliore candidata immaginabile

Questa mattina, mercoledì 21 luglio, è fissata la riunione della Commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai per votare la nomina a presidente della televisione pubblica di Marinella Soldi, indicata dal presidente del consiglio Mario Draghi e già votata dal nuovo cda di viale Mazzini. 

Il voto in Vigilanza è un rito che segna la sottomissione della Rai ai partiti politici che risale ai tempi della Legge Gasparri e che è anacronistico e scandaloso tanto più nel caso della designazione di una persona  del valore di Marinella Soldi, per cui i commissari dovrebbero ringraziare Draghi per la buona scelta fatta. Invece c’è chi dice che “non è così scontato che Soldi raggiunga il quorum di due terzi per rendere efficace la nomina del presidente”, anche se  non pochi dubitano che “possa passare un atto  così ostile  nei confronti del presidente del consiglio Draghi”.

Marinella Soldi

Soldi dovrà vedersela con molti oppositori tra i commissari del centrodestra dove la  Lega cercherà di vendicarsi su di lei per la nomina di Carlos Fuortes ad amministratore delegato  “non un  tecnico super partes apparenza ma in realtà  vicino al partito democratico”, protesta Salvini.    Irritati  anche i berlusconiani che avrebbero auspicato “una maggiore condivisione nelle scelte” e non hanno gradito  la  nomina della  Soldi perché contrasta il disegno degli azzurri di portare  Simona Agnes alla presidenza, progetto non ancora del tutto abbandonato, malgrado sia in totale conflitto di interesse visto il legame di Forza Italia  con Mediaset, che continua ad essere il maggiore concorrente della Rai.  

Sulle nomine di Draghi rosicano anche i pentastellati che come primo partito per numeri in Parlamento, confidavano  “in figure più sintoniche e confidenti”, puntando a portare alla presidenza l’ex consigliera di area Beatrice Coletti,  ipotesi che ha  la consistenza dei sogni. 

Insomma si alza il  tiro contro Soldi pensando forse  di poter contrattare nomine e  posizioni di potere dentro alla Rai.  Un modo di ragionare che dimostra come a via di San Macuto non hanno capito come cambierà velocemente lo scenario in Rai dopo la scelta di Draghi di ingaggiare un  manager come Fuotes di  grandi capacità e senza sudditanze politiche.

Marinella Soldi alla presidenza è quanto di meglio ci possa essere per quel ruolo. Una manager che conosce molto bene il mondo della televisione per essere stata a capo tra l’altro di Discovery Italia e Europa, esperta nella gestione di relazioni complesse come coach e consulente di grandi gruppi internazionali, perfettamente bilingue, con grandi rapporti con il sistema delle media company, e pure impegnata nel sociale come presidente della Fondazione Vodafone.

Di fronte agli attacchi denigratori di tutti i generi che l’hanno bersagliata, Soldi ha dimostrato la forza di carattere e la determinazione necessarie per un ruolo istituzionale  com’è la presidenza della Rai. Una grande azienda pubblica, che se vuole riconquistare il titolo della piu importante espressione editoriale e culturale del Paese, ha bisogno di  qualcosa di più di un presidente come quello rifilatole dai leghisti e dalla destra con l’ultimo cda. La Rai è una cosa seria e ci vogliono persone serie per occuparsene.

Chi volesse sapere molto di più di Marinella Soldi può leggere l’intervista che le abbiamo fatto nel 2015  per sapere perché aveva rinunciato alla direzione generale della Rai, e che pubblichiamo qui di seguito.

Ecco l’intervista con Marinella Soldi, che abbiamo pubblicato su Prima Comunicazione nel numero del giugno 2015.  È  utile per conoscere  il suo lavoro e conquiste manageriali, ma anche  il suo modo di essere che le fa dire “Con il potere non mi sento molto a mio agio, ma amo dare quel che so e quel che ho per far crescere la qualità”. Una frase iconica che da sola è un perfetto programma da presidente della Rai. 

Mi piace far accadere le cose

Da quando è entrata nel mirino di Matteo Renzi come possibile amministratore delegato della nuova Rai, intorno a Marinella Soldi si è accesa molta curiosità. La presidente e managing director di Discovery Sud Europa e amministratore delegato di Discovery Italia – oggi terzo gruppo televisivo del nostro Paese – ha raggiunto tali risultati da essere ormai una protagonista di primo piano del mondo televisivo. Come testimonia il grande capo del gruppo, David Zaslav, che se la tiene stretta.

Quando nel 2009 approdò a Discovery, Prima la intercettò: allora era sconosciuta ai più, ignorata dal ‘who’s who’ che gira tra le mani di chi sa – o finge di sapere – chi conta davvero in questo Paese. Da quel momento Q non l’abbiamo persa di vista perché ci sembrò una manager consapevole e determinata. Questa signora di un’autentica bellezza, essenziale, priva di birignao, occhi del colore delle castagne, i capelli che scendono sulle spalle con la leggerezza spigliata di una eterna ragazza, ci ha raccontato qualcosa della sua vita privata, molto del suo amore per il lavoro e ancora di più della sua avventura in questo mondo di pazzi eppure ancora capace di sorprenderci.

