Andreatta: Netflix racconta l’Italia lontano dagli stereotipi; nelle nostre serie un Paese tra luci e ombre

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All’Hotel de la Ville di Roma Tinny Andreatta, vicepresidente delle serie originali italiane
Netflix, ha incontrato ieri una nutrita rappresentanza di giornalisti italiani per raccontare le strategie della piattaforma Usa nella fiction. Comunicazione utile anche alla luce del fatto che il Governo italiano sta valutando misure relative alla promozione delle opere europee e italiane. Le misure proposte che recepiranno la direttiva europea sui servizi di media audiovisivi preoccupano molto gli operatori come Netflix perché prevedono un aumento degli obblighi di investimento per i fornitori di servizi su richiesta; l’introduzione di ulteriori sottoquote e in nuovi obblighi che limitano i diritti di sfruttamento dei prodotti realizzati dai produttori indipendenti. Tutte misure che gli operatori streaming valutano troppo onerose.

E’ dunque iniziata una campagna di lobby nei confronti della politica che sta vagliando in Parlamento queste nuovi regolamenti, ma anche del mercato audiovisivo e dell’opinione pubblica e dei fan dell’offerta via streaming.

Eleonora Andreatta (Foto ANSA)

Nel corso della presentazione romana Andreatta – che ha particolarmente elogiato la bravura dei suoi collaboratori – ha detto che l’Italia all’estero è spesso ancora vista come “il Paese del buon cibo e del sole, di aitanti uomini in canottiera. Noi sentiamo il dovere di allontanarci dagli stereotipi e raccontare il Paese nella sua ricchezza e varietà, con un ecosistema inclusivo di storie più ampie”.

Edoardo De Angelis

Andreatta si è soffermata in particolare su alcune nuove produzioni seriali della piattaforma, fra le quali La vita bugiarda degli adulti di Edoardo De Angelis, dal romanzo di Elena Ferrante, Briganti, Lidia Poet con Matilda de Angelis, Nemesis e Tutto chiede salvezza diretta da Francesco Bruni, dal romanzo di Daniele Mencarelli premio Strega Giovani. Nel raccontare “il nostro Paese nei suoi lati positivi e nelle sue ombre, intendiamo costruire uno storytelling affascinante ma anche sfidante, facendo saltare tabù culturali che spesso hanno impedito un racconto più comprensivo, anche trattando temi prima rimossi o nuovi e non analizzati – aggiunge – Vogliamo mostrare un”Italia più ruvida, complessa, multiculturale e libera”. Fra i temi delle produzioni la complessità morale degli antieroi, sia in declinazione maschile che femminile” senza dimenticare l’apertura su argomenti urgenti, “come la sessualità femminile, che in una nuova serie, in fase di sviluppo, verrà esplorata in modo assolutamente lecito ma inedito”.

Fra le serie di Netflix, tutte potenzialmente globali, “alcune partono anche in termini produttivi più di nicchia, e sono pensate per un pubblico più ristretto, altre sono più trasversali”. Tra gli esperimenti c’è stata Zero di Antonio Dikele Distefano, su un italiano di seconda generazione con il dono dell’invisibilità: “Siamo molto felici dei suoi risultati in termini di comunicazione e contenuto, ha avuto degli
appassionati, anche se in un numero più piccolo di quanto ci aspettassimo, non ci sarà una seconda stagione” spiega la vicepresidente. Nel rispondere alle domande, Tinny Andreatta precisa anche che la serie M, tratta dalla doppia opera di Antonio Scurati su Mussolini, di cui si era parlato nei giorni
scorsi, “non è in questo momento un progetto Netflix”.