Targeting politico, arriva lo stop Ue. Nuove norme per pubblicità politica trasparente

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Giro di vite della Commissione europea sulla trasparenza della pubblicità politica, sul targeting politico e le tecniche di amplificazione on-line che sfruttano i dati personali sensibili per “proteggere la democrazia”.

“Le elezioni non devono essere una competizione di metodi opachi. Le persone devono sapere perché vedono un annuncio, chi lo ha pagato, quanti e quali criteri di micro-targeting sono stati utilizzati”, ha affermato la vicepresidente della Commissione europea, Vera Jurova, presentando il pacchetto per rafforzare la democrazia e l’integrità delle elezioni nell’Ue.

“Le nuove tecnologie dovrebbero essere strumenti di emancipazione, non di manipolazione”, ha aggiunto, puntando il dito in particolare su Facebook. “Abbiamo visto troppi esempi dei rischi” per la democrazia “che derivano dal regno digitale, come le rivolte in Campidoglio quest’anno, come Cambridge Analytica, come il referendum sulla Brexit o le ultime rivelazioni di Frances Haugen su Facebook”.
“Il pacchetto di oggi è una reazione a questi eventi e anche alle possibili vie di fuga”, ha chiosato Jurova.

I dettagli della normativa

L’obiettivo è quello di fare in modo che i cittadini siano messi nelle condizioni di capire con facilità se stanno guardando contenuti politici a pagamento – online e offline – e devono poter partecipare a dibattiti aperti, liberi da disinformazione, interferenze e manipolazioni. Nel pacchetto di iniziative ci sono anche passaggi sui finanziamenti dei partiti politici, ed un rafforzamento dei diritti dei cittadini Ue residenti in un altro Paese dell’Unione.

La pubblicità politica a pagamento deve essere chiaramente qualificata come tale e fornire una serie di informazioni fondamentali. Tra queste devono figurare in modo ben visibile il nome dello sponsor e un avviso di trasparenza facilmente reperibile che riporti l’importo speso per lo spot politico, la provenienza dei fondi utilizzati e la correlazione tra il messaggio pubblicitario e le elezioni o i referendum pertinenti.

Vietato il targeting, salvo alcune eccezioni

Saranno vietate le tecniche di targeting politico e di amplificazione che utilizzano o deducono dati personali sensibili quali l’origine etnica, le convinzioni religiose o l’orientamento sessuale. Queste tecniche saranno autorizzate solo previo consenso esplicito della persona interessata.
Il targeting potrebbe essere autorizzato anche nell’ambito delle attività legittime di fondazioni, associazioni o organismi senza scopo di lucro con finalità politiche, filosofiche, religiose o sindacali, quando è diretto ai rispettivi membri.

Per la prima volta sarà obbligatorio includere negli spot informazioni chiare che spieghino per quale motivo la persona è oggetto di targeting, e pubblicare, tra le altre cose, quali gruppi di individui sono stati presi in considerazione, in base a quali criteri e con quali strumenti o metodi di amplificazione. Le organizzazioni che ricorrono al targeting politico e all’amplificazione dovranno adottare, applicare e rendere pubblica una politica interna sull’uso di queste tecniche. Se non potranno essere soddisfatti tutti i requisiti di trasparenza, non sarà possibile pubblicare un messaggio pubblicitario di natura politica.
Ai sensi del regolamento proposto, le autorità nazionali per la protezione dei dati monitoreranno in particolare l’uso dei dati personali a fini di targeting politico e avranno il potere di imporre sanzioni pecuniarie conformemente alle norme dell’Ue sulla protezione dei dati.