Facebook usato in India per fomentare l’odio religioso. Nuova accusa dal Wsj

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Non solo le accuse di mettere il profitto davanti a tutto. Ora su Fb aleggia il sospetto che possa aver avuto parte attiva nelle tensioni religiose scoppiate in India nei mesi scorsi. Lo racconta il WSJ, in una nuova puntata dei suoi ‘files’.

Crescita esponenziale per i contenuti che inneggiano all’odio religioso

Partendo da alcuni documenti interni, i ricercatori hanno osservato una grande abbondanza di contenuti contro i musulmani, con coincidenze tra le date di diffusione di appelli alla violenza e l’effettivo scoppio di rivolte e scontri che hanno infiammato il paese. Secondo le stime, nei mesi successivi a dicembre 2019 la circolazione di questi contenuti, via Facebook e Whatsapp, sarebbe aumentata del 300%. 

Utenti indù e musulmani hanno affermato di essere oggetto di contenuti che inneggiano alla violenza. Tra questi alcuni post che accusano i musulmani di essere responsabili per la diffusione del Covid o di voler utilizzare il matrimonio come mezzo per affermare una sorta di supremazia.

Le segnalazioni dei ricercatori

Il social è corso ai ripari cercando di capire le dinamiche dietro a questi messaggi. In un rapporto del luglio scorso, intitolato ‘Communal Conflict in India’, sono stati individuati due gruppi nazionalisti indù legati al partito di governo come responsabili dei messaggi estremisti, raccomandando un intervento. Ma restano ancora attivi.

Il portavoce di Fb, Andy Stone, ha spiegato che molti dei documenti analizzati dal WSJ contengono “indizi” che dovevano essere usati per la discussione interna, non raccomandazioni politiche per interventi.
“L’incitamento all’odio contro i gruppi emarginati, inclusi i musulmani, è in aumento a livello globale”, ha affermato il manager, ribadendo l’impegno e l’attenzione del social per aggiornare le sue politiche. 
Dato l’enorme pubblico globale di Facebook, “tutto ciò che è buono, cattivo e brutto nelle nostre società troverà espressione sulla nostra piattaforma”, ma “non traiamo beneficio dall’odio”, ha chiosato Stone.

India mercato chiave per Facebook

Facebook ha molto in gioco in India, con oltre 300 milioni di utenti Facebook e più di 400 milioni di persone su WhatsApp. A testimonianza dell’interesse per il paese, l’anno scorso la società ha investito 5,7 miliardi di dollari per espandere le sue operazioni sul territorio. In più, i vertici indiani del social risponde direttamente a Zuckerberg.
Tutti elementi che fanno chiaramente capire come mai dalle parti di Menlo Park tentennino nel prendere posizioni e decisioni radicali.

Anche gli utenti chiedono più interventi

Tra le raccomandazioni dei ricercatori anche quella di investire più risorse per riuscire ad individuare questi contenuti.
Ma in questo caso, uno dei maggiori ostacoli riguarda il numero di lingue parlate nel paese. In India ci sono più di 1,3 miliardi di abitanti che parlano almeno una ventina di idiomi diversi, rendendo impossibile la moderazione dei contenuti.

In ogni caso, anche agli occhi degli utenti indiani è necessario un maggior impegno da parte del social nella gestione di questi conflitti.
Tra le testimonianze raccolte dai ricercatori e riportate dal  Wsj colpisce sicuramente quella di un musulmano di Mumbai, che avrebbe detto: “se i social media continueranno ad essere così per altri 10 anni, ci sarà solo odio”.
A meno che l’azienda non faccia di più per controllare i contenuti che incoraggiano il conflitto, l’India sarà un “posto molto difficile in cui sopravvivere per tutti”, ha affermato.