Afghanistan, ore contate per la stampa libera nella morsa talebana

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Zaki Daryabi, direttore di Etilaat Roz, dalle pagine di Avvenire racconta la situazione dei media nel Paese

“Nel giro di pochi mesi, forse settimane, il controllo della stampa potrebbe essere completo”. L’amara costatazione è di Zaki Daryabi, direttore del quotidiano afghano Etilaat Roz, che ha raccontato sulle pagine di Avvenire la situazione dell’informazione nel paese dopo la vittoria talebana. Un tema cui diamo largo spazio sul nuovo numero di Prima Comunicazione in edicola, con un’articolata intervista a Stefano Pontecorvo, alto rappresentate civile della Nato in Afghanistan.

Il destino dei media pare segnato, racconta il giornale di Marco Tarquinio, rimandato solo dai problemi più gravi che i nuovi dominatori devono affrontare, dalle difficoltà economiche ai combattimenti con l’Isis-K.

“Il contesto non è chiaro, non lo sono le regole, non esistono ordini univoci per i reporter”, racconta Daryabi.
“C’è differenza tra quanto proclamato dai leader taleban e ciò che accade sul terreno, quando si affrontano i loro uomini in giro per la città. I media internazionali vengono tollerati, quelli locali no”, spiega il direttore, che nelle scorse settimane ha visto due dei suoi giornalisti torturati dai talebani.

Le disposizioni governative

Il 19 settembre il Centro Informazioni e Media Governativo ha segnalato undici nuove disposizioni da seguire, considerate “agghiaccianti” dalle organizzazioni internazionali. Tra le indicazioni si prevede che “le questioni non confermate dai funzionari (governativi) al momento della pubblicazione siano trattate con cura”. Allo stesso modo è presente “un formulario per facilitare agli organi di stampa la preparazione dei loro servizi”.

“Non abbiamo avuto comunicazioni ufficiali di queste regole né come ordine formale né come disposizione di legge, le abbiamo solo sentite annunciare”, puntualizza il direttore, che nei giorni scorsi è stato più volte cercato dai talebani. Il messaggio è stato chiaro: la situazione in Afghanistan è cambiata, è ora di adeguarsi. “Da un esponente taleban mi sono sentito dire che i media sono soldati dell’Emirato, e che per esso dovremmo combattere”.

La morsa della crisi

Ma i talebani non sono l’unico problema per i media, a un passo dal tracollo finanziario che va di pari passo con la crisi economica, con il crollo dei proventi da pubblicità, abbonamenti e vendite.

Per pagare spese e stipendi sono state attivate raccolte online sulla piattaforma Chuffed. “Speriamo di tenere in vita il giornale. È un diritto fondamentale di tutti avere accesso alle informazioni”, conclude Daryabi. “Sapere cosa succede qui è importante, adesso ancora più di prima”.