Rai. Osservatorio Pavia: auspicabile confronto con Vigilanza e Agcom; manca monitoraggio radio e web

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Durante l’audizione dei vertici commissione ha posto tema mancanza monitoraggio radio e web così come l’urgenza di affrontare tema criteri e loro cambiamento in vista di prossime scadenze

Il doppio ruolo di rappresentante delle istituzioni e rappresentante politico appartente ad un partito ha sempre suscitato polemiche durante le campagne elettorali circa il rispetto del pluralismo e questa sera che la commissione di Vigilanza Rai ha audito Andrea Caretta e Vittorio Cobianchi, rispettivamente presidente del Consiglio di amministrazione e responsabile del monitoraggio pluralismo politico dell’Osservatorio di Pavia, le criticità sono emerse con nettezza portando infine sia i vertici dell’Osservatorio che la Commissione a sentire l’esigenza di un confronto approfondito che includa l’Agcom in vista della possibilità di introdurre “con urgenza anche in vista delle prossime scadenze”, come ha rilevato il presidente della bicamerale Alberto Barachini, criteri capaci di garantire meglio il rispetto del pluralismo. Tra le questioni emerse, inoltre, la mancanza di un monitoraggio nelle radio, evidenziata in particolare da Barachini e di un monitoraggio sul web, posta all’attenzione dell’Osservatorio di Pavia dalla capogruppo del Pd Valeria Fedeli. Due ‘vulnus’ che al momento non possono essere colmati, senza apportare novità alla metodologia di riferimento.

Ruolo dell’Osservatorio di Pavia

“Noi misuriamo la presenza dei soggetti politici in tv. Non la valutiamo – ha spiegato in particolare Cobianchi sulla questione del doppio ruolo – Non abbiamo né il compito né le competenze giuridiche e amministrative per fare questo tipo di valutazione. La valutazione della corretta rappresentazione del quadro politico dal punto di vista del pluralismo è compito di Agcom. E da questo punto di vista noi cerchiamo il più possibile di attenerci alle indicazioni delle direttive dell’Agcom sulle rilevazioni dei tempi. Non nascondo comunque che il ruolo politico dei soggetti di governo è una delle questioni fondamentali poste oggi. Nella nostra metodologia noi cerchiamo di distinguere dal punto di vista funzionale quando la dichiarazione di un membro dell’esecutivo è da considerarsi istituzionale e quando invece è da considerarsi politica. Nel primo caso – ha chiarito – il suo tempo sia di voce sia di notizia viene imputato all’istituzione corrispondente e quindi al governo; se invece la cornice all’interno della quale il suo intervento viene presentato è di natura chiaramente politica (o per elementi inerenti all’intervento stesso come può essere l’asseblea di partito o campagna elettorale, sia per elementi contestuali come inserimento all’interno del pastone politico per esempio nello spazio dedicato ai politici della maggioranza) il suo tempo viene inserito all’interno del partito politico di appartenenza”.

La politica può influenzare i processi decisionali

“Ed è vero – ha ammesso – che anche la presenza istituzionale di un soggetto politico chiaramente riconducibile ad un’appartenenza può influenzare i processi elettorali. Ma queste sono questioni di valutazione che non spettano a noi, ma ad Agcom. Nelle direttive che regolano la presenza dei soggetti politici in periodo di par condicio c’è sempre la norma secondo la quale lo spazio dedicato al governo deve essere dedicato alle comunicazioni di servizio, ma chiaramente questa non è una valutazione tecnica quanto politica E noi non possiamo far altro che misurare lo spazio dedicato a ciascun soggetto politico e poi l’Agcom fa le sue valutazioni”, ha spiegato Cobianchi chiarendo che le regole sono del tutto diverse per i soggetti locali che infatti “sono sempre imputati ai partiti politici di appartenenza come stabilisce la metodologia dell’Agcom cui dobbiamo adeguarci sebbene io convenga sul fatto che questa cosa possa essere normata meglio e auspico per questo un confronto con Agcom, magari anche con la partecipazione della Commissione di Vigilanza, sulle problematiche che ci costringono a scelte del tutto discrezionali”.