G20: Mario Draghi e il volto mediatico del summit romano

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È lontano il tempo dei summit internazionali con i leader e il seguito diplomatico relegati in strutture isolate, con i pool di giornalisti trasportati in elicottero, come avvenne a Portorico qualche decennio fa. 
Col favore di una città come Roma, unica al mondo per le bellezze artistiche, il G20 di Mario Draghi, insuperabile regista, ha ‘bucato’ più di ogni altro sul piano mediatico. 

Da sinistra Randal K. Quarles, presidente FSB; il Primo Ministro di Singapore Lee Hsien Loong; Kristalina Georgieva, Direttrice FMI; Tedros Adhanom Ghebreyesu, Direttore Generale WHO; il Primo Ministro spagnolo Pedro Sanchez; il Primo Ministro indiano Narendra Modi; il Primo Ministro Australiano Scott Morrison; la Cancelliera Tedesca Angela Merkel; Mario Draghi, Primo Ministro italiano; il Presidente francese, Emmanuel Macron; il Primo Ministro britannico Boris Johnson; il Direttore generale FAO Qu Dongyu; Charles Michel il Presidente del European Council; Hiroshi Suzuki Senior Deputy Foreign Minister for Economic Affairs del Giappone; e Guy Ryder Direttore Generale ILO di fronte alla Fontana di Trevi (Foto ANSA/ROBERTO MONALDO/POOL/LAPRESSE).

Tanto che la foto scelta dalla maggior parte dei media per immortalare il vertice è stata quella del lancio della monetina nella fontana di Trevi da parte dei leader, come la cena di gala è stata il soggetto della vignetta di Giannelli sul Corriere della Sera, con un commensale che brinda all’“ottimo clima”. 

Oltre che alla Fontana di Trevi, i grandi del G20 e consorti si sono fatti fotografare volentieri nei luoghi simbolo della capitale come il Colosseo, Villa Pamphili, il Campidoglio e le Terme di Diocleziano. 

Il Presidente francese Emmanuel Macron, con la moglie Brigitte, ha voluto cenare in mezzo ai turisti nel tradizionale ristorante Otello alla Concordia, per concedersi poi una romantica promenade, mano nella mano, nelle vie del centro storico, fra la gioia dei fotografi. 

G20, l’Italia nel mondo

Non c’è dubbio che il vertice del G20, al culmine dell’anno di presidenza italiana al foro internazionale che riunisce le principali economie del mondo, sia stato un evento che ha portato ossigeno alle strutture dell’ospitalità romane e ha dato un forte impulso all’immagine dell’Italia nel mondo. 
Certo, può suscitare perplessità l’utilità di incontrarsi in presenza, sorridere nelle foto di gruppo e apporre una formale firma a un documento pressoché già preparato dagli apparati diplomatici. O possono essere considerate solo di circostanza le dichiarazioni e conferenze stampa sui temi arcinoti del momento dal clima alla salute.
Ed è lecito chiedersi come mai l’esperienza della pandemia, che per un periodo ha costretto i vertici del mondo a parlarsi e vedersi a distanza, usando le ormai banalissime tecnologie, non abbia suggerito un cambio di passo, una minore pomposità ai summit. 

Un successo d’immagine

Ci ha però pensato il prestigio di Mario Draghi, e la regia mediatica data al Summit romano, a cancellare ogni dubbio sulla utilità di dimostrare la credibilità e la fiducia che circola fra coloro che svolgono l’impegnativo compito di rappresentare i popoli. 

Tante divergenze di fondo fra molte nazioni, un mondo economico sempre più stretto e continenti lasciati ai margini, come l’Africa, sono rimasti in secondo piano, bypassati da un Draghi che di fronte ai media mondiali ha diffusso la convinzione del successo dell’assise, supportato dalla manifesta serenità dei leader favorita dalle bellezze di Roma
Cosicché all’abile accordo sul tetto al riscaldamento di +1,5 gradi – da raggiungere entro la “metà secolo”, ma senza una data precisa – non hanno potuto sottrarsi, agli occhi del mondo intero, la Cina e il suo leader Xi Jinping, sia pure alle prese coi problemi dell’economia strutturale del suo Paese.