Turismo, la carica digitale dei borghi

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Nel 2020 il settore ha perso 
27 miliardi di euro. La ripartenza passa per la valorizzazione 
con ogni mezzo, a partire dal web, del nostro patrimonio diffuso

Nulla sarà più come prima. A chi pensa che il mantra della ripartenza economica, sociale e psicologica degli italiani sia soltanto un’affermazione da convegno, facile e vuota, occorre mostrare quanto sta accadendo nel settore del turismo in Italia. Centinaia di milioni di turisti da ogni angolo del mondo orientano oggi le loro scelte non più in ragione del rapporto qualità-prezzo di location e località, o delle mode del momento, ma sulla base delle diverse modalità di gestione nazionali del green pass e del grado di sicurezza percepita che ogni Paese riesce a mostrare, mixando aperture e precauzioni, comunicazione e realtà. E i luoghi troppo affollati, prima desiderati da molti nella logica del gregge, iniziano a far paura perché c’è il rischio che un’ipotetica terza ondata possa ripartire da lì. Questo profondo reshuffle di priorità, bisogni e percezioni potrebbe riservare una chance storica alla provincia italiana, da sempre meta turistica povera (o di nicchia) rispetto alle grandi città d’arte o alle rinomate località di villeggiatura. Qualità della vita, sicurezza sanitaria, ottimo rapporto tra prezzo e prestazioni, ricchezza artistica, naturalistica ed enogastronomica senza pari, e tanto altro da esplorare e raccontare una volta tornati a casa, tra lo stupore di parenti e amici: potenzialmente non esiste al mondo un’offerta in grado di competere con quella dei nostri borghi storici. “Si parla di turismo dei borghi da quando abbiamo i pantaloni corti, ma non è mai decollato perché è difficile farli conoscere. Il digitale può aiutare moltissimo”.

Il Ministro del Turismo Massimo Garavaglia

Nelle parole del ministro del Turismo Massimo Garavaglia, pronunciate non a caso nell’ambito dell’edizione 2021 del Festival dell’Economia di Trento, c’è la consapevolezza della straordinaria occasione alla portata dei borghi italiani. La partita è cruciale. Nel 2020 il sistema Italia ha perso ben 27 miliardi di euro per l’assenza dei turisti stranieri. E qualsiasi strategia per la ripartenza del turismo in Italia non può che partire da un assunto di fondo: la congestione dei centri storici delle città d’arte – da Roma a Venezia, a Firenze – invasi da un turismo di massa, capace di ‘consumare’ molto e di portare meno ricchezza, non è più un punto di forza, ma un fattore di rischio che potrebbe portare a medio termine a impoverire le stesse città e a frenare la nostra capacità attrattiva. Oggi le risorse del Pnrr ci consentirebbero di attivare una potente arma per distribuire il turismo da nord a sud, dal centro alla periferia, dai grandi brand di massa alle destinazioni più raffinate, che non abbiamo mai sfruttato davvero (nonostante maldestri tentativi): la digitalizzazione del nostro ineguagliabile patrimonio di esperienze a disposizione dei turisti di tutto il mondo. Sembra essere questa la linea del governo Draghi: “Stiamo investendo nel digitale”, ha spiegato a Trento il ministro Garavaglia, “su un hub nazionale che si integra con i dati locali per portare il turista fuori dalle grandi città e fuori dai normali flussi”. Secondo Garavaglia “per avere un flusso turistico meglio distribuito ed evitare assembramenti occorre poi allungare la stagione turistica e puntare su un biglietto integrato, per cui viene venduto al turista un pacchetto con più siti come accade in Giappone”. Digitalizzare il patrimonio artistico, naturalistico e gastronomico del nostro Paese è dunque una mossa decisiva per moltiplicare e rafforzare la nostra offerta turistica. Ma avrebbe anche un altro effetto: modificare il target di turisti che riusciamo ad attrarre in Italia, evitando di continuare a inseguire i modelli del turismo di massa tipici dei nostri competitor mediterranei (Spagna in testa) e concentrandoci sul turismo di qualità. I turisti che appartengono a classi di reddito e di istruzione più elevate tendono infatti a progettare la propria vacanza dal salotto di casa, non accontentandosi più dei classici tour di massa, ma cercando di costruirsi da soli opportunità di conoscenza e di svago che vanno al di là dei circuiti standard. A fronte di questa domanda, molti borghi italiani possono diventare l’offerta ideale, a condizione che la cartolina fisica e cartacea diventi finalmente un’efficace e ben indicizzata vetrina disponibile in Rete. Possiamo farcela.