ianluca Mazzardi, direttore commerciale Nielsen Sports Italia.

Gli atleti sempre più brand per attività di social responsability

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Un atleta è un influencer? No, un atleta è un’icona e un brand. È iniziato da questo assunto l’incontro dal titolo “Sponsor e pubblicità: valgono più i teams degli atleti?” al Museo delle Scienze di Trento nell’ambito dell’ultima giornata del Festival dello Sport. Sul palco, insieme alla pattinatrice Arianna Fontana e al nuotatore Gregorio Paltrinieri, erano presenti Stefano Dealessi, ceo & Founder Dao Spa e Gianluca Mazzardi, direttore commerciale Nielsen Sports Italia.


Il re delle sponsorizzazioni è sicuramente Cristiano Ronaldo che fattura 100 milioni all’anno, con un mood molto specifico della sua comunicazione sui social dedicato alla salute e al benessere fisico.
“Negli ultimi due anni, soprattutto con la pandemia, le piattaforme social sono diventate un mezzo di comunicazione diretto e molto veloce, rivolto a un target molto giovani, la maniera più immediata per arrivare al fan”, ha spiegato Mazzardi.
La richiesta alle aziende è semplice. “Dovrebbero iniziare a investire di più sul medio e lungo termine con gli atleti per mettere a punto una strategia migliore”, ha aggiunto Dealessi.


Il confronto tra i numeri dei follower su Instagram tra Cristiano Ronaldo e Messi e le squadre nelle quali hanno giocato è implacabile: 345 milioni per Ronaldo, 103 per il Real Madrid e 51 per la Juventus che ne aveva solo la metà prima dell’arrivo del calciatore portoghese; 266 milioni per Messi, 100 per il Barcellona e 50 per il Paris Saint Germain.
“La loro è una strategia partita circa venti anni fa e che si è evoluta nel tempo”, ha spiegato Dealessi, “per Cristiano si assiste a una comunicazione quasi ossessiva, mentre quella di Messi è più personale. Per raggiungere questi risultati, comunque, i due calciatori devono avere molta voglia di comunicare ed essere disponibili per le aziende”.
“Quelli di Cristiano Ronaldo e Messi sono numeri impressionanti però c’è sempre una forte correlazione tra quelli del singolo calciatore e quelli del team”, ha detto Mazzardi, “Le squadre raggiungono delle audience televisive maggiori mentre la forza dell’icona sportiva è più sulla persona fisica”.


Ci sono ovviamente delle valutazioni da fare nella quale vengono coinvolti anche gli atleti.
“Non accettiamo tutte le proposte, dobbiamo comunque sposare la filosofia del brand”, ha ammesso Gregorio Paltrinieri, “È capitato di rinunciare ad alcune offerte perché non si sposavano il mio modo di essere. Ci sono poi delle tematiche che mi interessano maggiormente. Ho iniziato a nuotare in mare e per questo sono sempre più attento alla salvaguardia della natura”.


Gli atleti non utilizzano i social sempre alla stessa maniera.
“Più si avvicinano le gare e più mi allontano dai social”, ha detto Arianna Fontana, “durante le Olimpiadi, per esempio, i post non esistono a parte la foto per comunicare anche alla mia famiglia e ai miei amici come sto, dove e come sto vivendo la manifestazione”.


Ci sono inoltre tematiche più appeal.
“Ormai gli atleti sono strutturati con agenzie e collaboratori per gestire tutta questa comunicazione, sui social ci sono quasi tutti i giorni e le opportunità di visualizzazioni sono sempre più numerose”, ha concluso Mazzardi, “le cause sociali abbinate a un brand richiedono sempre più gli atleti perché la risonanza di una loro comunicazione in materia di social responsability ha un effetto di risonanza di condivisione enorme”.