Stop alla condivisione del contenuto su due device? E’ rivolta contro Dazn

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Levata di scudi contro la possibilità che la società guidata da Veronica Diquattro, che dispone dei diritti tv della Serie A e di tanti altri contenuti sportivi, restringa la possibilità di visione contemporanea su due dispositivi.

I Punti Chiave

  • Un articolo de Il Sole 24Ore, non smentito annuncia la svolta
  • Sui social e sulla Rete piovono le critiche. Ma anche le associazioni dei consumatori e la politica scendono in campo
  • In che contesto economico e di business arriva la scelta

Stop al ‘due al prezzo di uno’ da gennaio? Dazn limita davvero la ‘concurrency’, ‘promessa’ nel contratto che lo streamer ha siglato con i propri abbonati? L’orientamento dell’azienda, a quanto pare, sarebbe quello di consentire la visione contemporanea solo a due utenze che fanno riferimento alla stessa rete fissa.

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Intanto, quando ancora non è arrivata la risposta definitiva, i social sono diventati il canale preferenziale di una protesta molto sentita del target di fruitori della piattaforma che vuole rivoluzionare il consumo dello sport. La notizia della svolta è diventata rapidamente ‘trendtopic’. E il tenore prevalente dei post è stato subito chiaro. “Il calcio sta tentando il suicidio” ha commentato su twitter Fabrizio Biasin, giornalista sportivo con largo seguito social, opinionista ricercato da tutti i talk principali che parlano di fatti pallonari. “Se la notizia sarà confermata”, ha aggiunto un altro giornalista ed esperto, Lorenzo Vendemiale, “questa è la pietra tombale sulla credibilità della Serie A e di Dazn”.

E qualcun altro del popolo della Rete ha considerato: “In soli tre mesi quelli di Dazn sono riusciti a diventare più antipatici di quelli di Sky”. E ha rincarato la dose sempre su twitter un tifoso e fruitore: “Difendiamoci esercitando entro i 30 giorni il diritto di recesso come è ammesso in questi casi”. Ma cosa è accaduto fino a questo momento?

Un articolo de Il Sole 24Ore, non smentito annuncia la svolta

La possibilità che la società guidata da Veronica Diquattro, che dispone dei diritti tv della Serie A e di tanti altri contenuti sportivi, restringesse la possibilità di visione contemporanea su due dispositivi di un contenuto, l’ha anticipata un articolo de Il Sole 24Ore. Che ha dato come imminente la partenza di una comunicazione ufficiale agli abbonati. Dazn ha replicato al giornale con un ‘no comment’, e poi nel corso delle ore successive sono arrivate poche precisazioni e chiarimenti ufficiali sul tema. Un’agenzia Agi specifica, facendo riferimento a fonti Dazn, che la condivisione rimarrebbe valida per i device collegati allo stesso router familiare. Che a non potere esser possibile sarebbe la visione contemporanea, ma anche a distanza, di due utenze collegate allo stesso abbonamento.

Si lascia inoltre intendere che la misura nascerebbe con l’obiettivo di contrastare il fenomeno della pirateria. Che i dati a disposizione di Dazn indicano come a settembre oltre il 20% delle condivisioni avvenisse in maniera fraudolenta. Per tutelare anche la Lega Calcio e il movimento nel suo complesso, la svolta sarebbe stata quindi quasi obbligata.

Sui social e sulla Rete piovono le critiche. Ma anche le associazioni dei consumatori e la politica scendono in campo

Ma il mondo degli appassionati non l’ha intesa così. E sta continuando ad attaccare furiosamente “il servizio streaming più costoso della storia”. Qualcuno ha promesso: “Campionato ci vediamo l’anno prossimo, ciao”. Mentre un tifoso ha definito scherzando Dazn “la cosa peggiore accaduta al calcio italiano dalla fondazione della Juventus”.

Sul tema si sono impegnate anche le associazioni dei consumatori e la politica. Il Codacons ha deciso infatti di presentare un esposto all’autorità per le comunicazioni e a quella per la concorrenza affinché si accerti la correttezza  dell’operato della società. “Se sarà confermata la decisione di Dazn di modificare unilateralmente le condizioni contrattuali e bloccare l’accesso ai contenuti in contemporanea da due device, si potrebbe profilare un danno per quegli  utenti che hanno attivato abbonamenti sulla base di condizioni su cui ora dazn fa marcia indietro”. Spiega ancora il Codacons: “Se da un lato è  comprensibile l’esigenza di combattere la pirateria, dall’altro è innegabile che modificare le regole del gioco dopo che gli utenti  hanno accettato le condizioni proposte dalla società e siglato gli  abbonamenti potrebbe configurare una violazione delle norme civilistiche e del codice del consumo, con una conseguente lesione dei diritti dei consumatori”.

La parlamentare di Fratelli d’Italia, Augusta Montaruli ha invece annunciato che si tratta  “dell’ennesima violazione dei diritti dei consumatori della cui difesa anche il governo non può sottrarsi”. Secondo la Montaruli “assisteremmo peraltro contestualmente ad una palese violazione delle regole anche di concorrenza da un lato e ad una palese compromissione dei diritti degli abbonati”. Per questo motivo – ha annunciato la parlamentare “presenterò un’interrogazione parlamentare dando forza alle legittime osservazioni delle associazioni dei consumatori che non possono rimanere inascoltate alla luce anche del fatto che non siamo difronte al primo episodio discutibile nella condotta di Dazn”.

In che contesto economico e di business arriva la scelta

Ma appare evidente che il senso della limitazione alla ‘concurrency’ ha una valenza economica molto pressante per Dazn (e Tim). Si tratta cioè di fare tornare i conti dell’investimento affrontato e si usano tutte le leve per riuscirci. Finora le cose non sono andate bene. E anche il ceo di TIM, Luigi Gubitosi, ha ammesso che i numeri dell’operazione sono fin qui rimasti sotto le attese. Non è un caso che il gigante delle tlc in questo periodo per aumentare la base abbonati sia in fase di promozione del prodotto calcio su TimVision, garantendolo per un anno al prezzo di 19,99 euro.

La ratio economica della scelta di Dazn pare quindi chiara. Il benchmark, in termini di prezzo della Serie A, pare cristallizzarsi su livelli – i 20 euro circa delle promozioni, ma anche i 15 euro di chi ‘smezza’ l’abbonamento da 30 euro circa di Dazn sfruttando la ‘concurrency’ – che agli attuali ritmi di crescita degli abbonamenti non possono certo consentire, a chi ha speso 840 milioni di euro annui per i diritti tv (Dazn), e a chi ne ha investiti 340 per commercializzarli sulla propria piattaforma (TIM), un onesto e rapido ritorno dell’investimento. Si tratta quindi di dare una scossa ulteriore. Cercando quindi di spingere i ‘condivisori’ impropri di una sola subscription a ‘separarsi’ dal socio, se questo è di comodo. In questo momento sono due milioni circa gli abbonati accreditati a Dazn, con TimVision che naviga molto più lontano e cerca di dare un senso al minimo garantito assicurati allo streamer. “Così farete crescere solo i pirati…” ammoniscono però sui social tanti appassionati che protestano…