Dma, editori europei: rischio mercati digitali in mano a big della rete

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Appello di Emma e Enpa agli Stati Membri perchè intervengano su alcune lacune nel testo

“È il momento per gli Stati membri di agire a tutela del futuro della democrazia europea, delle libertà europee e dell’economia europea”. E’ l’esortazione degli editori europei nell’appello in cui tornano a chiedere agli stati membri Ue di modificare alcuni passaggi controversi del Dma, il Digital Market Act, la proposta legislativa per regolare l’economia digitale in discussione in Europa.

Dma, una “occasione unica”

Non è la prima volta che Emma ed Enpa, le due associazioni che riuniscono gli editori di periodici e quotidiani, prendono posizione in tal senso.
Nel loro ultimo appello, sostenuto e condiviso anche dalla Fieg, definiscono il Dma “un’occasione unica” per il vecchio Continente “per l’ulteriore sviluppo dei mercati digitali e della sovranità digitale”. Ma non possono che rilevare la presenza di alcuni passaggi che non sono stati affrontati dagli Stati membri, correndo il “rischio che l’UE consegni i suoi mercati digitali ai grandi monopoli della Rete”. Nello specifico si riferiscono “all’esenzione del motore di ricerca gatekeeper e del social network gatekeeper dall’obbligo di fornire condizioni di accesso eque” e “non discriminatorie a tutti i servizi della piattaforma principale e almeno al motore di ricerca di Google e al social network di Facebook”.

Rischio diventi legge “a protezione dei gatekeeper”

“La fretta degli Stati membri di adottare una posizione comune finora insoddisfacente sul Dma permetterà alle grandi piattaforme digitali di operare discriminazioni nella distribuzione dei contenuti editoriali, decidendo cosa i cittadini europei consumano, vedono, leggono”, scrivono, convinti che in questo modo il provvedimento possa diventare “paradossalmente una legge a protezione dei gatekeeper”.
Da qui la richiesta di prendere una posizione chiara e di votare contro l’adozione di una posizione comune “a meno che il regolamento non vieti espressamente ai gatekeeper di discriminare e di imporre condizioni di accesso ingiuste”.