Calcio, De Siervo: media company strada tracciata. Superlega insostenibile

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Dal Social Football Summit il manager ha toccato orgomenti delicati dal rapporto con i fondi, al legame cn la politica. Sferrando una dura critica ai calciatori

“Se da soli o con altri fondi, la media company ormai è la strada tracciata”. E’ il punto di vista dell’ad della Serie A, Luigi De Siervo, che dal Social Football Summit in corso allo stadio Olimpico di Roma ha fatto un bilancio del calcio italiano, tra accordi con i fondi ed emergenza Covid.

“Organizzatori di intrattenimento”

“Come campionato di calcio siamo a tutti gli effetti degli organizzatori di intrattenimento puro. Anche senza iniezione di capitali, abbiamo costruito un centro televisivo con la centralizzazione di tutte le funzioni e sei tipi di highlights. Siamo una media company a tutti gli effetti e lo faremo a prescindere da quello che l’assemblea deciderà”, ha spiegato.

“Chi non ritiene giusto e corretto vendere una quota del proprio ricavo prospettico può stare in un sistema con altre squadre senza pregiudicare lo sviluppo in questo senso”, ha continuato parlando delle perplessità di alcuni presidenti sul rapporto con i fondi di investimento coinvolti nel progetto della media company.

Secondo il manager, il progetto della Serie A e quello della Liga spagnola “sono molto simili”. La differenza, ha detto De Siervo con “invidia”, sta nel fatto che “la Spagna ha una governance chiara, noi invece ogni volta che si parte c’è già aperto un fronte di opposizione, non si riesce a fare un salto di maturità che consentirebbe al calcio di migliorare. Noi siamo il calcio che ha maggiori potenzialità di crescita in Europa, in prospettiva. Dobbiamo decidere solo con quale modalità farlo”.

La Superlega “insostenibile” in Italia

De Siervo ha parlato anche del progetto, naufragato, della Superlega. “In Italia porterebbe una diminuzione del 30% dei ricavi e sarebbe insostenibile. Soldi che sottraggono investimenti sulle leghe nazionali”, ha raccontato citando uno studio Deloitte.
“C’è anche il problema del calendario, perché c’è una spinta forte delle grandi squadre nel sottrarsi dai campionati nazionali per svolgere più partite internazionali. Peraltro, le 12 squadre firmatarie erano tra le più indebitate e questo è un tema significativo”.

“Non dobbiamo fare una prepotenza, ma migliorare il sistema attuale, implementando la competizione della Champions League e lavorando affinché le squadre che più investono possano essere più soddisfatte”, ha proseguito, sottolineando la necessità di seguire “la strada del calcio virtuoso”.
“Le Leghe europee, ha continuato ancora con un occhio ai bilanci delle squadre, mai come in questo periodo hanno trovato una compattezza nella direzione di concentrarsi sul sistema di regole. Il percorso non può che essere questo. Il FairPlay finanziario non allenti le sue maglie: lo vedremo nelle prossime finestre di mercato, perché sarà ancora una volta il problema su cui dobbiamo vigilare tutti”.

Calcio e politica

Secondo De Siervo tra le criticità che interessano il calcio nel nostro paese c’è anche il legame con la politica, invocando la necessità di ristabilire un rapporto “leale”.
“In Italia il calcio e la Serie A sono stati individuati come il capro espiatorio. Una politica dove il populismo l’ha fatta da padrone e che non ha fatto nulla per combattere la pirateria. Pretendiamo un’interlocuzione seria e di programmazione, contiamo quindi sul governo Draghi affinché si chiuda questa parentesi e venga dato il giusto aiuto al calcio”.

“Il calcio è un business a tutti gli effetti, non dobbiamo essere ipocriti: siamo l’unico Paese al mondo che si è castrato con una legge che limita e impedisce una commercializzazione libera. Una legge che ci pone dei vincoli nel vendere all’estero e non se ne capisce il motivo. La pandemia ha fatto emergere agli occhi di tutti le grandi difficoltà e le contraddizioni. Dobbiamo ristabilire un rapporto leale con la politica in cui considerare una serie di norme che ci consenta di correre ed essere competitivi sul campo di gioco”.

L’attacco ai calciatori: nell’emergenza Covid “egoisti”

E sempre restando in tema Covid, De Siervo ha criticato senza mezzi termini l’atteggiamento tenuto dai calciatori durante l’emergenza. “1,2 miliardi di perdita del calcio italiano (per la pandemia, ndr) sono andati nelle mani di calciatori che con grande egoismo si sono girati dall’altra parte mentre i club soffrivano”.
E ancora: “questi ragazzi sono simboli e modelli per migliaia di persone, in questo momento di crisi i calciatori non hanno fatto la loro parte”.

“Non avevamo gli strumenti per imporre un taglio degli stipendi e le squadre sono state esposte alle prepotenze di agenti e calciatori. Stiamo rinnovando il contratto collettivo con l’Aic e incontriamo delle resistenze. Parliamo di una categoria di privilegiati che dovrebbe essere vincolata ai risultati economici della squadra con la quale sono sotto contratto”.