Women in film tv media, l’audiovisivo vede rosa

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Sono le donne dell’audiovisivo. Riunite in un network – Women in film tv media – si sono date convegno in streaming per parlare di lavoro e prospettive al femminile.

I numeri

Kathryn Fink, prima alla guida di Fox Italy, poi general manager di Disney da cui è uscita lo scorso giugno, fa il punto sulla situazione in Italia rispetto al resto del mondo. “Negli Stati Uniti il 75% delle famiglie guarda le piattaforme, con una media di 3,8 abbonamenti a famiglia. Nel Regno Unito si scende al 60% di famiglie, ognuna con 2,5 abbonamenti. In Italia il dato crolla: 25% e meno di 2 abbonamenti.
Un dato negativo, che però – evidenzia incontro di Women in film tv media – ha un risvolto positivo. Le piattaforme stanno aumentando rapidamente, presto arriveranno Paramount+ e Pluto Tv. E nello stesso tempo le produzioni locali crescono: negli ultimi 2 anni, hanno registrato un +15%, percentuale destinata a diventare sempre più significativa.

Women in film tv media Italia a fronte di questa crescita vede ‘rosa’ anche il mercato del lavoro femminile. Certo, rispetto ai Paesi anglosassoni il gap rimane forte anche in questo settore.

Il lavoro di Women in film tv media

Dice Alessandra Alessandri, head hunter che ha lavorato in Mediaset e Fastweb e che quest’anno ha lanciato con la civica di Milano Luchino Visconti e Netflix un master sulla scrittura della serialità: “In Italia su LinkedIn compaiono circa 4.300 annunci di lavoro nel settore audiovisivo. In Uk ce ne sono 42mila. Il fatto è che là c’è una maggiore trasparenza di mercato, mentre da noi meno del 20% della ricerca viene comunicato apertamente”, il resto funziona attraverso passaparola e conoscenze.
Peccato, perché nel mondo di film e media molte posizioni sono disponibili, da quelle più ingegneristiche alle competenze legali alle professionalità contabili. A essere meno richiesti sono invece gli editoriali puri, quelli che scrivono la storia: meglio chi sa fare questo ma ha anche conoscenze di marketing, fundraising, video…

Le donne nell’audiovisivo

Le donne in questo settore come si trovano? Secondo Alessandri, “io non ho mai visto un pay gap, e non mi è mai stato chiesto di cercare un uomo, mentre mi è capitata un’azienda che voleva esplicitamente una donna”.
Il fatto è che questo riguarda soprattutto le grandi aziende internazionali. E che rimane la questione del ‘tetto di cristallo’. In Rai, per esempio, è vero che il 43% dei 12.800 dipendenti è donna, tuttavia lo è solo il 25% dei dirigenti.
Un ambito in cui la presenza femminile è comunque troppo bassa è quello della regia e della produzione, sottolinea Fink.

Women in film tv media: domani

Nel post pandemia comunque i comportamenti di chi cerca lavoro – sia uomo sia donna – nel mondo dei media sembra stia cambiando, tanto che “molti hanno rifiutato posizioni che non prevedevano neanche un giorno a settimana di smart working, cosa che mi prima non mi era mai successa”.

Se ci si può permettere di rifiutare è anche perché il mercato non è immobile. Dice Kathryn Fink: “La produzione in Italia negli ultimi anni è cresciuta tantissimo. Sono aumentate le case di produzione specializzate in serie e gli scripted per adulti. Adesso la fascia che ha grandi prospettive di sviluppo sono gli show per famiglie e ragazzi. Inoltre, in Italia ci sono pochissimi produttori di animazione, nonostante esistano ottimi professionisti”. Anche qui quindi si aprono possibilità.
L’importante – e il suggerimento vale per tutti, ma soprattutto per le ragazze – è fare sempre network, non giocarsela da sole.