Greta attacca i risultati di Cop26: hanno annacquato il bla bla bla

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I risultati della Cop26 sono “ancora più vaghi del solito”. Greta Thunberg torna ad attaccare la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2021, appena conclusasi a Glasgow.

“Sono riusciti ad annacquare il bla bla bla. Questa è una conquista”, ha detto l’attivista svedese in un’intervista alla Bbc. “Purtroppo è finita come mi aspettavo. Ci sono tanti piccoli passi in avanti ma il documento può essere interpretato in tanti modi. E’ molto, molto vago”, ha sottolineato Greta, che già durante le giornate della conferenza aveva accusato i leader di fare ‘green washing’, cioè ambientalismo di facciata.

I commenti dei leader

Le perplessità di Greta sull’incontro sono state condivise anche se in maniera meno radicale dal presidente della Cop26, Alok Sharma, che parlando sempre con la Bbc, aveva criticato Cina e India per la loro posizione sul carbone. “Avranno da spiegare quello che hanno fatto ai paesi del mondo più vulnerabili al cambiamento climatico”, il suo commento. Ma cercando di vedere il bicchiere mezzo pieno aveva aggiunto: “non descriverei quello che abbiamo fatto come un fallimento. E’ un risultato storico”.

Tra gli altri leader, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, ha definito la Cop26 “un passo nella giusta direzione”, ma “il lavoro è ancora lontano dall’essere concluso”. Stessi concetti per il presidente dell’europarlamento David Sassoli.
Meno ottimista è stato invece il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres: i testi approvati alla Cop26 per lui sono “un compromesso. Riflettono gli interessi, le condizioni, le contraddizioni e lo stato della volontà politica nel mondo oggi”.

Come si è concluso Cop26

La conferenza sul clima si è conclusa con un accordo di compromesso. Sì all’obiettivo di tenere il riscaldamento globale sotto 1 grado e mezzo, sì ad aggiornare l’anno prossimo gli impegni di decarbonizzazione degli Stati, sì alle regole sul mercato del carbonio e sull’applicazione dell’Accordo di Parigi. Ma no all’eliminazione delle centrali a carbone e dei sussidi alle fonti fossili (si parla solo della loro “riduzione”), e ancora un rinvio per il fondo da 100 miliardi di dollari all’anno per aiutare i paesi poveri a decarbonizzare.