Eduardo Montefusco

Montefusco (Rds) sul Tusmar: Consiglio di Stato conferma preoccupazioni

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Consiglio di Stato conferma le preoccupazioni del settore radio sul Testo Unico dei Servizi di Media Audiovisivi e Radiofonici Digitali

“Condividiamo senza riserve il parere che il Consiglio di stato ha emesso ieri sulla bozza del decreto legislativo che recepisce la direttiva sui servizi media audiovisivi. Il parere del Consiglio di stato infatti fornisce un autorevole motivo di riflessione. Il decreto ha il compito di recepire una direttiva europea che non contiene alcun riferimento al sistema radiofonico. Le nostre preoccupazioni per la stabilità del settore radiofonico hanno trovato autorevole conferma”. Così Eduardo Montefusco presidente di Radio Dimensione Suono e di Dab Italia commenta il parere dell’organo di giustizia amministrativa sul nuovo Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici (Tusmar), contenuto nello schema di decreto legislativo (atto del governo n°288) volto a recepire la direttiva europea sui Servizi Media Audiovisivi. Schema che ancora attende i pareri, vincolanti, della commissione Lavori Pubblici Comunicazione del Senato e della commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni della Camera.

“L’estensione a trenta milioni di abitanti dell’area di servizio delle emittenti locali è una grave distorsione del sistema, genera una turbativa di mercato e – avverte Montefusco – mette in crisi l’esistenza delle vere emittenti locali. Il Governo, dopo questo parere dovrà necessariamente rivedere il testo eliminando la norma in questione ripristinando il limite di quindici milioni di abitanti che da decenni ha ben definito le emittenti locali e di conseguenza quelle nazionali”.

“Positivo anche il rilievo sulla pianificazione delle reti analogiche Fm – osserva il presidente di Rds – Anche in questo caso si richiama l’attenzione del Governo sulle ricadute negative sia di servizio sia economiche per le imprese radiofoniche italiane che, come precisa il parere, sarebbero sacrificate per risolvere asserite interferenze verso i paesi confinanti. La radiofonia – scandisce infine – ha bisogno di stabilità di mercato per recuperare la crisi pubblicitaria causata dalla pandemia e per impegnarsi nella sfida digitale, non certo di norme che sconvolgano il suo assetto”.