A Trento festeggiato il record della squadra Olimpica italiana a Tokyo

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Il presidente del Coni Malagò e molti atleti ricordano l’emozione e la gioia per le 40 medaglie vinte

Punti chiave

  • I protagonisti
  • Coni e Malagò
  • Emozioni indimenticabili raccontate dai protagonisti
  • Anche a Pechino doppio atleta portabandiera

È stato come riavvolgere il nastro al Festival dello Sport di Trento con la celebrazione della storica edizione delle Olimpiadi di Tokyo 2020: quaranta medaglie da parte della squadra italiana. Un record assoluto! Sul palco il presidente del Coni Giovanni Malagò, insieme all’ex schermitrice Elisa Di Francisca e ai due portabandiera, Jessica Rossi ed Elia Viviani. In platea tanti azzurri medagliati: Niccolò Martinenghi, Mauro Nespoli, Irma Testa, Lucilla Boari, Alessandro Miressi, Manfredi Rizza, Enrico Berrè, Abraham Conyedo, ,Stefano Oppo e Pietro Willy Ruta.

Incalzati dalla giornalista Cristina Fantoni, ogni relatore ha svelato la propria medaglia del cuore.Le due di squadra, il quartetto del ciclismo e la staffetta 4×100 dell’atletica, per Malagò perché “un atleta da medaglia lo possono avere in tanti, averne quattro dimostra la forza del paese”,. Quella di Vanessa Ferrari per Elia Viviani, le farfalle per Jessica Rossi e l’ex collega Gigi Samele per Elisa Di Francisca. Per Niccolò Martinenghi, il pensiero è andato ai famosi dieci minuti dell’atletica leggera. “Ho festeggiato il mio compleanno, il 1° agosto, a Casa Italia con Tamberi e Jacobs. Qualcosa di indimenticabile”, ha dichiarato il nuotatore.

Una medaglia ogni giorno di gara

“Nessuno, nemmeno i più ottimistici potevano pronosticare la vittoria di almeno una medaglia in tutti i giorni di gara”, ha ammesso il n. 1 del Coni, che ha voluto chiarire subito come si è decisa la scelta dei portabandiera su cui c’erano state un po’ di polemiche. “La regola non scritta è che l’atleta prescelto abbia realizzato qualcosa di importante nel percorso olimpico già in precedenza. L’Olimpiade da portabandiera è solo un’edizione in più. Penso ad Arianna Fontana, portabandiera ai Giochi invernali. Volevamo anche due persone normali che avessero impersonificato in maniera esemplare la loro disciplina”. E così a ribadire la scelta sul palco a Trento c’erano i due prescelti Jessica Rossi, campionessa di tiro a volo, medaglia olimpica nel trap femminile a Londra nel 2012, ed il Elia Viviani, big del ciclismo italiano, molto emozionati. “Quello del portabandiera è un ruolo che ti travolge fin da subito”, ha ammesso Elia Viviani, “ti butti immediatamente al 100% nel ruolo e nella responsabilità che ne consegue”. Malagò ha confermato che per la prossima edizione dei Giochi olimpici invernali di Pechino si replicherà la formula del doppio atleta portabandiera, un uomo e una donna.

Senza pubblico sugli spalti a fare il tifo erano i compagni di squadra

È stata un’edizione particolare. “Sugli spalti non c’era il pubblico, perciò i primi tifosi erano i compagni di squadra”, ha raccontato ancora Malagò, “si sono conosciuti e supportati tutti. Continuano a fare chat in comune, si vedono ed escono insieme. L’effetto di emulazione non è scritto da nessuno parte però noi lo abbiamo toccato con mano”.

Sul palco è stato svelato anche il retroscena della rinuncia ai Giochi giapponesi da parte di Elisa Di Francisca. “Se non ci fosse stato il Covid avrebbe partecipato a Tokyo”, ha assicurato Malagò, “quando è venuta a trovarmi per comunicarmi la sua seconda maternità non sapevo se ridere o piangere. Fa parte della vita e dello sport”. “La pandemia ha cambiato tutto, ho fatto una scelta di pancia come mio solito”, ha ammesso Di Francisca, “Malagò? All’inizio ero un po’ timorosa, poi mi sono trovata di fronte a un uomo piuttosto che a un presidente”.