Fuortes (Rai): con piano industriale parte la rivoluzione; i partiti restano fuori

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Punti chiave

  • Piano industriale approvato all’unanimità
  • Intesa con Soldi
  • Politica resta fuori azienda
  • Parte la rivoluzione
  • Trasformare reti in generi
  • Posto al sole e striscia Annunziata
  • Canone resti tutto in Rai
  • Il caso Mietta a green pass

“I partiti non bussano alla mia porta”. Lo dice l’ad Rai, Carlo Fuortes, in un’intervista a ‘Repubblica’ a due giorni dall’approvazione “all’unanimità” del suo piano industriale., dove aggiunge che l’azienda è “tutt’altro che ingovernabile”, che in Cda si lavora in “armonia”, “fuori da logiche di maggioranza e opposizione”, e che “con la presidente Soldi c’è un’intesa perfetta sul futuro di Rai e su come deve fare servizio pubblico”.

Fuortes spiega che quanto approvato, l’organizzazione delle direzioni editoriali per generi che ricalca quando previsto dal precedente vertice Rai, “è solo una parte del piano, ovvero la trasformazione dell’organizzazione per generi. È l’unico modo in cui può evolvere un broadcaster internazionale per diventare una media company innovativa e digitale. Succede in tutta Europa, non è che si doveva inventare altro”.

Ma aggiunge, “nei prossimi mesi c’è da ridefinire il ruolo strategico del servizio pubblico con il contratto di servizio in scadenza. Dovremo costruire il restante pezzo di piano in base a ciò che concorderemo con il governo”.

Quanto alle nomine necessarie alla nuova organizzazione, Fuortes afferma: “La politica non sta bussando alla mia porta e non vedo problemi. I direttori saranno scelti in base alle competenze e porterò la proposta in Cda. Credo anzi che il nuovo modello potrà servire ad allontanare i partiti che qualche volta, in passato, hanno mostrato una certa invadenza”. E alla domanda se questo varrà anche per i direttori dei Tg, l’ad risponde: “Certo, vale anche per loro”.

Carlo Fuortes, amministratore delegato Rai (Foto ANSA/FABIO FRUSTACI)

Col piano industriale parte la rivoluzione

La rivoluzione che inizia oggi, e non è esagerato usare questo termine, riguarderà il 60% del personale Rai, quindi ognuno dovrà essere protagonista: non credo ci possa essere un deus ex machina che crea questa trasformazione. Verranno rimesse in gioco risorse umane ed economiche di tutta l’azienda. Sarà uno choc, ma credo molto positivo per valorizzare le energie interne”. Dice Fuortes parlando del piano industriale appena approvato dal Cda dell’azienda.

“Per ora l’area informativa rimane strutturata su tre testate generaliste, più quella regionale, che hanno comunque una grande audience. Tra le prime cinque testate, 4 sono della Rai. Inoltre stiamo valorizzando Rainews24, che presto avrà veste nuova e nuovi studi; da dicembre partirà Rainews.it che sarà l’unica testata giornalistica online del Gruppo per rivoluzionare l’offerta digitale finora troppo povera”.

Quanto alle ipotesi di newsroom, Fuortes fissa altre prirità: “Adesso è più importante procedere con una trasformazione da reti in generi che interessa due terzi della Rai: la principale azienda culturale d’Italia e leader dei broadcaster, cosa rara fra i servizi pubblici europei. L’informazione è solo un pezzo del servizio pubblico, che in 70 anni di vita ha saputo ben interpretare il Paese e ad accompagnarlo nel suo sviluppo, tenendo insieme cultura bassa e alta. L’intrattenimento, la fiction e gli altri generi sono una parte fondamentale: dimostrano che popolarità e qualità vanno considerate insieme”.

Lucia Annunziata (foto Ansa)
Lucia Annunziata (foto Ansa)

Un posto al sole: La striscia è un progetto al quale tengo molto.

E sul progetto di una striscia serale su Rai 3 nella collocazione di “Un posto al sole“, sottolinea: “La striscia è un progetto al quale tengo molto. È in fase di studio sia la fascia oraria, sia la rete. Non ho intenzione di ridimensionare o danneggiare Un posto al sole né il centro di Napoli, che va valorizzato”.

Canone interamente all’azienda o servizio pubblico impossibile

“La Rai è un’azienda particolare, le risorse di cui dispone si basano sul canone e sulla pubblicità, che una legge in via di approvazione rischia di ridurci. Dal 2008 a oggi sono già diminuite di 700 milioni e per ottenere il pareggio di bilancio sono stati tagliati molti costi esterni relativi al prodotto. Come quest’anno ho dovuto fare anch’io per frenare la crisi finanziaria. Ma al di sotto dei valori attuali non si può svolgere il servizio pubblico richiesto dal contratto di servizio”.

“Io – sottolinea Fuortes a Repubblica – non ho chiesto l’aumento del canone annuo, che è di competenza di Parlamento e governo, ma che quella parte di canone ancora trattenuto dallo Stato venga destinato per intero alla Rai. Faccio presente che le nostre sorelle europee hanno budget più elevati. La Francia ha il 50% di introiti da canone in più, la Germania quasi 3 volte”.

Quanto alla richiesta di restituzione dei 110 milioni versati ogni anno al fondo per l’editoria, Fuortes spiega: “Io non mi sono mai sognato di dire che il fondo vada annullato, forse però può essere finanziato con la fiscalità generale e non con l’imposta di scopo del canone che gli italiani pagano per il servizio radiotv”, dice l’ad Rai, che sottolinea come il canone per smartphone e tablet da lui proposto non sarebbe “una tassa sul telefonino”. “Ho fatto un altro ragionamento: in base a una legge del 1938 il canone in Italia è legato al possesso di un apparecchio radiotelevisivo, mentre negli altri Paesi si paga in base alla possibilità di vedere le trasmissioni. E poiché oggi tutti i device possono accedere ai programmi Rai attraverso Raiplay, sarebbe bene adeguarsi anche noi”.

Mietta? Abbiamo chiesto il green pass, come prevede legge’

Sul caso Mietta, la Rai ha rispettato quando prevede la legge e non ha nulla da rimproverarsi. Dice l’ad parlando della cantante concorrente a ‘Ballando con le stelle’ e a quanto pare non vaccinata, che ha contratto il Covid. “La Rai, come tutte le aziende, è tenuta a rispettare le leggi dello Stato. Chi partecipa ai programmi deve esibire il Green Pass. Ed è stato fatto. Non esiste obbligo vaccinale e noi non possiamo costringere dipendenti, conduttori o autori a vaccinarsi”.