Moles, su copyright Italia riferimento in Ue. Entro 15 giorni tavolo su equo compenso

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“Considero un grandissimo successo lo schema di decreto legislativo di recepimento della direttiva UE sul copyright adottato dall’ultimo consiglio dei ministri di agosto.

Francesco Saverio Vetere

Credo che la nostra formulazione sia un unicum per caratteristiche e procedimento in Europa, e mi piace pensare che l’Italia anche su potra’ essere punto di riferimento. Ritengo questa direttiva il primo passo di una nuova idea dell’intero comparto del sistema editoriale italiano”. E’ quanto ha dichiarato il sottosegretario della Presidenza del consiglio con delega all’Editoria, Giuseppe Moles intervenendo oggi al convegno organizzato dall’Uspi – Unione stampa periodica italiana “La formazione nel settore editoriale” in occasione dell’avvio del Corso di alta formazione Editoria 4.0 realizzato da UnitelmaSapienza e Uspi, in partnership con Officine Millennial . Moles ha anche annunciato che nell’arco dei prossimi 15 giorni – dopo la fase di interlocuzioni con gli interessati e la richiesta di elaborare proposte concrete – sarà convocato il tavolo per l’equo compenso, che potrà entrare da subito nel vivo della discussione. Intanto domani si riunirà a Palazzo Chigi per la quarta volta il tavolo tecnico per trovare una soluzione alla crisi dell’Inpgi, l’istituto previdenziale dei giornalisti, con l’intento di “verificare tutte le condizioni tecniche per una soluzione, la più utile e meno pericolosa, che consenta non tanto all’Inpgi, ma a tutto ciò che rappresenta, il futuro”.

Ferruccio Sepe
Giuseppe Moles

Tornando al copyright, “abbiamo affermato un principio che riteniamo essere sacrosanto. Le imprese editoriali devono riceve un equo compenso per gli articoli giornalistici caricati sul web” ha osservato il sottosegretario, mettendo in rilievo il fatto che “il giusto compenso agli editori e agli autori sono la cellula viva del pluralismo”. “La formulazione che abbiamo dato, d’accordo con il ministro Franceschini e gli altri ministeri interessati – ha proseguito Moles – ha portato ad un risultato giusto ed equilibrato, che sostiene il mondo editoriale e regola in maniera trasparente, garantendo la libertà contrattuale proprio in quel settore che è stato sguarnito da tempo di una adeguata cornice normativa”.

Per il sottosegretario “tutto ciò ci deve consentire di iniziare una riflessione totale su come rendere l’intero comparto editoriale italiano pronto alle nuove sfide”. Anche gli interventi spot effettuati finora, soprattutto sull’onda della crisi pandemica, secondo Moles, possono essere “un primo passo per una riflessione generale”, che inevitabilmente parte dal problema delle fake news, della disinformazione. E’ da qui che si disperde una serie di “metastasi” che “infettano tanto il settore editoriale in quanto sistema di imprese, quanto aspetti di presidio democratico del Paese”, quali il diritto/dovere ad una corretta informazione. “Oggi purtroppo, ed è questo l’aspetto che mi preoccupa di più, essere un giornalista, un professionista che svolge correttamente il proprio ruolo, non conta assolutamente più nulla, anzi. Dalla disinformazione dipende tutto, ormai non c’è più differenza tra il grande giornalista con la notizia certificata rispetto a un’altra scritta e commentata da chissà chi..”. La disinformazione infine “non è soltanto falsa notizia, ma è anonimato sul web, linciaggio mediatico, in alcuni casi istigazioni, financo al suicidio…” ha proseguito, rilevando a tal proposito la necessità di una campagna istituzionale contro le fake news e per l’utilizzo corretto del mondo digitale.

Nel corso del convegno è intervenuto anche il presidente del consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, Carlo Verna, che ha rilevato la necessità di “svegliarsi da un sonno troppo lungo” e procedere con una riforma dell’Ordine, e che sul tema della qualità dell’informazione ha rimarcato l’importanza della formazione, vero punto di discrimine, strettamente legato anche alla tutela professionale attraverso la contrattualizzazione. D’accordo con lui su questo aspetto il segretario generale della Cisal, Francesco Cavallaro e il segretario generale dell’Uspi, Francesco Saverio Vetere, firmatari lo scorso ottobre – con la contestazione della Fnsi – del contratto Uspi-Cisal, che offre molte risposte anche al lavoro autonomo. Dal canto suo Vetere ha osservato come nell’evoluzione del mondo, anche editoriale, gli spazi lasciati vuoti vengono naturalmente riempiti da nuove regole. Un principio universalmente valido, dai contratti di lavoro agli Over The Top. Per questo il numero uno dell’Uspi ha sottolineato l’importanza e la necessità “di lavorare tutti insieme per risollevare il settore dell’informazione. Serve un’alleanza generale senza esclusioni, pur nelle posizioni diverse, e senza preconcetti ideologici o soluzioni precostituite”. Sulla stessa lunghezza d’onda il capo Dipartimento Editoria della Presidenza del consiglio, Ferruccio Sepe, che non ha dubbi: “Non si può pensare di identificare la novità, la novazione con l’assenza di regole. E la filiera editoriale – ha detto – o si salva tutta insieme o non si salva. Il sistema, elemento indispensabile per il buon funzionamento democratico del Paese, va pensato come ad un unicum”.