Digitale, Italia risale nel Desi. Ma il capitale umano è “significativamente indietro”

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Pubblicata l’edizione 2021 dell’indice di digitalizzazione dell’economia e della società in U

Migliora il piazzamento dell’Italia nell’edizione 2021 del Desi, l’indice di digitalizzazione dell’economia e della società pubblicato ogni anno dall’Unione Europea. Nel rilevamento appena pubblicato il nostro paese si colloca al 20esimo posto, in crescita rispetto al 25 occupato nell’edizione precedente, ma “significativamente in ritardo rispetto ad altri paesi dell’Ue in termini di capitale umano”.

Quadro generale

L’edizione 2021 fotografa la situazione al giugno 2020 (con alcune eccezioni ferme al primo trimestre). Il cosiddetto ‘effetto Covid 19’ sull’uso e la fornitura di servizi digitali e i risultati delle politiche attuate da allora, precisa la commissione, “non vengono catturati nei dati e saranno più visibili nell’edizione 2022”.

Gli indicatori valutati sono in tutto 4 e misurano il capitale umano, il grado di connettività, l’integrazione delle tecnologie digitali e la digitalizzazione dei servizi pubblici. Il quadro generale che emerge “è misto e, nonostante una certa convergenza, il divario tra i leader dell’Ue e quelli con i punteggi Desi più bassi rimane ampio. Nonostante questi miglioramenti, tutti gli Stati membri dovranno compiere sforzi concertati per raggiungere gli obiettivi 2030 stabiliti nel Decennio digitale europeo” ribadisce la Ue.

La situazione italiana nel Desi

L’Italia si colloca al al 25esimo posto per capitale umano. Solo il 42 % delle persone di età compresa tra i 16 e i 74 anni possiede perlomeno competenze digitali di base (56 % nell’Ue) e solo il 22 % dispone di competenze digitali superiori a quelle di base (31 % nell’Ue). La percentuale di specialisti Tic in Italia è pari al 3,6 % dell’occupazione totale, ancora al di sotto della media Ue (4,3 %). Solo l’1,3 % dei laureati italiani sceglie discipline Tic, un dato ben al di sotto della media Ue, mentre la questione di genere è nella media. “L’Italia deve far fronte a notevoli carenze nelle competenze digitali di base e avanzate, che rischiano di tradursi nell’esclusione digitale di una parte significativa della popolazione e di limitare la capacità di innovazione delle imprese. La Strategia Nazionale per le Competenze Digitali rappresenta un risultato importante e un’opportunità per colmare questo divario”, sottolinea il rapporto.

Migliorano gli indicatori dell’integrazione tecnologica, con un passaggio dal 22esimo al decimo posto, e dei servizi pubblici, dal 19 al 18mo posto).

Situazione critica invece sul fronte della connettività, dove l’Italia passa dal 17esimo al 23mo posto. “Nel quadro della diffusione della banda larga, la pandemia di Covid-19 ha indotto l’attuazione di alcune misure che hanno impresso un’accelerazione alla copertura della banda ultralarga anche nelle aree bianche”, commenta l’analisi.
“Tuttavia, sono necessarie più soluzioni strutturali a lungo termine per far fronte ai ritardi che ancora si verificano nell’attuazione del piano Banda ultralarga. Sarà inoltre importante tradurre il punteggio elevato di preparazione al 5G in una copertura 5G nelle zone abitate e, a tal fine, proseguire le riforme strutturali avviate nel 2020 e attuare le misure incluse nella tabella di marcia nazionale relativa al pacchetto di strumenti per la connettività 5G”.

Vestager e Breton: dati positivi, si vede dove migliorare

“Il messaggio dell’indice di quest’anno è positivo, tutti i paesi dell’Ue hanno compiuto progressi per diventare più digitali e più competitivi, ma si può fare di più”, commenta la vicepresidente esecutiva Margrethe Vestager. “Stiamo lavorando con gli Stati membri per garantire che gli investimenti chiave vengano effettuati tramite il Recovery and Resilience Facility per offrire le migliori opportunità digitali a tutti i cittadini e le imprese”.

Il commissario per il mercato interno, Thierry Breton, aggiunge: “Il Desi di oggi mostra progressi, ma anche dove dobbiamo migliorare collettivamente per garantire che i cittadini e le imprese europee, in particolare le pmi, possano accedere e utilizzare tecnologie all’avanguardia che renderanno le loro vite migliori, più sicure e più verdi”.

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