Afghanistan. Appello dei giornalisti a Mattarella, Draghi e Di Maio: salvare i reporter afghani

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“Siamo giornalisti italiani. La maggior parte di noi ha seguito guerre e repressioni in tutto il mondo. Ci sentiamo ora in obbligo di rispondere all’appello disperato dei. Centocinquanta reporter afghani chiedono protezione e aiuto perché sono sicuri obiettivi dei talebani. Sono tanti i colleghi assassinati in Afghanistan, anche francesi e tedeschi, 15 afghani solo nell’ultimo anno e mezzo e tante giornaliste come Malalai Maiwand a Jalalabad”. E’ quanto si legge nell’appello rivolto da giornalisti italiani  al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al premier Mario Draghi e al ministro degli Esteri Luigi Di Maio.

“Scrive il collega Ahmad Navid Kawosh: ‘I Paesi del mondo devono ascoltare la nostra voce e salvare le nostre vite e quelle delle nostre famiglie. I giornalisti afghani hanno lavorato instancabilmente negli ultimi due decenni per la libertà di parola nel Paese’. Facciamo nostre le parole del Capo dello Stato Mattarella, che richiama l’Europa a una solidarietà che accoglie”.

“Noi non possiamo rimanere a guardare senza tendere la mano. Abbiamo apprezzato lo sforzo umanitario del nostro Governo che ha messo in salvo, con immenso sacrificio, migliaia di cittadini afghani. Ora però -conclude l’appello- chiediamo un piano urgente di salvezza per i nostri colleghi che con le loro famiglie sono braccati dai talebani. Bisogna fare prestissimo, e tutti noi siamo pronti a collaborare”. L’appello, in corso di sottoscrizione, ha già raccolto le firme di oltre cento giornalisti.

L’APPELLO DELLE CPO CNOG, FNSI, USIGRAI E DELL’ASSOCIAZIONE GIULIA

I componenti della Commissione Pari Opportunità del Consiglio Nazionale dei Giornalisti, insieme con la Cpo Fnsi, la Cpo Usigrai e GiULiA giornaliste, sono molto preoccupati, a seguito di testimonianze dirette ed indirette raccolte in questi giorni, per la sorte delle colleghe afghane. La libera informazione messa oggi al bando dalla conquista talebana, le difficoltà e i pericoli per i giornalisti che hanno manifestato in questi anni il loro libero pensiero, le intimidazioni e le minacce, vedono le donne professioniste dell’informazione come prime vittime, costrette alla fuga, a rischio – come denuncia l’International Federation of Journalists – della propria vita.

Come già chiesto alla comunità internazionale anche in un appello delle giornaliste spagnole, serve una speciale attenzione “alle donne in una situazione particolare di pericolo, sia per aver svolto mansioni professionali vietate dai talebani, sia per aver frequentato scuole e università, sia per aver condotto la propria vita al di fuori della moralità fanatica o per qualsiasi altro motivo”.

Servono nell’immediato corridoi umanitari, serve un’azione politica perché il potere talebano mantenga aperte le frontiere e i Paesi vicini siano pronti alla prima accoglienza, serve soprattutto che – passata l’emozione dei primi momenti – resti alta l’attenzione internazionale: per questo è necessario riuscire a garantire il flusso di informazione dall’Afghanistan, tutelando le professioniste e i professionisti di questo Paese e garantendo l’accesso ai media internazionali.

Non ci illudiamo purtroppo di fronte alle prime mosse propagandistiche, che concedono a giornaliste la conduzione televisiva. Chiediamo a tutti i nostri organismi di aderire all’appello dell’IFJ per la solidarietà internazionale nei confronti della libera stampa afghana, e rivolgiamo la stessa richiesta a tutte le giornaliste e i giornalisti italiani che hanno incarichi e ruoli pubblici, in Parlamento e nel Governo italiano, così come al Presidente del Parlamento europeo David Sassoli e al Commissario europeo Paolo Gentiloni.

Come giornaliste e giornalisti italiane ci sentiamo impegnati perché resti alta l’attenzione internazionale sui diritti delle donne afghane e sulla libera informazione.