Samantha Cristoforetti torna nello spazio da comandante. “La fiducia nei vaccini si recupera con una comunicazione trasparente”

Tra circa nove mesi, nella primavera del 2022, tornerà nella Stazione Spaziale Internazionale per la missione assegnatale dall’Agenzia Spaziale Europea.

Samantha Cristoforetti

In  una lunga intervista di Sette del Corriere della Sera, Samantha Cristoforetti racconta molto della sua vita e della sua eccezionale  esperienza da astronauta  toccando anche il tema del Covid e della comunicazione di cui riportiamo qui di seguito alcuni stralci:

La pandemia ci sta costringendo anche misurarci con i timori e lo scetticismo nei confronti dei vaccini.
«Non credo sia un problema di alfabetizzazione scientifica. Io, e così la mia famiglia, per esempio mi sono vaccinata alla prima occasione utile non perché ho letto i paper o acquisito informazioni che tuttora non ho. Ci sono istituzioni deputate e io scelgo di fidarmi di queste istituzioni. Quindi la domanda da farsi è: perché ci sono persone che scelgono di fidarsi del ciarlatano di turno su Facebook e non delle istituzioni? Come si può recuperare questa fiducia?».

Gliela giro volentieri: come si fa?
«Con una comunicazione trasparente e onesta. E distinguendo quello che è scienza da quello che è ricerca: la scienza è un patrimonio di conoscenze grossomodo acquisite che non è più ragionevole mettere in discussione, mentre la ricerca è una parte della scienza ancora oggetto di discussione, di dibattito, con delle bande di incertezza, che vanno comunicate con onestà. Anche la divulgazione scientifica da parte di voi giornalisti è fondamentale: l’ipersemplificazione porta a messaggi contrastanti, per cui poi le persone non si fidano. Forse bisogna avere un po’ più di fiducia nel fatto che siano in grado di gestire un messaggio più articolato».

La ginnasta Simone Biles si è ritirata dalla maggior parte delle gare alle Olimpiadi di Tokyo sottolineando l’importanza di concentrarsi sulla sua «salute mentale». Il tennista Novak Djokovic ha commentato che «la pressione è un privilegio» e senza non esisterebbe lo sport agonistico. Lei lavora in un ambiente molto competitivo e conosce il calore e il bruciore dei riflettori, a chi si sente più vicina?
«Sono vere entrambe le cose: la pressione fa parte della competizione, certo, ma penso che ci voglia molto coraggio a non fare tutto quello che gli altri si aspettano da te. Non penso che si possa accusare un’atleta del livello di Biles di non saper gestire la pressione o un ambiente competitivo: a Tokyo lei ha dimostrato di essere una gigante non solo dello sport ma anche della consapevolezza di sé e dell’autonomia di giudizio. Perché è di sicurezza che stiamo parlando, di cosa era più sicuro e giusto fare, o non fare in questo caso. Ciò non toglie che abbia ragione anche Djokovic. Io non sono un’atleta e posso solo immaginare la pressione a cui sono sottoposti, Biles suscita in me molta ammirazione».

In realtà anche lei è molto esposta, come gestisce la pressione?
«Fino adesso nella mia vita ho sempre avuto la certezza di fare le mie scelte seguendo la mia volontà, non le aspettative altrui. Uno dei grandi auguri che faccio a me stessa è di continuare così. Non lo do per scontato, perché non è facile. Per questo dico che ho una grande ammirazione per Biles”. (…)

 

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