Pinterest, Instagram e Tik Tok prendono misure contro cyberbullismo e molestie online

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I podcast per avvicinare giovani e cultura. “Dallo scorso anno sono aumentate in modo esponenziale le attività dei clienti sul digitale: abbiamo registrato un milione di contatti al giorno in più rispetto ai 13 milioni che già avevamo. La pandemia ha forzato le leve relazionali legate al digitale aprendo nuovi canali”, dichiara Fabrizio Paschina, Executive Director Comunicazione e Immagine di Intesa Sanpaolo. L’online si è imposto per gli eventi artistico­culturali (64%), per le conferenze (61%), per le opere teatrali (59%), per le presentazioni di libri (57%) o ancora per la visita di mostre (62%). È quanto emerge dalla nuova edizione della ricerca di Ipsos dedicata ai consumi culturali degli italiani ai tempi del covid­19. I dati sottolineano la risposta straordinaria delle persone rispetto ai podcast: il 75% condivide questi contenuti con familiari, amici e colleghi e addirittura il 70% cerca altre fonti per approfondire.

Pinterest, Instagram e Tik Tok scatta l’ora del “socially correct”. Le molestie online toccano tutti: stelle dello sport, della musica, dello spettacolo, utenti comuni. Soprattutto, non conosce freni il body shaming, il sottoinsieme più esteso della famiglia degli abusi in rete: derisione e offese per l’aspetto fisico, innescano disturbi come l’anoressia, seconda causa di morte tra i 12­-18 anni, dopo gli incidenti stradali. Il trend in ascesa ha obbligato le piattaforme social a prendere delle contromisure: Pinterest ha proibito ogni forma di pubblicità di prodotti riguardanti la perdita di peso, l’abbassamento dell’indice di massa corporea, il dimagrimento. TikTok, invece, garantisce una sorta di prima assistenza a chi è vittima di abusi, fornendo il contatto telefonico di associazioni che si occupano del tema e ha vietato le inserzioni di app per il digiuno e di integratori dimagranti, incrementando le limitazioni alle piattaforme che promuovono un’immagine del corpo non sana.

Cosa lega followers e influencer? Nasce una carta con uno stile e un design creato personalmente da ogni influencer con la direzione artistica del famoso designer di moda Nicolò Beretta. Le star del web sono così influenti da generare nel follower l’esigenza di un conto corrente dedicato ai prodotti che sponsorizzano e alle iniziative sul loro profilo? I promotori giurano di sì.  Attualmente la prevendita si è conclusa e, dal 1 luglio, è possibile far parte della community che permette di accedere a tutti i vantaggi per chi acquista la carta: eventi e attività esclusive con i volti famosi che fanno parte della One Shot Agency, la possibilità di accedere all’esclusivo store dove acquistare appunto, anche in prevendita, prodotti dei marchi pubblicizzati dagli influencer ad un prezzo scontato e a tiratura limitata o di prenotare eventi riservati e pass.

Brand sempre più impegnati, ma l’attivismo aumenta i rischi. Ben & Jerry’s, colosso statunitense della gelateria, ha annunciato che non venderà più i suoi prodotti nei territori della Cisgiordania occupati da Israele per coerenza rispetto ai propri valori. “Crediamo che la promozione di cause sociali sia cruciale e tutto ciò non riguarda solo il cambiamento narrativo, ma una visione nel tempo”, ha affermato Ed Shepherd, Senior Sustainability Manager di Unilever. “Le aziende sono sempre meno accettate come politicamente neutrali e la corporate political responsibility è una risposta ad un’eccessiva richiesta allo stato democratico” afferma Johannes Bohnen, autore di “Corporate Political Responsibility”. “Tutti sostengono che i brand devono prendere posizione, esprimere il loro purpose in modo forte e coerente, rappresentare le istanze valoriali del loro target, farsi rappresentanti di temi alti anche al punto di sostituirsi alle istituzioni. Ma occorre anche chiedersi se questa commistione tra business e politica sia davvero sempre auspicabile”, afferma Giuseppe Stigliano, Ceo di Wunderman Thompson Italia.

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