Fb, Haugen all’Ue: nessuno fuori sa cosa succede. Regole per salvare democrazie

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Dopo il Congresso e i deputati di Australia e Inghilterra, l’ex dipendente di Fb incontra il Parlamento Ue

La difficoltà di condurre indagini interne, la segretezza nell’amministrazione, ma anche l’impatto delle norme Ue sui servizi digitali (Dsa). La commissione per il mercato interno del Parlamento Ue ha incontrato Frances Haugen, la talpa che con le sue rivelazioni ha messo in difficoltà Facebook, passando in rassegna diversi temi che coinvolgono il social.

Haugen: nessuno all’esterno può sapere cosa succede

Riprendendo timori e giudizi già espressi al Congresso Usa, Haugen nel suo discorso ha spiegato come Facebook “crei divisioni nelle comunità e indebolisca le nostre democrazie” e come questo sia noto all’interno della compagnia che però ha “deliberatamente deciso di non tenere contro delle indagini interne per continuare ad anteporre il profitto alla salute e la sicurezza delle persone”.
Il problema risiede nella segretezza con cui Facebook viene amministrato, che determina il fatto che “nessuno all’esterno, neanche governi e autorità, sappiano cosa succeda realmente all’interno”.
Per le autorità condurre indagini interne a Facebook è impossibile. “L’accesso ai dati comporterebbe la violazione del segreto di mercato”, ha spiegato Haugen. “Ma ciò determina una situazione in cui Facebook è il solo giudice di se stesso e dei suoi problemi e ciò non è più sostenibile”

Imporre regole

Le democrazie quindi devono fare “ciò che hanno sempre fatto quando il mercato gli sfuggiva di mano, ovvero imporre regole”, ha spiegato la Haugen.
E in quest’ottica, le norme Ue sui servizi digitali (Dsa) “possono essere un’opportunità per cambiare per sempre il mondo digitale, per costringere le piattaforme a innovarsi non più solamente secondo la legge del profitto e per salvare le nostre democrazie”.
“Se la Dsa verrà applicata nel modo giusto l’Europa ha il potere di cambiare le cose. Non potrei essere più grata all’Ue che ha preso sul serio questo problema, la Dsa può essere lo standard aureo del mondo digitale e ispirare gli altri paesi, inclusa l’America, a salvare le nostre democrazie”, ha rimarcato.

I timori di Haugen su ‘Meta’

Nel suo intervento, Haugen ha parlato anche della recente decisione di Fb di cambiare nome in Meta, puntando sulla tecnologia del metaverso. “Sono molto preoccupata”, ha detto. Il cambio “dimostra che Facebook vuole andare avanti sempre e solo pensando alla crescita e ai profitti ma senza mettere in sicurezza ciò che hanno. Il fatto che hanno i fondi per assumere diecimila ingegneri per programmare videogiochi ma non per mettere in sicurezza la loro piattaforma è inaccettabile.

“I rischi sono legati al fatto che per usare il Metaverso dovremmo avere molti piu sensori nelle nostre case e nei nostri uffici e questo non è una buona idea quando si parla di una compagnia che non ha trasparenza nell’uso dei dati”.
“Se le compagnie inizieranno a usare il metaverse per la gestione del lavoro, per esempio, i dipendenti potrebbero non avere scelta sulla condivisione dei propri dati”, ha chiosato.

Breton: Ue intenzionata a giro di vite su Big Tech

“L’Europa è seriamente intenzionata a regolamentare ciò che sembra ancora un far west digitale. La velocità è tutto: abbiamo bisogno che il pacchetto” di proposte Ue per regolamentare le Big Tech “sia adottato nella prima metà del 2022”. E’ stata la poisizione espressa dal commissario europeo per il Mercato interno, Thierry Breton, alle sollecitazioni di Haugen.

“Abbiamo visto l’impatto che le principali piattaforme possono avere sulle nostre democrazie e società, compreso il benessere dei nostri figli, ha sottolineato Breton. Con il Dsa, ora disponiamo degli strumenti per ritenere le piattaforme responsabili della trasparenza degli algoritmi, dell’utilizzo dei dati e della mitigazione dei rischi”.
L’Ue, ha aggiunto, deve restare “estremamente ambiziosa” nella sua risposta.
“I maggiori sforzi di lobby a cui abbiamo assistito” da parte delle Big Tech “sono vani: non permetteremo agli interessi aziendali di interferire con il maggiore interesse del popolo europeo”.