Rai, Anzaldi: direttori di garanzia per i tg, tutti esterni e di alto profilo

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Si avvicina il cambio della guardia ai telegiornali della Rai. A quanto pare l’ad Carlo Fuortes sarebbe intenzionato a portare le nomine in Cda nella seduta del 18 novembre. Nomine molto sensibili su cui hanno acceso i fari i politici di tuti i partiti e hanno gli occhi puntati i giornalistici della rai e il potente sindacato Usigrai.

Dato il particolare governo di larghe intese e la delicatezza della congiuntura politica, con alle viste nei prossimi mesi la nomina del Colle e le elezioni, il provocatore Michele Anzaldi lancio il sasso nello stagno. Il commissario della Vigilanza invita Fuortes ad assicurare ai tre telegiornali della Rai, Tg1 Tg2 e tg3, “tre direttori di vera garanzia”.

Che cosa intende Anzaldi? “Direttori di provata professionalità, magari a fine carriera, non compromessi con le dinamiche interne all’azienda e che davvero non debbano rispondere a nessuno. Insomma, così come a Palazzo Chigi c’è una personalità di garanzia quale è Draghi, così alla guida dei tg servirebbero direttori ‘notai’, che sappiano traghettare l’informazione pubblica in questa delicata fase che sarà segnata dall’elezione del nuovo presidente della Repubblica e poi dalle elezioni”.

Nel comunicato stampa, Anzaldi sostiene che sia “inevitabile guardare all’esterno dell’azienda per un ruolo del genere”, e sarebbe utile aprire una discussione pubblica “che coinvolga il mondo del giornalismo, della cultura, dell’informazione, anche in vista dell’inevitabile riforma delle News Rai verso la Newsroom unica in linea con le tv pubbliche di tutta Europa”.

Nella sua riflessione, Anzaldi punta il dito contro la scelta di puntare su direttori interni, che “si è rivelata totalmente fallimentare per i profili scelti, che sono stati responsabili di multe dell’Agcom, continue violazioni di pluralismo e deontologia, errori e buchi giornalistici”. “Per questo, rimarca, il nuovo Cda guidato da Marinella Soldi dovrebbe valutare con attenzione la necessità di guardare a professionisti esterni”.

“Il Governo Draghi sta portando avanti – scrive ancora Anzaldi al Riformista – importanti riforme in campo economico, della concorrenza, della giustizia, delle infrastrutture: sarebbe davvero inspiegabile se invece su un ambito di fondamentale importanza per la democrazia come il servizio pubblico radiotelevisivo decidesse di non fare nulla, lasciando spazio solo a privilegi, sprechi, indebite rendite di potere e dannose commistioni con la politica. Intervenire, conclude, sul rinnovamento dell’informazione Rai è doveroso non soltanto a tutela dei cittadini che pagano il canone, ma anche per rispetto alle migliaia di giornalisti e dipendenti Rai che meritano di vedere le proprie testate giornalistiche tornare a primeggiare nel panorama editoriale italiano, invece di arrivare sulle notizie dopo i quotidiani e la tv commerciale”.