Solo 1 redazione su 10 in presenza. Il futuro del giornalismo è ibrido

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Il Covid ha ridisegnato le redazioni. Uno studio Reuters indaga pregi e difetti del nuovo modello ibrido

Il lavoro ibrido nelle redazioni diventerà la norma. E’ la conclusione alla quale giunge il Reuters Institute for the study of Journalism, con la ricerca Changing Newsrooms 2021, che si interroga su come sta cambiando il lavoro giornalistico.

L’analisi ha coinvolto 132 redazioni distribuite in 42 paesi, tra America e Europa (Italia compresa) . La stragrande maggioranza (89%) dei direttori ha affermato di essere pienamente favorevole al lavoro flessibile e ibrido. E Ora dunque la domanda è qual sia il modo migliore per farlo funzionare.

Solo 1 redazione su 9 torna in presenza

Dopo 1 anno e mezzo di pandemia le redazioni stanno ancora prendendo le misure, con i contagi che hanno più volte fatto saltare le date di aperture e ritorni in ufficio. Molti giornalisti non vogliono tornare in redazione, mentre i più giovani spingono per la flessibilità e una via di mezzo ibrida.
Nel dettaglio, secondo il rapporto, circa un terzo (34%) delle testate ha già adottato un modello di lavoro da remoto o ibrido. Un altro 57% ha affermato di essere ancora alla ricerca del modo migliore per rendere effettivo il lavoro ibrido. Meno di una redazione su dieci sta pianificando di tornare in una condizione più simile possibile a quella pre covid.

Ibrido non è solo lavorare a distanza

In molti condividono l’idea che il futuro “ibrido” sia molto più che consentire ai dipendenti di lavorare a distanza.
In un mondo ideale, scrivono gli autori, l’espressione ibrido descrive un nuovo modello operativo in cui il lavoro viene svolto senza vincoli di posizione, dove le competenze si possono esprimere al meglio, con gerarchie meno formali e i gruppi più inclusivi. Senza comunque necessariamente far perdere valore ai momenti di incontro con i colleghi, sia che si tratti di socializzare, si di rafforzare la cultura aziendale o collaborare in alcuni progetti.

Tra gli aspetti positivi che i direttori hanno rilevato dall’attuazione del modello ibrido c’è la possibilità di una partecipazione più “meritocratica” alle riunioni, con le persone che, essendo dei quadratini su zoom nelle piattaforme di lavoro si sentono più libere di esprimere la propria posizione. E anche la possibilità di attrarre più talenti diversi.

Gli aspetti negativi

Ma sulla bilancia deve essere messa anche qualche criticità. Alcuni direttori temono che il lavoro esterno possa mettere in cattiva luce chi abita lontano dalle redazioni, per quella che viene definita una “mancanza di visibilità”.
Altri lamentano il rischio di rendere meno agevoli le collaborazioni e gli scambi tra diversi dipartimenti.
O ancora di interrompere il passaggio di conoscenze e competenze, quell’imparare sul campo che si realizza solo osservando “in azione” i colleghi più anziani. E questo aspetto diventa più rilevante se si considera che statisticamente sono proprio i dipendenti con più anni di servizio che scelgono di lavorare da casa (magari anche dalla seconda casa), mentre al contrario i giovani sono più inclini ad essere presenti.

Cambiano gli spazi

In ogni caso, conclude lo studio, si va verso la dimensione ibrida.
Non a caso, durante il Covid, molte redazioni hanno ridisegnato i propri uffici. Circa il 40% delle testate analizzate ha già ridimensionato il proprio spazio o sta pianificando di farlo. Quasi tre quarti hanno o prevedono di ridisegnare le redazioni come tappa nel passaggio al lavoro ibrido.
Naturalmente, si rimarca, ridurre lo spazio degli uffici significa ridurre i costi, opzione non meno interessante per un settore come quello delle news fortemente in crisi.