Prima – A sentirla parlare in inglese si direbbe che sia la sua madrelingua.

Marinella Soldi – È un po’ così. Pur italiana di nascita sono cresciuta a Londra e mi sono formata condividendo due culture. In effetti mi trovo più a mio agio con l’inglese che con l’italiano e mi mancano storie e riferimenti di un grande pezzo di storia della televisione italiana. Quando si parla di nomi, di personaggi del piccolo schermo e a voi molto noti, spesso io ho il vuoto, perché non ero in questo Paese. Il che, a volte, mi fa sentire un’aliena.

Prima – Cosa ci faceva a Londra?

M. Soldi – Vivevo con la mia famiglia che si era trasferita lì e ho studiato alla London School of Economics sui temi dello sviluppo nei Paesi emergenti. Finita l’università ho avuto un abboccamento per un posto in McKinsey, ma prima ho trascorso sei mesi come volontaria in Sudafrica. Nelson Mandela era in prigione e io, come succede quando hai diciotto anni, ero decisa a salvare il mondo. Dopo, con la mia migliore amica e il sacco a pelo, abbiamo girovagato per l’Asia.

Prima – Finché è tornata e ha attaccato la spina in McKinsey come analista, facendo base in Italia.

M. Soldi – È stato un bagno di realtà. McKinsey è una scuola straordinaria e in Italia permette di crearti un incredibile network di relazioni. È anche una scuola tosta specialmente quando inizi come analista, sempre in viaggio per seguire i progetti dei clienti.

Prima – Poi è passata in Francia.

M. Soldi – Avevo ventott’anni e l’azienda mi aveva offerto un master all’Insead Fontainebleau, luogo di vero prestigio.

Prima – E così è tornata tra i banchi. Che effetto le ha fatto?

M. Soldi – Dopo aver lavorato apprezzi molto tornare sui libri. E le anticipo che non è stata nemmeno l’ultima volta che mi è successo. Per di più, grazie a un progetto di gruppo, ho conosciuto due donne che per me hanno contato e continuano a contare molto: Helena Alexander che era a capo dell’Economist, e Marjorie Scardino, capo del Financial Times Group. Sono loro ad avermi insegnato che anche nei luoghi di potere dovevo quanto più possibile restare fedele a me stessa e fare bene e con ostinazione il mio lavoro.

Prima – Tre anni in McKinsey passati tra Londra e Milano e poi il passaggio a Mtv Networks Europe.

M. Soldi – Avevo saputo che cercavano una persona per il ruolo di business development in Europa. Mi candidai e venni assunta. Era un salto nel vuoto ma significava anche tornare a Londra che era casa mia.

Prima – Il che corrisponde al suo debutto nel mondo della televisione.

M. Soldi – All’epoca Mtv era un unico canale diffuso in tutta Europa, all’inizio del processo di digitalizzazione dei satelliti. A Londra, nel quartiere di Camden, avevano una sede popolata da gente fantastica, giovane e davvero piena di creatività. Furono anni d’oro con star e feste. Il lavoro era però impegnativo e io viaggiavo come una trottola: Russia, Turchia, Olanda.

Prima – Fu allora, nella seconda metà degli anni Novanta, che fu nominata direttore generale di Mtv Italia con il compito di espandere Mtv nel nostro Paese. Un bel successo, dovuto anche al contributo di Antonio Campo Dall’Orto.

M. Soldi – Chiusa la mia missione italiana volevo, anche per motivi personali, tornare a tutti i costi a Londra. Del resto ho sempre cercato di seguire il mio istinto, almeno quando era possibile farlo. A Londra è nato il mio primo figlio e Mtv, dove erano tutti giovani uomini, ha dovuto creare una maternity policy proprio per me. Non ero una bambina, avevo trent’anni, e mi sembrava fosse arrivato il momento di pensare alla famiglia. Il che lasciò stupefatti capi e colleghi.

Prima – Una scelta che, in fondo, solo le donne possono capire davvero.

M. Soldi – In effetti dopo la prima maternità sono entrata in crisi e quel lavoro così sacrificale cominciava a non piacermi più. Mio marito aveva in progetto di tornare in Italia e io decisi di prendermi una pausa per cercare di capire cosa fare della mia vita. Nel frattempo è arrivato il mio secondo figlio. Se devo essere sincera ero piuttosto disorientata, incerta sul da farsi, quando una mia amica mi parlò con entusiasmo di un corso on line sulla leadership e la consapevolezza di sé promosso da un’università accreditata.

Prima – Di nuovo a scuola.

M. Soldi – Di nuovo a scuola. Era il 2000 e da quella esperienza è nata l’idea di cambiar lavoro e diventare un’executive coach. Con la mia società, la Soldi Coaching, ero accreditata presso l’Icf, il chapter italiano dell’International Coach Federation, che è poi la più grande associazione di coach professionisti del mondo. Lavoravo sia con singoli manager sia con gruppi. Il mio impegno era piuttosto flessibile e mi permetteva di seguire la crescita dei figli e insieme mettere a fattor comune le esperienze che avevo fin lì maturato.

