Marinella Soldi

Rai, Soldi: serve confronto col mercato. Ridistribuire risorse digitale-tradizionale

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Prendere decisioni senza crogiolarsi nelle “celebrazioni del passato”. La presidente Rai racconta al Corriere il suo servizio pubblico

La recente tornata di nomine, la necessità di cambiare guardando al digitale e decentralizzandosi rispetto a Roma. Marinella Soldi, presidente Rai, ha affrontato diversi temi in una lunga intervista pubblicata oggi sul Corriere della Sera, alla vigilia di un Cda che dovrebbe decidere la nuova guida di rai2 e discutere di prepensionamenti. Ne riprendiamo alcuni stralci.

“Quando è arrivata la chiamata sapevo di che cosa si trattava. E la tentazione di dire no, da persona cresciuta all’estero, in aziende dalla forte impronta multinazionale, era forte”, spiega Soldi, parlando della sua nomina. “Poi ti dici che è il momento di ridare qualcosa al Paese. E che si deve essere orgogliosi se qualcuno ha pensato a te”.

Soldi: copertura senza eguali

Nella sua riflessione, la presidente Rai vuole partire da cos’è ora il servizio pubblico. “La Rai è tuttora considerata un riferimento: il pubblico dà un giudizio molto positivo – 8,35 su 10 – sulla capacità della programmazione Rai di fornire elementi di conoscenza e valutazione sul presente, apprezza del servizio pubblico la rappresentazione plurale della realtà”, dice Soldi, snocciolando i numeri Rai.
“Raggiungiamo 30 milioni di italiani ogni giorno, oltre 20 milioni gli utenti registrati su RaiPlay, superiamo regolarmente i 10 milioni di spettatori con i grandi eventi da Sanremo allo sport, siamo capaci di generare fenomeni social e trasversali – pensiamo al Collegio -, coniugare cultura e audience con appuntamenti come la prima della Scala e la nostra capacità di copertura del pubblico non ha eguali in Italia”.

Doppio sguardo, con vista sul presente e al futuro

A chi accusa il servizio pubblico di essere lento, Soldi replica senza negare difficoltà. “Come tutte le aziende in questo momento, ma maggiormente per la nostra natura giuridica, abbiamo una sfida: avere una leadership e una gestione capace di un doppio sguardo. Da un lato rivolto all’immediato, per migliorarlo, producendo contenuti appetibili a costi competitivi e dall’altro rivolto al futuro, per essere rilevanti e centrali nei prossimi anni”.

La Rai si “confronti con il mercato”

Per conquistare gli italiani, Soldi sottolinea come la Rai abbia la necessità di “rendere appetibili e disponibili i nostri contenuti lì dove sono gli utenti. Tv e radio restano centrali ma in fruizione tendenzialmente sempre meno lineare, senza un palinsesto prestabilito, sempre di più su smart tv”.
Serve flessibilità? “La Rai è un unicum a partire dalla sua complessa natura giuridica, ne sono consapevole. Ciò che ha reso vincente l’azienda nel passato: stabilità, avversione al rischio e gerarchia, oggi la mette in pericolo: serve agilità, flessibilità, capacità di innovare.

“Per quanto particolare e straordinaria e diversa da tutte le media company italiane, la Rai, il servizio pubblico, resta comunque un’azienda, non un ministero. E non può, non deve dimenticare di confrontarsi con il mercato”.
“Tutto ciò significa riallocare le risorse, distribuendole diversamente tra offerta tradizionale e offerta digitale. Ma c’è bisogno di un cambio di atteggiamento, di cultura, di competenze. E bisogna anche scegliere bene su quali dati prendere poi decisioni: non crogiolarsi nelle celebrazioni di ciò che è stato”.