Agcom, Lasorella in Parlamento: Nostra sfida è governare la transizione digitale,  preoccupa l’indebolimento dell’industria dei media

”Quella di contribuire a governare questa fase complessa, caratterizzata da una tumultuosa transizione verso il mondo digitale, a maggior ragione in relazione all’attuazione del PNRR, costituisce una delle sfide più importanti che attendono Agcom in questa consiliatura. È Agcom in piena sintonia con le altre istituzioni della Repubblica, tra le quali in primo luogo il Parlamento oltre che, naturalmente, nel loro ambito il Governo e le altre autorità”.

Lo ha detto, come riporta Ansa, il presidente Giacomo Lasorella nella relazione annuale al Parlamento.

”Il Consiglio ed io siamo consci della nostra missione: accompagnare il Paese verso la transizione digitale. Uno slogan che si concretizza nella possibilità di garantire al cittadino comunicazioni veloci, reti efficienti, pacchi consegnati in tempi giusti, una informazione e un intrattenimento offerti a prezzi equi e nel rispetto del pluralismo e dei valori della Costituzione, oltre ad una rete internet che costituisca un luogo di scambi e di relazioni improntato alla libertà e al rispetto dei diritti”, ha concluso il presidente.

La sfida parte da calcio in streaming – “Siamo in una fase complessa, caratterizzata da una tumultuosa transizione verso il mondo digitale che costituisce una delle sfide più importanti che attendono Agcom in questa consiliatura. Agcom  – spiega Lasorella – si sta attrezzando per governare questa svolta digitale per gli atti di vigilanza di sua competenza” e “un primo grande banco di prova sarà sulla fruizione delle partite del campionato di calcio di serie A”.

Il presidente racconta: “Abbiamo detto agli operatori, non solo a Dazn e Tim ma a tutti, che devono definire le modalità tecnico-operative prima dell’avvio della prossima stagione calcistica. C’è un preciso set di scadenze”. C’è preoccupazione su questo fronte? “Siamo vigili, ma ottimisti”, risponde Lasorella. E sulla separazione volontaria della rete d’accesso di Tim con la creazione della società Fibercop, il presidente spiega che “la consultazione pubblica è stata conclusa in entrambi i casi. Ora serviranno i provvedimenti”.

Agcom, rete internet protagonista del 2020 – La rete internet “è stata la grande protagonista dell’anno appena trascorso: un anno di pandemia in cui l’uso della rete si è ampliato e intensificato”. Il presidente di Agcom Giacomo Lasorella fa il punto sulle infrastrutture ma anche sulla diffusione dei servizi che piano piano crescono. “Attualmente la copertura del territorio nazionale, considerando l’infrastruttura qualitativamente capace di garantire prestazioni in termini di velocità di connessioni migliori, ovverosia la fibra ottica, risulta pari al 33,7% delle famiglie italiane, in crescita rispetto al 30% del 2019. Guardando all’attuale situazione della diffusione dei servizi a banda larga sul territorio italiano, a fine 2020 gli accessi broadband e ultrabroadband, residenziali e affari, hanno superato 18,1 milioni di unità, pari ad un rapporto di 30,4 linee ogni 100 abitanti. Tale indicatore è pari a 20,4 linee per 100 abitanti per le connessioni con capacità maggiori di 30 Mbit/s (16% nel 2019) e scende a 15,6 linee (11,7% lo scorso anno) con riguardo a quelle con velocità superiore a 100 Mbit/s”.

Giacomo Lasorella presidente Agcom (© Massimo Sestini)

Il digital divide c’è ancora ma Agcom vede un rapido cambiamento in corso. “Sussistono ancora differenze molto significative tra i diversi territori del Paese e, in particolare, tra Centro Nord e Sud e, come si usava dire, tra città e campagna. Pur tuttavia, gli ingenti investimenti pubblici e privati attualmente in campo ed un contesto di concorrenza crescente nei mercati dei servizi di accesso alla rete fissa lasciano intravedere una situazione infrastrutturale in forte evoluzione”.(+2,8%).

“È un comparto in grandissima evoluzione tecnologica, con un fortissimo impatto sul cittadino e con effetti rilevanti sul quadro economico e sociale” sottolinea Lasorella, resiliente ma anche lui ha sofferto per la crisi pandemica. “Ha mostrato una flessione, in termini di risorse complessive, del 4,8%. La contrazione è più marcata nella rete mobile (-5,9%), mentre la rete fissa mostra riduzioni più contenute (-3,8%)”.

