La domenica bestiale di Telecom e Gubitosi. Offerta di Kkr, salvo il ceo

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L’inusuale convocazione da parte del presidente Salvatore Rossi di un consiglio di amministrazione di Telecom Italia ha contrassegnato il 21 di novembre. Da discutere la manifestazione di interesse sulla società del fondo americano Kkr. Le deleghe di Luigi Gubitosi non sono state oggetto di discussione nella lunga riunione.

L’inusuale convocazione da parte del presidente Salvatore Rossi di un consiglio di amministrazione di Telecom Italia alla domenica pomeriggio ha contrassegnato il 21 di novembre. Da discutere la manifestazione di interesse sulla società del fondo americano Kkr. Ma – secondo alcune fonti- poi smentite, la posizione di Luigi Gubitosi e le sue deleghe ai vertici dell’azienda.

Il comunicato finale dell’azienda

“Il cda alla fine ha preso atto dell’intenzione di Kohlberg Kravis Roberts & Co. L.P. (“ KKR ”), allo stato “non vincolante e indicativa” (“non – binding and indicative”), di effettuare una possibile operazione sulle azioni di TIM attraverso un’offerta pubblica di acquisto sul 100% delle azioni ordinarie e di risparmio della Società, volta al delisting. La Manifestazione d’Interesse è stata qualificata da Kkr “amichevole” e aspira ad ottenere il gradimento degli amministratori della Società e il supporto del management. Essa è, allo stato, condizionata tra l’altro allo svolgimento di una due diligence confirmatoria di durata stimata in quattro settimane, nonché al gradimento da parte dei soggetti istituzionali rilevanti . Il prezzo indicato da KKR, da pagare interamente per cassa – da considerarsi allo stato, oltre che non vincolante, anche meramente indicativo – sarebbe pari a Euro 0.505 per azione ordinaria o risparmio. La manifestazione d’interesse si dichiara soggetta alla condizione del raggiungimento della soglia di adesione minima del 51% del capitale sociale di entrambe le categorie azionarie”.

Gli scoop dei giornaloni

La riunione del pomeriggio è arrivata inattesa, anticipata dagli scoop e dai controscoop dei principali quotidiani. La prima cosa apparsa chiara è stata che le tensioni che avevano portato all’altra riunione straordinaria, quella del 10 novembre, con la posizione di Gubitosi (a stare alle ricostruzioni di allora) messa in discussione da una parte ampia della compagine societaria, con il primo azionista Vivendi in testa, non si erano allentate. E, se mai, la conflittualità era ulteriormente cresciuta.

Il contesto in cui è avvenuto l’incontro è stato comunque molto critico per il management attuale. Sta assumendo fin qui i contorni di un autogol la scelta di investire nel calcio e nella partnership commerciale con Dazn. Il valore del titolo in Borsa è vicino ai minimi. Non è del tutto chiaro il piano industriale che dovrebbe portare il gruppo fuori dalle secche della situazione attuale, dopo che già per due volte di seguito sono state riviste al ribasso le stime sulle performance da centrare. Gli articoli dei grandi giornali – Repubblica, Corriere e Sole 24 Ore – ma anche un sapido e ricco resumè con retroscena di Occhio di Lince su Tag43, che riassume pure la partita della comunicazione giocate dalle diverse fazioni dentro TIM – hanno raccontato con quali premesse si è arrivati al consiglio.

Il ruolo dei fondi

Sul tavolo c’è quindi la manifestazione di interesse del Fondo Kkr, già azionista di Fibercop attraverso Kkr Infrastructure (37,5%). Che per alcuni osservatori sarebbe sceso in campo in funzione sostanzialmente anti Vivendi (23,7%, primo azionista). E, di fatto, anche pro resistenza dell’attuale management. Con quelli di CVC che, invece, secondo alcune fonti, si schiererebbero dalla parte di Vivendi nel caso di una fisiologica contro Opa. Ma questa ipotesi è stata smentita nel pomeriggio da Vivendi.

Luigi Gubitosi

Il portavoce della società francese, infatti sul tema, ha dichiarato: “Vivendi nega fermamente di aver avuto discussioni con qualsiasi fondo, e più specificamente, con Cvc”. Il rappresentante della società transalpina controllata dalla famiglia Bollorè ha aggiunto: “Vivendi ribadisce la propria disponibilità e volontà a collaborare con le autorità e le istituzioni pubbliche italiane per il successo a lungo termine di Tim”. Rimarcando che “Vivendi è un investitore di lungo termine in Telecom Italia e lo è stato fin dall’inizio”. Smentendo contatti con Vivendi, invece, un portavoce di CVC e Advent, ha dichiarato che i due fondi starebbero valutando la situazione e “sono aperti al dialogo con tutti gli stakeholders per identificare in modo trasparente una soluzione di sistema per il rafforzamento industriale di Tim”.

Cogente ed esiziale sarà quindi alla fine il ruolo di Cdp (9,5%) nell’azienda, con il governo di Mario Draghi che può sempre usare l’opzione golden power per bloccare uno sviluppo futuro che non venga ritenuto armonico con gli interessi ritenuti essenziali del sistema Paese. Kkr passa per essere un Fondo incline a valorizzare gli assett conseguiti spezzettando e rivendendo. Secondo gli analisti, comunque, la divisione in due della società, una con la Rete al suo interno e una con i servizi commerciali alla clientela, è la più probabile strada da intraprendere. L’unica in grado di fare emergere il valore che attualmente non viene espresso. La prima società, in pratica, potrebbe caricarsi di debito e personale; mentre la seconda – alleggerita dei carichi – potrebbe competere più efficacemente con gli altri operatori di servizi telefonici.

La linea del governo

Decisivo sarà quindi il ruolo del governo. La possibilità che viene chiamata in causa (da Repubblica) è quella che l’esecutivo di Mario Draghi decida di serrare sul controllo dei destini di Tim, facendo lievitare la presenza di Cdp nella società. E, magari, questo potrebbe avvenire contestualmente, con l’ingresso di un socio nazionale (o omogeno al progetto) in grado di rendere più agevole il processo. In ballo c’è anche e soprattutto la necessità che il Paese si doti, utilizzando le risorse del PNRR, di una infrastruttura di rete veloce all’altezza della sua complessità e che diventi volano del rilancio. Tim, inoltre, potrebbe giocare un ruolo decisivo anche nel progetto del Cloud di Stato, ritenuto come la Rete e anche il controllo di Sparkle, altrettanto strategico dall’esecutivo