Google: il Tribunale Ue conferma la multa da 2,42 miliardi per Shopping

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Google deve pagare la sanzione da 2,42 miliardi di euro inflitta dalla Commissione Europea.
Lo ha deciso il Tribunale dell’Ue, rigettando il ricorso di Big G sulla multa per abuso di posizione con Shopping, il suo servizio di comparazione degli acquisti.

Il caso

Il caso risale al 2017, ed è uno dei tre contenziosi che contrappongono l’Ue a Google, per un totale di oltre 8 miliardi.

L’accusa è quella di abusare della posizione dominante nella ricerca online che consentiva agli utenti di comparare i prezzi dei prodotti in 13 paesi europei prima dell’acquisto. Grazie a questa egemonia, denunciata nel 2010 da TripAdvisor e Twenga, i concorrenti di Google Shopping risultavano meno visibili al consumatori.

L’authority (nella foto Margrethe Vestager, Commissario per la concorrenza) ha chiesto al colosso di rimediare o di pagare le multe, anche durante l’iter del contenzioso. L’azienda ha dovuto cambiare la visualizzazione delle ricerche, dando più spazio ai concorrenti, rimasti però insoddisfatti, perchè si ritengono ancora trattati ingiustamente. 

Riconosciuto “carattere anticoncorrenziale”

Il Tribunale ha rigettato il ricorso, riconoscendo “il carattere anticoncorrenziale della pratica controversa” messa in atto con Shopping. “Google si è allontanata dalla concorrenza nel merito” attraverso un posizionamento più favorevole del suo servizio, declassando invece i concorrenti, relegati tra i risultati generici.

“Google non riesce ancora a dimostrare alcun aumento di efficienza legato a questa pratica che compenserebbe i suoi effetti negativi sulla concorrenza”, scrivono i giudici Ue.

“Anche se gli algoritmi per la classificazione dei risultati generici o i criteri per il posizionamento e la visualizzazione dei risultati dei prodotti specializzati di Google possono, in quanto tali, rappresentare miglioramenti del servizio favorevoli alla concorrenza, ciò non giustifica la pratica in questione, vale a dire la disparità di trattamento dei risultati del servizio di acquisti comparativi di Google e dei risultati dei servizi di acquisti comparativi concorrenti”.

La replica di Google

“Il giudizio, che esamineremo nel dettaglio, si riferisce a una serie di fatti molto specifici”, ha commentato Google. “Già nel 2017 abbiamo apportato modifiche per ottemperare alla decisione della Commissione Europea”.
“Gli annunci su Shopping aiutano le persone a trovare i prodotti cercati in modo semplice e veloce, e aiutano i commercianti a raggiungere potenziali clienti. Il nostro approccio ha funzionato con successo per più di tre anni, generando miliardi di clic per più di 700 servizi di shopping comparativo”.

Il gigante di Mountain View ha ora la possibilità impugnare la sentenza dinnanzi al tribunale superiore, la Corte di giustizia Ue.