Giornalisti, 9 omicidi su 10 restano senza colpevoli. Unesco: impunità all’87%

Condividi

Nove assassini su dieci di giornalisti non vengono perseguiti, con un livello di impunità dell’87%.
Il dato è emerso dall’incontro “Come fermare i reati contro i giornalisti”, organizzato a Siracusa dall’associazione ‘Ossigeno per l’Informazione’ su mandato dell’Unesco.

I dati Unesco

E’ stato Tawfik Jelassi (nella foto), assistente del direttore generale dell’Unesco a fornire alcuni numeri. “Ci sono stati 400 assassini di cronisti negli ultimi due anni”, ha detto, ricordando tra l’altro che negli ultimi due giorni sono morti 3 giornalisti in Messico e nelle Filippine.

“Abbiamo bisogno di un’azione giudiziaria per mettere fine all’impunità, rischiamo di arrivare tardi. Bisogna garantire libertà espressione e diritto all’informazione”.
In quest’ottica, il rappresentante Unesco ha annunciato che il prossimo anno ci sarà proprio nella città siciliana un corso di formazione per pubblici ministeri per dare strumenti per esaminare la problematica relativa ai reati contro i giornalisti.

La situazione in Italia

“L’impunità in Italia oscilla intorno al 93 per cento”. Lo ha detto Alberto Spampinato, presidente dell’associazione Ossigeno, chiedendosi quali possano essere le contromisure da mettere in campo e come si possa passare “dalla retorica della denuncia al linguaggio dei fatti”. “Mettendo in campo le buone pratiche e le raccomandazioni si possono trovare le ricette con cui intervenire”, ha aggiunto. L’obiettivo, ha spiegato, è passare dalla fase della protesta per le intimidazioni ai giornalisti e per l’impunità degli aggressori alla fase più matura della proposta, della discussione e dell’attuazione concreta delle possibili contromisure a livello legislativo, giudiziario, giornalistico ed editoriale.

Eugenio Albamonte, sostituto procuratore a Roma, ha evidenziato che i professionisti della comunicazione, come intermediari che offrono una lettura articolata della realtà, vanno tutelati. “C’è un abuso del diritto di querela – ha sottolineato – e ci sono le campagne d’odio su internet e abbiamo difficoltà a contrastarle. Ci deve essere una cooperazione internazionale così come accaduto in altri settori”.