Teatri, cinema, stadi: ok dal Cts a graduali riaperture. Polemica Siae: decisioni insufficienti e immotivate

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Semaforo verde da parte del Cts per aumentare la presenza di pubblico in stadi, palazzetti, cinema e teatri. In base alle indicazioni -date in risposta ai quesiti posti dal ministro della Cultura Dario Franceschini e dal sottosegretari con delega allo Sport, Valentina Vezzali -, la capienza negli stadi e nei luoghi all’aperto può passare dal 50% al 75%; nei palazzetti e nei luoghi al chiuso si sale al 50% dall’attuale 25%. Per quanto riguarda cinema, teatri e sale concerti si passa al 100% all’aperto ed all’80% al chiuso. Tutti dovranno essere ovviamente muniti di Green pass.
Nessuna restrizione per i musei, dove si “raccomanda di garantire l’organizzazione dei flussi per favorire il distanziamento interpersonale in ogni fase con l’eccezione dei nuclei conviventi”.

Il Comitato ha ritenuto possibile un allentamento delle misure “sulla base dell’attuale evoluzione positiva del quadro epidemiologico e dell’andamento della campagna vaccinale”. Ma, ha sottolinea il portavoce Silvio Brusaferro, è opportuna “una progressione graduale nelle riaperture, basata sul costante monitoraggio dell’andamento dell’epidemia combinato con la progressione delle coperture vaccinali nonché degli effetti delle riaperture stesse”.

Empty cinema room with red seats and a blank white screen

A commentare le decisioni del Cts la Siae, che le ha definite “insufficienti e francamente non oggettivamente motivate”. “Paradossalmente in Italia abbiamo il numero di vaccinati più alto d’Europa e le misure più restrittive”, commenta l’ente, rimarcando: “attualmente infatti la percentuale di persone almeno parzialmente protette dal coronavirus è dell’83,24% mentre il 77,99% è completamente vaccinato. Ci era stato detto che con queste percentuali si raggiungeva l’immunità di gregge. Cosa è cambiato?

“Un intero comparto, quello dell’industria della cultura, dello spettacolo e dell’intrattenimento rischia di essere cancellato, soprattutto con riferimento a quei settori (musica, concerti, discoteche e locali da ballo) che non vivono di contributi pubblici. Ormai è un rischio reale e vicino e per capirlo basterebbe un po’ di buonsenso”, conclude Siae.