Il nuovo numero di Prima Comunicazione è in edicola

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L’ambasciatore Stefano Pontecorvo, un personaggio che abbiamo imparato a conoscere vedendolo nelle immagini televisive all’aeroporto di Kabul mentre organizzava l’esodo di migliaia di afghani terrorizzati per l’arrivo dei talebani vittoriosi, è il protagonista della copertina di Prima comunicazione un numero in cui la tragedia afghana ha un ruolo da protagonista.

Pontecorvo è un diplomatico di grande esperienza che dopo cinque anni come ambasciatore in Pakistan nel 2020 è stato nominato Senior Civilian Representative della Nato in Afghanistan. Grande conoscitore dell’area, dove è cresciuto da bambino, perché il padre lavorava anche lui in diplomazia, abbiamo avuto la fortuna di incontrarlo al Forum Ambrosetti di Cernobbio dove era invitato per raccontare la grave crisi geopolitica legata al ritorno dei talebani al potere, “uno snodo epocale” secondo Pontercovo che avverte che “dovremmo guardare con timore agli equilibri che cambiano nel mondo mussulmano” e alla crescita dell’influenza della Cina.



La vergognosa fuga degli occidentali dall’Afghanistan ci ha mosso a fare un servizio di approfondimento su come i media italiani seguono con poche risorse i teatri di guerra, ormai solo presidiati dalle grandi agenzie come Ap, Reuters, e dai grandi network Cnn, Bbc e Aljazeera . Mentre ancora ci sono sul campo giornalisti free lance, anche italiani, come Francesca Mannocchi che intervistata racconta come si fa a lavorare in luoghi di guerra “ e raccontare anche le ragioni dei cattivi”. Francesca Mannocchi Le guerre non sono solo quelle sanguinose che si combattono con le armi. E in Italia lo sappiamo bene. E’ stata senza spargimento di sangue, anche se dolorosa, la battaglia politica condotta dal presidente della Provincia autonoma di Trento, il leghista Maurizio Fugatti da tempo antipatizzante nei confronti di Tito Boeri, direttore scientifico del Festival dell’Economia di Trento, che è riuscito a far fuori togliendo l’organizzazione del Festival all’editore Laterza, dopo 16 anni di successi. La notizia è uscita proprio mentre avevamo aperta l’intervista con Giuseppe Laterza per parlare della sua casa editrice che ha compiuto 120 anni.(pag 72)


Festival dell’Economia di Trento

Ci sono tanti personaggi, molti spaccati di vita, di lavoro in questo numero di Prima, insieme alle notizie su giornalismo, media e comunicazione. Fashion Victims ci rassicura che “ il mondo della moda non cambierà mai”; Miguel Benasayag filosofo, psicanalista racconta perché è importante difendere la differenza tra l’uomo e la macchina, ma bisogna leggere quello che dice per capire la finezza del ragionamento che in qualche modo interessa anche i social network come Facebook. Zuckerberg e la sua creatura sono ancora al centro delle nostre ronache con la storia dei Facebook Files, scoop di tre giornalisti investigativi del Wall Street Journal che sono riusciti a mettere le mani su documenti interni che rivelano comportamenti imbarazzanti del colosso on line “100 miliardi di dollari generati negli ultimi 5 anni, e più di un triliardo di valutazione”, scrive il WSJ. “Follow the money” dicono gli americani, una regola utile anche per raccontare come va il calcio in streaming (pag 84) che sta rovinando i sonni a Gabriele Gravina, presidente della Fgc, a Paolo Dal Pino , presidente della Serie A e a Stefano Sala, ad di Publitalia concessionaria con Digitalia della pubblicità delle due piattaforme, Dazn e Timvision, che non danno risultati come sperati.


E sempre a proposito di denaro (tanto) per avere un’idea del valore di WPP, primo gruppo di comunicazione in Italia, basta dare un’occhiata al servizio fotografico sul nuovo Campus, 27mila metri quadrati, sui Navigli a Milano. (pag 98). I due manager, Simona Maggini e Massimo Beduschi, che governano un gruppo di 2000 persone, raccontano come hanno sistemato “le agenzie mischiando le specializzazioni e non disponendole per blocchi di attività” secondo l’idea di “mission di creative transformation company” promossa dal ceo mondo Mark Read (a Milano per l’inaugurazione).

Campus italiano del gruppo WPP


E infine dopo i giganti per la serie ‘capitani coraggiosi’, l’iniziativa di Giulio Gambino, trentaduenne editore e direttore di Tpi.it (acronimo di The Post International), che dopo 11 anni di editoria on line ha deciso di sbarcare in edicola con il settimanale The Post International. Perché questa scelta in contro tendenza? A pag 106 di Prima.

Le rubriche di Prima sono firmate da professionisti molto competenti delle cose di cui scrivono: su questo numero Vittorio Veltroni approfondisce la strategia del grande editore tedesco Axel Springer per diventare “il principale editore digitale del mondo democratico”; Mario Abis chiede se “Si può immaginare che la Rai trovi finalmente una sua strada originale?; Andrea Barchiesi scrive degli interessi degli italiani rivelati dall’uso della rete quest’estate; Francesco Delzio della sfida nel mondo automotive per l’obiettivo zero emissioni; ed Emilio Pucci su come nell’analisi del mercato audiovisivi si deve distinguere tra prodotti di Stock o di Library.