Editoria, + 12% per vendita libri all’estero. Aie: in sofferenza i più piccoli

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Dimensione internazionale sempre più larga per l’editoria libraria italiana che nel 2020 ha registrato la vendita dei diritti di 8.586 opere, in crescita dello 0,2% rispetto al 2019. Ma soffrono i piccoli e medi editori (tra i 9 e i 100 titoli pubblicati all’anno): la vendita di diritti li ha riguardati, nel 2020, solo per il 9% dei titoli ceduti, ovvero 772, in netto calo (tre punti percentuali) rispetto ai 1.228 del 2019.

Sono i numeri presentati a ‘Più libri più liberi’ dall’Aie, in collaborazione con il Centro per il Libro e la Lettura (CEPELL), con il sostegno di ALDUS UP, programma finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito di Europa Creativa.

Sempre più internazionali

Nel 2020 la vendita di diritti ha riguardato il 12% della produzione editoriale di novità. Nel 2001 solo il 4% dei titoli pubblicati trovavano interesse da parte delle case editrici straniere.
Battuta d’arresto, invece, per l’import: sono state 9.127 le opere di autori stranieri acquistate dagli editori italiani, in calo del 6%, flessione che va comunque commisurata alla più generale riduzione dei titoli pubblicati durante l’anno.

L’Italia si conferma un Paese molto aperto verso le culture e le letterature straniere, un Paese che traduce molto e che però, con il passare degli anni, dipende meno dall’estero. Dal 1997 al 2020 le opere di autori italiani sono cresciute del 56%, le traduzioni del 24%. Nel 1997 era tradotta una novità ogni 4 pubblicate, oggi ‘solo’ il 17%. Nel 2020 si è tradotto soprattutto dall’inglese (62% di tutte le traduzioni), dal francese (16%), dal tedesco (7%) e spagnolo (4%).

“L’accompagnamento degli editori all’estero, specie quelli medio e piccoli, è da sempre uno dei nostri primi obiettivi”, ha ricordato il presidente Aie Ricardo Franco Levi.

“In un mondo in cui i processi di consumo culturale – compreso il consumo di “lettura” – passano quasi tutti attraverso quella terra senza confini fisici e senza barriere linguistiche che è la rete, pensare esclusivamente in termini di ‘mercato nazionale’ sarebbe un grave errore”, ha commentato Angelo Piero Cappello, direttore del Cepell.
“L’orizzonte internazionale della lettura dovrà essere l’obiettivo assunto dalle politiche pubbliche di sostegno e promozione del libro italiano nel mondo se intendiamo continuare a mantenere competitiva la qualità dell’editoria italiana sugli scenari internazionali”.

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Import ed export: i dati e i generi

Sul lungo periodo si conferma il trend che porta in pareggio esportazioni e importazioni (ad oggi più numerose). Negli ultimi 19 anni le prime sono cresciute a un tasso medio annuo del 19,9%, le seconde del 4,3%.
Compriamo ancora diritti di edizione da editori stranieri più di quanti ne riusciamo a vendere, ma in alcuni settori come libri per bambini, illustrati e saggistica la situazione è già capovolta.

Nel dettaglio, nel 2020 l’import della narrativa è stato di 3.349 opere, l’export di 2.420.
Nel settore bambini e ragazzi l’export è di 2.812 opere, l’import di 2.190; nella saggistica export a 2.027 e import a 1.460, infine negli illustrati l’Italia ha venduto all’estero 712 opere e ne ha acquistate 93.

L’Europa, con 5.914 opere acquistate, resta di gran lunga il primo mercato di sbocco, con il 69% dei titoli venduti all’estero. La Spagna ne ha acquistati 1301, segue la Francia (917), la Polonia (650), la Germania (591) e il Regno Unito (237).

Il mercato dei piccoli e medi

Se prendiamo in esame i piccoli e medi editori (9-100 titoli l’anno), vediamo come la vendita di diritti li abbia riguardati, nel 2020, solo per il 9% dei titoli ceduti, ovvero 772, in netto calo rispetto ai 1.228 del 2019.
Il trend degli anni precedenti, tuttavia, segna una crescita continua che probabilmente si è bloccata per l’eccezionalità del primo anno di pandemia. Il numero medio di transazioni per ogni editore è di 3,1, quindi abbastanza basso da rendere ogni singola operazione costosa.

Le co-edizioni

Il 2020 ha segnato una battuta d’arresto anche per le co-edizioni, in calo del 65%, ma che con 10.37 opere rimangono un comparto rilevante per l’internazionalizzazione dell’editoria italiana: erano 2.987 nel 2019.