Facebook l’offerta con meno contenuti politici piace agli utenti

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Lo scorso febbraio Facebook ha annunciato l ‘esperimento con cui avrebbe ridotto la quantità di contenuti politici mostrati a un sottoinsieme di utenti in alcuni paesi, inclusi gli Stati Uniti, per poi chiedere loro cosa ne pensavano dell’esperienza. Il progetto era legato all’idea di “preservare la capacità delle persone di trovare e interagire con contenuti politici su Facebook”, ha chiarito la Product Management Director Aastha Gupta.

Aastha Gupta (foto profilo Linkedin)

Martedì 31 agosto Fb ha comunicato che i risultati della ricerca indicano che gli utenti hanno apprezzato la minore presenza di contenuti politici nei loro feed. Facebook intende ripetere l’esperimento in altri paesi (Costa Rica, Svezia, Spagna e Irlanda). Il sito di Wired USA che ha pubblicato la notizia commenta: “Depoliticizzare i feed degli utenti del social network costituisce il naturale riflesso per un’azienda che è perennemente nei guai per il suo presunto impatto sulla politica”. La mossa era stata annunciata appena un mese dopo che i sostenitori di Donald Trump avevano preso d’assalto il Campidoglio degli Stati Uniti a cui erano seguite dure polemiche contro Facebook accusata di aver dato spazio alle incitazioni dell’ex presidente ai suoi seguaci.
Il cambiamento potrebbe avere importanti conseguenze per i gruppi politici e le organizzazioni dei media abituati a fare affidamento su Facebook per la distribuzione di informazioni, commenti, notizie. “Come per qualsiasi annuncio politico di Facebook, la vera domanda è come queste decisioni verranno portate avanti”, scrive Wired USA che si chiede “cosa conta come “politico” per Facebook?”. Tuttavia la novità che più colpisce non ha a che fare con la politica, sottolinea Wired. La premessa di base di ogni feed di un social network governato da intelligenza artificiale, come quello di Facebook, è che gli utenti non hanno bisogno di dire esplicitamente ciò che vogliono vedere. L’algoritmo lo impara da solo, attraverso like, commenti, condivisioni, e altre interazioni sulla piattaforma. In poche parole: il livello di engagement di un contenuto rappresenta il criterio fondamentale per la sua notorietà online.
Nel fornire i risultati dell’esperimento, Facebook ha accennato a questa tematica piuttosto vagamente, ma è possibile leggere tra le righe. “Abbiamo anche appreso che alcuni segnali di coinvolgimento possono indicare meglio quali post le persone trovano più preziosi di altri”, scrive Aastha Gupta. “Sulla base di questo feedback, stiamo gradualmente espandendo alcuni test per porre meno enfasi su segnali come la probabilità che qualcuno commenti o condivida contenuti politici”. Traduzione: ciò con cui le persone interagiscono non è sempre sinonimo di ciò che le persone apprezzano.
Gupta ha anche sottolineato: “Abbiamo appreso che questi cambiamenti avranno un ampio impatto sia sui contenuti degli utenti che sul traffico degli editori. Stiamo pianificando un’implementazione graduale e metodica per questi test e prevediamo di annunciare ulteriori espansioni nei prossimi mesi”.