Mercato tlc altamente concentrato, in 3 fanno il 90% – Le tlc in Italia sono ancora, soprattutto nel mobile, un mercato “altamente concentrato in cui tre operatori (TIM, Vodafone e Wind Tre), con quote tra loro relativamente simili rappresentano poco meno del 90% del mercato” anche se i tre big nel 2020  hanno dovuto fare spazio a Iliad. “Va tuttavia osservato come nel 2020 TIM e Vodafone abbiano perso nel complesso 3,8 punti percentuali a favore di Iliad e degli operatori di reti mobili virtuali, che ne hanno guadagnati 3,5 (4,6 se si considera il solo segmento residenziale)”. Lo sottolinea il presidente di Agcom Lasorella nella sua prima relazione alla Camera sull’attività dell’Authority.

Nella rete fissa invece la concorrenza si fa a Milano dove l’Autorità ha revocato gli obblighi regolamentari imposti nell’ambito della precedente analisi di mercato e che permangono nel resto d’Italia. Qualcosa però si muove: “in virtù del maggior livello di concorrenza riscontrata, l’Autorità ha introdotto una differenziazione dell’obbligo di controllo di prezzo in 24 comuni cosiddetti contendibili, prevedendo, per il primo anno di validità del provvedimento, la rimozione dell’obbligo di fissare prezzi orientati ai costi”.

Preoccupa indebolimento industria media – ”In Italia l’effetto più evidente (e più preoccupante) è quello dell’indebolimento dell’industria italiana dei media, il cui valore economico è in calo da oltre un decennio. Ciò conferma non solo la fragilità della nostra industria culturale, ma segnala probabilmente anche un vuoto di politica industriale da colmare in un settore che gode di grande prestigio nel mondo quanto a sapienza tecnica e qualità dei contenuti”. Lo ha detto il presidente Agcom Giacomo Lasorella nella relazione annuale al Parlamento.

”Il Sistema Integrato delle Comunicazioni (SIC) per l’anno 2019 ha evidenziato un valore pari a 18,1 miliardi di euro, l’1,01% del PIL, con una riduzione dell’1,4% rispetto al 2018, in controtendenza rispetto al trend di crescita che ha interessato, nel medesimo periodo, l’economia nazionale”, ha aggiunto Lasorella. ”Tra le diverse aree economiche che compongono il SIC, quella dei servizi di media audiovisivi e radio conferma il primato, con un peso del 48%.

Sebbene in diminuzione, il comparto editoriale, costituito da quotidiani, periodici e agenzie di stampa, mantiene la seconda posizione. Prosegue il trend di crescita dell’area dell’editoria elettronica e pubblicità online, che nel 2019 si avvicina al 20% del totale (+2% rispetto all’anno precedente). Seguono, con quote sensibilmente inferiori, il c.d. below the line (ossia, le iniziative di comunicazione e le sponsorizzazioni), il settore cinematografico e la pubblicità esterna. Anche nel 2019 nessuno tra i principali soggetti ha realizzato ricavi superiori al tetto del 20%.”

In questo scenario ”La televisione si conferma il mezzo principale per l’acquisizione di informazioni, anche se è sempre più evidente lo spostamento, sempre più rapido, verso le piattaforme online. I dati indicano, inoltre, una progressiva diminuzione nell’uso dei quotidiani e della radio per informarsi. Nonostante la crescita delle audience e del consumo di informazione, rilevato almeno per televisione e Internet, i risultati economici sono fortemente negativi per tutti i mezzi di comunicazione e le analisi mostrano una flessione degli introiti pubblicitari causata sia dalla minore disponibilità di spesa degli inserzionisti sia dall’abbassamento dei prezzi di vendita degli spazi pubblicitari, ad eccezione di quelli dell’online”.

Crisi strutturale stampa sempre più marcata – ‘La crisi strutturale della stampa tradizionale si sta rilevando sempre più marcata e mostra di non aver beneficiato particolarmente della accresciuta domanda di informazione dovuta alla crisi pandemica. Nel secondo trimestre 2020, solo il 17,6% degli italiani ha scelto in media di informarsi sui quotidiani, secondo un trend in discesa che è comune a tutta l’Unione europea”. Lo dice Giacomo Lasorella presidente Agcom nella relazione annuale al parlamento.

”Nell’editoria quotidiana, l’Autorità ha censito 105 testate, per un valore complessivo di 1.103.826.466 copie (-13,4% rispetto al 2019). Anche nel 2020, nessun editore ha superato la soglia di legge stabilita al 20% della tiratura globale”, per questo secondo il presidente Agcom è fondamentale vigilare sul pluralismo.

”In questo scenario l’Autorità è stata particolarmente attenta a vigilare sul pluralismo nei suoi singoli aspetti. Partendo da quello che è definito pluralismo esterno, monitorando i principali indicatori di concorrenza si è registrata una sostanziale stabilità negli anni della concentrazione e delle quote di mercato degli operatori leader nei diversi ambiti”.

 

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