Cdp svela il piano strategico: 65 miliardi in 3 anni per rilanciare l’economia

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Clima, crescita, filiere produttive, innovazione/digitale: solo le aree su cui si focalizzerà l’istituto “per fare la sua parte” nel rilancio del Paese

Cambiamento climatico, crescita inclusiva, sostegno alle filiere produttive, innovazione e digitalizzazione. Sono le quattro grandi sfide da affrontare per contribuire al rilancio dell’economia italiana nel prossimo triennio che Cdp – Cassa Depositi e Prestiti ha indicato nel proprio piano strategico 2022-24, presentato il 25 novembre.

65 miliardi per 10 campi d’intervento

L’istituto metterà a disposizione risorse per 65 miliardi (+5%), attirando 63 miliardi da terzi (+27%), e attivando così nel complesso 128 miliardi (+14%). L’obiettivo? Fare la propria parte “in un contesto di rilancio che rappresenta un’occasione senza precedenti per l’Italia”, come spiegato dal presidente Giovanni Gorno Tempini (nella foto, a sinistra).
Alle sfide corrispondono dieci campi di intervento per Cdp, che baserà l’impegno sul rispetto degli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’Onu per lo Sviluppo sostenibile, intercettando anche molte delle missioni del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR).

Tre pilastri

Tre i pilastri su cui si basa la nuova strategia operativa: un’operatività basata su criteri di selettività; rafforzamento dell’advisory e della gestione dei fondi pubblici; il ruolo di Cdp come Istituto di promozione e sviluppo con un’offerta “addizionale e complementare”.
Cdp incrementerà la propria azione di sostegno alle infrastrutture, alla PA e alle imprese “attraverso una politica in grado di stimolare investimenti virtuosi, in linea con i criteri di sostenibilità ESG”. Inoltre, sosterrà le imprese nell’internazionalizzazione garantendo un impegno diretto attraverso risorse proprie e sviluppando strumenti di non-bank lending.

Cdp non solo ‘cassaforte dello Stato’

Il piano “non è una lista di azioni dettagliate, anche se con aree precise di intervento, né un elenco di buone intenzioni, è uno strumento vuole dare indicazioni per l’operatività presente e il senso della direzione per prossimi anni”, ha sintetizzato Gorno Tempini.

Vuole essere “l’inizio di un processo di trasformazione”, ha puntualizzato sul piano l’ad Dario Scannapieco. Cdp non può operare ovunque ma deve definire il suo campo di gioco, ha spiegato il manager, riferendosi alle quattro aree prioritarie di azione.
Cdp vuole discostarsi dall’immagine di ‘cassaforte dello Stato’, “con tanti muscoli e poco cervello” per “sviluppare la parte della testa”, con un approccio non dall’alto e un impegno per l’inclusione e la parità di genere.

Azionisti stabili in asset strategici

Cdp resterà azionista “stabile” a sostegno delle infrastrutture o asset strategici del Paese, mentre per quanto riguarda gli asset non strategici, “si entra, si aiuta, ma una volta raggiunto l’obiettivo si esce”, ha chiarito Scannapieco. “Abbiamo assicurato il nostro sostegno assolutamente a Open Fiber”, ha precisato, ricordando che si attende a giorni il closing dell’operazione con Enel per salire al 60% della società della fibra.
E sulla banda larga: “è un tema che dobbiamo vincere assolutamente”, ha sottolineato Scannapieco, evitanto il dossier bollente di Tim (“non rispondo a mercati aperti”). Mentre sul cloud ha ribadito la bontà dell’offerta fatta con Leonardo, Tim e Sogei: “ora la palla è al governo”.