I dati personali come strumento di pagamento: Governo e Parlamento studiano la direttiva Ue

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Yik Yak riparte senza i cyberbulli. L’app preferita nei campus universitari americani, Yik Yak, è tornata disponibile su iOS (negli Stati Uniti): messaggi anonimi da condividere con gli iscritti localizzati nell’arco di poco più di cinque chilometri. I post degli utenti possono essere votati, in positivo o negativo. L’anonimato, all’inizio la chiave vincente, è anche il limite di Yik Yak: anche se le molestie online a carico di un utente restano anonime, la sua localizzazione rende la vittima estremamente identificabile. Un nodo, questo, non risolto neppure nell’operazione restyling, anche se per la ripartenza Yik Yak si è dotata dei suoi “guardiani della comunità”, che includono il divieto di condivisione di informazioni personali e di ogni tipo di dettaglio che possa rimandare a bullismo, molestie, stalking. Inoltre, i post che ricevono un punteggio totale di ­5 verranno nascosti, per garantire che non vengano ulteriormente visualizzati contenuti negativi o dannosi.

Usare i propri dati personali per pagare i servizi digitali. Questo è quanto si desume dalla direttiva europea 2019/770, per la cui attuazione il governo, in data 29 luglio 2021, ha approvato, in via preliminare, uno schema di decreto legislativo, ora all’esame del parlamento. La direttiva e il decreto legislativo italiano di recepimento, che entrerà in vigore dal 1° gennaio 2022, hanno l’obiettivo di estendere la rete di protezione per il consumatore di contenuti e programmi digitali, ma, nel contempo, descrivono schemi contrattuali in cui si inserisce il dato personale come strumento di pagamento. In questa sede ci si limita a un’illustrazione delle linee evolutive di una legislazione che ammette una configurazione del dato personale quale elemento di una transazione commerciale.

Cyber crime, imprese nel mirino. L’84% delle aziende ha subito nell’ultimo anno un attacco di phishing, ossia il fraudolento impossessamento di credenziali e codici, o ransomware, cioè la richiesta di riscatto per sbloccare un sistema informatico. Un’azienda su due non riesce a contrastare efficacemente tali minacce. È lo scenario poco confortante delineato dal nuovo studio “How to Reduce the Risk of Phishing and Ransomware” che Trend Micro ha commissionato ad Osterman Research e che ha coinvolto un campione di 130 professionisti della sicurezza informatica in Nord America.

Post su altri, si viola la privacy. Un post sul profilo social in rete con dati altrui senza consenso è violazione della privacy, con conseguente sanzione pecuniaria: così ha deciso il garante della privacy della Romania. Il responsabile ha diffuso dati personali di altre persone sul suo account social, caricando un’immagine del listino paga della vittima. Il Garante ha avviato su questi fatti una apposita istruttoria e ha concluso che il responsabile non ha dimostrato di avere adempiuto gli obblighi previsti dal Gdpr e, anzi, ha violato gli articoli relativi alla liceità dei trattamenti e all’obbligo di dotarsi del preventivo consenso della vittima.

Informazioni sui figli, sicurezza informatica da garantire. Allegare un documento a un messaggio Whatsapp, scambiato tra due persone, non viola la privacy del terzo nominato nel documento. Un genitore che usa un sito web per rintracciare il figlio non convivente non è tenuto a rispettare il Gdpr (ma l’editore del sito è tenuto a garantire la sicurezza della piattaforma). Per postare foto di un minore ci vuole il consenso del genitore. Sono alcune decisioni che, anche quando sembrano aperture, in realtà piantano paletti di condizioni e limitazioni. Il Garante della privacy della Danimarca, ad esempio, si è occupato di un sito Internet, il quale è risultato, però, privo dei requisiti di sicurezza informatica richiesti dall’articolo 32 Gdpr.

Apple ritarda il lancio di nuovi strumenti contro la pedopornografia. “Sulla base del feedback di clienti, gruppi di difesa, ricercatori e altri, abbiamo deciso di dedicare più tempo nei prossimi mesi a raccogliere input e apportare miglioramenti prima di rilasciare queste funzionalità di sicurezza di fondamentale importanza”, ha affermato la società in una nota. Apple aveva annunciato i primi di agosto che stava mettendo a punto un metodo per contrastare la pedopornografia, un sistema che scansiona le immagini caricate dai propri utenti in iCloud e salvate sui dispositivi, segnalando alle autorità competenti eventuali abusi. Il metodo, aveva spiegato l’azienda in un post sul proprio sito, è basato su codici cifrati e non mette a rischio la privacy. L’azienda di Cupertino ha poi anche respinto le accuse che il sistema poteva essere usato per trovare altri tipi di foto.

Usa, sfrattato dal web il sito per i delatori sull’aborto. Finisce in mezzo alla strada il sito web messo online dall’associazione antiabortista Texas Right to Life per raccogliere le segnalazioni dei cittadini su chi, a vario titolo, aiuta le donne ad abortire, in base alla nuova legge sull’interruzione di gravidanza in vigore in Texas. La società GoDaddy, il web host che ospitava il sito prolifewhistleblower.com sui suoi server, venerdì ha dato l’avviso di sfratto alla Texas Right to Life per “violazione dei termini di servizio”, concedendo 24 ore di tempo per spostarsi sui server di un’altra società. A offrire accoglienza al sito è stato Epik, un provider che in passato ha già dato una casa al social Parler, popolare tra l’estrema destra americana.

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