Pubblicità mondiale, GroupM stima il 2021 a +22,5%. Italia già meglio del 2019

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Pubblicità in grande salute a livello globale, con il ruolo sempre più determinante del digital e di Usa, UK e Cina nella crescita. L’Italia va benissimo e potrebbe raggiungere quota 8,5 miliardi nel 2022. Trend a cinque anni incoraggiante

  • Crescita oltre le aspettative. Trend a cinque anni: saldo sempre positivo ma ad una cifra
  • Digital a +30,5%, Tv a +11,7%, Audio a +15,6% nel 2021. Il ruolo di Google, Facebook e Amazon
  • Il mercato italiano supera il dato del 2019. E nel 2022 ‘punta’ quota 8,5 miliardi di euro

Pubblicità mondiale e nazionale in salute: GroupM, parent company media del gruppo WPP, ha rilasciato nel merito le sue previsioni media globali di fine anno. Le ultime stime prodotte dalla multinazionale del marketing e della comunicazione guidata da Mark Read, segnalano un’espansione ancora più rapida nel settore pubblicitario rispetto a quanto precedentemente previsto. A trainare la crescita sono soprattutto gli Stati Uniti, UK e Cina.

Crescita oltre le aspettative. Trend a cinque anni: saldo sempre positivo ma ad una cifra

La stima di GroupM dice che il saldo positivo del 2021 sarà del 22,5%, avendo escluso dal computo la pubblicità politica degli Stati Uniti. La elaborazione precedente, elaborata lo scorso giugno parlava di un segno più del 19,2%.

Molte delle principali tendenze sembrano essere sproporzionatamente concentrate negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Cina, che insieme rappresentano circa il 70% di tutta la crescita della industry nonostante costituiscano circa il 60% del mercato totale. Guardando ai primi dieci mercati pubblicitari, nei prossimi cinque anni la crescita dovrebbe dimezzarsi o crescere a una sola cifra: Francia, Germania, Australia e Stati Uniti sono pronti a crescere mediamente in un range del 4-5% annuo. India, Regno Unito, Brasile, Canada, Giappone e Cina dovrebbero mediamente crescere tra il 6% e l’8% annuo.

Digital a +30,5%, Tv a +11,7%, Audio a +15,6% nel 2021. Il ruolo di Google, Facebook e Amazon

GroupM consegna al Digital la palma dell’ambiente media trainante. La crescita a fine 2021 sarà del 30,5% rispetto alla previsione di giugno del +26%.Il digitale rappresenta il 64,4% di tutta la pubblicità nel mondo nel 2021, rispetto al 60,5% del 2020.Alphabet, Meta e Amazon rappresentano l’80-90% del totale globale.

Tra i media ‘classici’, ottima performance – ma fino ad un certo punto – della Tv. Nel 2021si prevede una crescita dell’11,7%, rispetto alla stima di giugno del 9,3%. Considerato il calo del 2020 del 13,7%, l’industry non dovrebbe tornare ai livelli del 2019 fino al 2023. Per quanto riguarda la pubblicità televisiva nella maggior parte dei principali mercati del mondo, gli anni successivi saranno indicativamente piatti (+1-2% all’anno fino al 2026). I maggiori inserzionisti, infatti, continuano a spostare la spesa in modo incrementale. Nel complesso, la Connected TV+ rappresenterà circa il 10% della pubblicità televisiva totale nel 2022 (17 miliardi di dollari su un totale di 171 miliardi) e si prevede che raddoppierà entro il 2026. Altro settore importante quello dell’Audio: si stima che crescerà del 15,6% nel 2021 e del 6,4% nel 2022. Negli anni successivi, si prevede un ritorno a una crescita pressoché piatta come da tendenza storica. Per quello che riguarda l’Out of the home, i prossimi due anni saranno di robusta ripresa.L’OOH dovrebbe crescere del 17,1% nel 2021 e del 14,9% nel 2022. Negli anni successivi, si stima un ritorno a una crescita nella fascia media dei valori a singola cifra come da tendenza storica.

Tra i fenomeni da registrare, GroupM punta il faro su tre dinamiche. Nuovi ‘small business’ che allocano maggiori risorse alla pubblicità digitale a livello nazionale. Venditori cinesi che capitalizzano sulle spedizioni internazionali a basso costo, usando le piattaforme digitali globali per raggiungere i consumatori in tutto il mondo. Sviluppatori di App o di altri business “digital endemic” radicati nell’economia digitale, molti dei quali si sono focalizzati sulla crescita dei ricavi top-line trainata dalla pubblicità.

Massimo Beduschi, chairman WPP, e Simona Maggini, country manager di WPP Italia

Il mercato italiano supera il dato del 2019. E nel 2022 ‘punta’ quota 8,5 miliardi di euro

Anche per l’Italia si conferma un mercato florido rispetto al 2020: GroupM stima, infatti, una crescita nel nostro Paese del +13,8% per il 2021 e del +5,0% per il 2022. Crescita che permette al mercato italiano di recuperare le perdite del 2020 (circa 1mld € in più) e superare perfino il 2019 (+5,0%).

Questa tendenza positiva è frutto del buon momentum che ha vissuto l’Italia soprattutto fino all’inizio dell’autunno e che si rispecchia anche nei principali indicatori macro-economici. Merito dell’industria, con la spinta nelle esportazioni e dell’aumento dei consumi, mentre sul fronte dell’occupazione restano diverse criticità. Ma a livello globale ricomincia a incombere la minaccia della nuova ondata pandemica e soprattutto lo ‘spauracchio’ dell’aumento dell’inflazione che potrebbe avvertirsi anche sul mercato pubblicitario nei primi mesi dell’anno prossimo.

Ciononostante, le stime di GroupM proiettano una crescita anche per il 2022 che porterà il mercato italiano a superare la soglia dei 8,5mld €. Un nuovo segno positivo in linea con le aspettative di crescita del PIL (+4,0% – +4,5%) e con gli andamenti globali e un altro anno ricco di eventi sportivi (Mondiali Calcio, Olimpiadi Invernali) come fattori trainanti.

 Da monitorare l’everything bubble, ovvero l’effetto bolla sui prezzi di qualunque cosa a causa della crescita dei prezzi delle materie prime (petrolio, stagno, rame etc.) che sta frenando l’approvvigionamento globale e impattando economicamente sulla transizione ecologica e digitale.