Da Netflix, Prime Video, Disney+ e HBO+ investimenti miliardari sui contenuti

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In Italia APA calcola che sia raddoppiato negli ultimi due anni. Da 60 a 120 milioni di euro

Le piattaforme streaming internazionali sono i nuovi protagonisti della filiera audiovisiva e multimediale. In Italia la presenza delle OTT è sempre più rilevante. La recente ricerca presentata dal Presidente dell’APA Giancarlo Leone nel corso del MIA rileva che il loro investimento nel nostro Paese è raddoppiato in soli due anni, passando da 60 a 120 milioni di euro in produzioni indipendenti italiane ed è stimato in circa 240 milioni annui entro il 2024, raggiungendo così il volume di investimenti delle emittenti lineari free e pay, tra cui Rai, Mediaset e SKY.

Nonostante questo attivismo degli streamers, nel nostro Paese non esistono dati ufficiali relativi agli abbonamenti ed al fatturato delle piattaforme.

Il “segreto” però si sta in qualche modo incrinando grazie a rivelazioni spontanee o a dati non ufficiali che circolano nel settore. E’ proprio di qualche giorno fa la notizia, data da Tinny Andreatta durante il dibattito sull’Osservatorio nazionale dell’APA, che gli abbonamenti in Italia di Netflix hanno superato la soglia dei 4 milioni. E a questo si aggiunge quanto rivelato da Monitor, Italian Broadcasting Magazine – citando dati sulle quote di mercato dei principali streamers forniti da JustWatch, motore di ricerca per i prodotti on demand-: 28% di market share per Netflix, 27% per Amazon Prime Video, 16% per Disney + a cui si aggiungono i players nazionali TimVision (7%), Now Tv (5%), SKY Go (4%), Infinity Mediaset (4%) e gli “altri” al 9%.

In mancanza dunque di un dato ufficiale e cumulato sui valori assoluti, e prendendo per buone le informazioni appena citate -comprese quelle degli abbonamenti Netflix- si possono stimare in circa 12 milioni i clienti abituali dell’offerta on demand in Italia di cui circa il 75% accreditabile alle piattaforme targate USA (Netflix, Prime Video e Disney+). Dato che è destinato a crescere ulteriormente nei prossimi mesi per l’incremento costante del consumo dei prodotti audiovisivi a richiesta.

In assenza di dati economici ufficiali, è verosimile stimare il fatturato complessivo dell’intero settore streaming in una forcella compresa tra 1 e 1,2 miliardi di euro l’anno. Impossibile per ora capire se il business italiano degli streamers sia con il segno positivo o in perdita non avendo a disposizione i dati necessari per calcolare con precisione il rapporto tra costo e ricavi.

L’unica certezza è che con circa 12 milioni di abbonamenti ed oltre 1 miliardo di fatturato l’offerta non lineare si sta candidando a raggiungere entro pochi anni il fatturato dell’offerta lineare con un valore aggiunto per la produzione nazionale di contenuti di grande rilievo.

L’arrivo imminente in Italia di nuovi players internazionali quali Pluto Tv (ViacomCBS) e differito di qualche anno di HBO + ed altri soggetti nazionali ed internazionali renderà il mercato VOD ed in particolare SVOD sempre più centrale con effetti importanti sul mondo della produzione indipendente, sui modelli industriali e sulle abitudini di consumo.

La produzione di questi dati giustifica l’attenzione e la tensione dei committenti da un lato e dei produttori dall’altro sul tema delle regole di ingaggio, della congruità dei diritti e sulla limitazione temporale degli stessi, oggetto finora di una accanita discussione al tavolo aperto dal governo con i principali players senza finora un accordo che consenta a tutti di partecipare equamente e con reciproca soddisfazione alla crescita del settore.