Marcello fa ancora discutere per gli auguri sul ‘Corsera’

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Marcello Dell’Utri è stato condannato in via definitiva a sette anni (quattro sotati in carcere, uno ai domiciliari) per concorso esterno a Cosa Nostra, è imputato nel processo sulla Trattativa Stato mafia ora in appello, ed è coinvolto in una nuova indagine sui mandanti occulti delle stragi mafiose del 1992-93. Il 10 settembre 2021 Marcello Dell’Utri, ex Publitalia, fra i fondatori di Forza Italia, ex senatore, ha compiuto ottant’anni. In questa occasione, a pagina 26 del Corriere della Sera è uscita una inserzione pubblicitaria con la scritta “Auguri caro Marcello” e circa 200 firme fra cui quelle di Giuseppe Di Peri, già avvocato difensore di Dell’Utri, e di Giancarlo Galan, ex governatore del Veneto. Questi i fatti, che hanno rievocato l’uscita il 26 giugno 2014 fa di un’inserzione, sempre rivolta a Dell’Utri, ma dal contenuto ben diverso: “Al tuo fianco, Marcello”, con un’ottantina di messaggi di sostegno all’ex manager e politico durante la sua reclusione.


Se già a suo tempo il Comitato di redazione aveva espresso disaccordo per la pubblicazione di quella prima inserzione, in questa occasione il Cdr è intervenuto con una lettera, datata 14 settembre, al direttore Luciano Fontana: “Caro Direttore, vorremmo esprimerti il disagio nostro e di molti colleghi dopo aver visto un’intera pagina del Corriere dedicata all’inserzione a pagamento per gli auguri di compleanno a Marcello Dell’Utri. L’iniziativa ha suscitato anche la reazione di molti lettori, con commenti non lusinghieri sui social. Comprendiamo che questa pagina è ben diversa da un’altra inserzione, sempre a pagamento, pubblicata sette anni fa, che era una strisciante interferenza nell’attività degli organi inquirenti. Ma anche per questo precedente riteniamo che chi gestisce le pagine pubblicitarie dovrebbe osservare maggiore attenzione ed evitare che sorga anche il minimo dubbio sull’assoluta intransigenza del Corriere della Sera nei confronti di chi ha condanne definitive per reati di mafia ed è imputato in altri processi, sempre per reati di mafia”.

Se la notizia della pubblicazione della pagina di auguri aveva provocato già diverse reazioni, è stato il trapelare all’esterno del giornale della lettera del Cdr a far discutere, sia online che sulle pagine e nei siti di alcuni quotidiani come Il Fatto, Libero, Il Riformista. Particolarmente accalorato, ed esempio di come quando i giornalisti si confrontano sullo stile professionale ne esca una pessima immagine per tutti, lo scontro aperto da Filippo Facci di Libero, che in primo intervento attacca il Cdr (“fate ridere”) parlando di “tutte le marchette (articoli, foto, redazionali) dedicate gli inserzionisti”, ma nell’incipit se la prende in modo particolare con uno dei membri del comitato di redazione, Alfio Sciacca (“Cercavamo notizie su Alfio Sciacca, che è un giornalista del Corriere della Sera: ma google ci dava sempre risultati su un neurologo di Catania”. Segue risposta di Sciacca (“Le ricordo, se l’avesse dimenticato, che il Cdr è un organo collegiale e come tale opera. Ciò detto rivendico la sostanza della nostra, che era una mail interna indirizzata al direttore”), che aggiunge: “Se il massimo delle fonti che riesce a consultare è dottor Google, allora siamo tutti dei walking dead e come giornalisti siamo messi proprio male”. Libero pubblica, ma la risposta è lasciata a Facci, che conferma quanto detto, e aggiunge: “Di lei non me ne frega niente” e “vi leggete solo tra voi”. Olè.