Prima – Quanto è durato?

M. Soldi – Sette anni, e le assicuro che è stata una delle esperienze più belle della mia vita. Uno dei miei clienti era Arthur Bastings, general manager di Discovery Emea, che avevo conosciuto in Mtv. Con lui e il suo gruppo avevo lavorato in Discovery e lui mi utilizzava tanto come facilitatore di business e come coach. Un giorno mi disse: “Ho bisogno di qualcuno che sviluppi il lavoro in Sud Europa”.

Prima – Il che significava rimettere in discussione tutto il suo ordine e i suoi obiettivi.

M. Soldi – Era un buon momento per la mia vita personale. Il business della Soldi Coaching andava molto bene e progettavo partnership per crescere, ma…

Prima – Ma?

M. Soldi – Ma stavo scivolando nel lavoro di consulenza, attività che francamente non mi appassionava. L’offerta di Discovery mi ha fatto capire che potevo tornare in azienda, in un contesto che conoscevo. E così mi sono buttata. Ho chiuso la Soldi Coaching e sono passata a Discovery.

Prima – Siamo arrivati dunque al fatidico 2009. Discovery era allora un business ancora modesto, con la necessità di decisioni non facili da prendere, come la chiusura dell’ufficio di Parigi, il ridimensionamento di quello madrileno e lo spostamento del centro operativo a Milano.

M. Soldi – Dice bene, non sono stati momenti facili, però abbiamo lavorato come dei dannati. Il team, e non esagero, era eccellente e i risultati raggiunti ne sono la prova provata. Mi viene da dire che forse ero arrivata in Discovery per completare un karma, che poi era la partita italiana che avevo abbandonato a Mtv. Almeno una qualità me la riconosco: so riconoscere il talento altrui e far lavorare persone anche più in gamba di me.

Prima – È così che ha creato in Discovery un ecosistema basato sulle capacità e il merito, pur in una situazione di crisi generale. Il business di Discovery era legato alla televisione a pagamento in quattro Paesi – Italia, Spagna, Francia e Portogallo – dove quel modello pativa non poco.

M. Soldi – I nostri strumenti di negoziazione con i distributori diventavano sempre più deboli. Sì, è vero, la situazione era in sofferenza. A cavallo tra il 2009 e il 2010 abbiamo deciso di passare a un business ibrido con alcuni canali sulla piattaforma pay e altri gratuiti sul digitale terrestre.

Prima – Quel che si dice una bella pensata.

M. Soldi – La verità è che ho trovato un gruppo che aveva già elaborato idee interessanti. Il punto era come realizzarle, come riuscire a far sì che i nostri Paesi sudeuropei – 35esimi nella scala delle attività del sistema Discovery – riuscissero a catturare l’attenzione necessaria dai vertici del gruppo per far capire che c’era un’opportunità da sfruttare che si chiama digitale terrestre, che ha rischi limitati e grandi potenzialità. Sapevamo che il 75% della popolazione italiana non aveva mai visto i nostri contenuti che andavano in onda sulla pay. I grandi capi ci hanno ascoltato e siamo riusciti a ottenere il finanziamento necessario, per altro non stratosferico, per avviare il lancio di Real Time in chiaro, che si è rivelato un così grande successo da validare subito la nostra iniziativa.

Prima – Nel 2012 avete riportato all’interno la vendita della pubblicità.

M. Soldi – È stato un passo importante perché si tratta di un’attività centrale dove guadagni in termini di competenze e vicinanza al prodotto, ma carichi l’azienda di costi di personale. Fu però una scelta strategicamente ed economicamente inevitabile per creare un’osmosi, una contaminazione tra la parte editoriale e quella commerciale.

Prima – Siete stati anche molto veloci nel prenderla.

M. Soldi – La rapidità è un elemento che distingue il nostro gruppo e questo grazie a un sistema di larghe deleghe. Magari ci mettiamo giorni e giorni per valutare una scelta, ma una volta deciso siamo svelti nella realizzazione.

Prima – Qual è il vostro metodo, sempre che ne abbiate uno standard?

M. Soldi – Utilizziamo molto ricerche e dati. Studiamo, ragioniamo, discutiamo. È del resto un’abitudine che sta nel nostro dna. Venendo dal mondo pay, popolato da 400 canali, la tua forza sta nell’identificare in modo molto specifico il target per sesso, età, gusti e disgusti. Significa assumere una disciplina, una visione del mondo che ti fa essere diverso da chi è abituato a lavorare su canali larghi e generalisti.

Prima – A metà giugno avete lanciato Dplay, la nuova piattaforma di streaming di Discovery Italia, dove è possibile vedere tutti i principali programmi di Real Time, Dmax, Focus e Giallo. A chi e a cosa puntate?

M. Soldi – Puntiamo alla fascia di pubblico giovane e giovanissimo. Comunque a coloro che vogliono contenuti video, qualità e mobilità.

Prima – Che rapporto ha con il potere, signora Soldi?

M. Soldi – Mi piace far accadere le cose. Con il potere non mi sento molto a mio agio, ma amo dare quel che so e quel che ho per far crescere la qualità. (A. R.)

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