Assange proteste (Foto LaPresse)

Wikileaks. Alta Corte ribalta la sentenza, Assange può essere estradato negli Usa

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Julian Assange potrà essere estradato negli Stati Uniti dove è accusato di spionaggio per le rivelazioni di Wikileaks. Lo ha stabilito l’Alta Corte britannica rovesciando così la precedente sentenza con cui lo scorso gennaio la giudice distrettuale Vanessa Baraitser aveva detto che Assange non poteva essere estradato per preoccupazioni per la salute mentale e il rischio che si suicidasse in prigione. La decisione dell’Alta Corte arriva dopo che da parte americana è stato presentato un pacchetto di misure per affrontare queste preoccupazioni.

Assange proteste (Foto LaPresse)
(Foto LaPresse)

Assange può fare ricorso

La decisione dell’Alta Corte britannica non ferma la lotta di Julian Assange contro la sua estradizione negli Stati Uniti dove è accusato di spionaggio per aver pubblicato le migliaia di documenti segreti sulle guerre in Iraq ed in Afghanistan.

Il fondatore di Wikileaks, scrive Adnkronos, potrà presentare il suo appello finale alla Corte Suprema britannica che dovrà scegliere se accogliere o meno il caso. La Corte solitamente accoglie appelli di “generale importanza pubblica” o rilevanza costituzionale. L’intero procedimento potrà durare settimane, forse mesi.

Se la Corte Suprema dovesse non accogliere l’appello di Assange, al 50enne di origine australiana avrebbe esaurito le istanze del sistema giudiziario britannico. Ma i suoi avvocati potrebbero cercare di ottenere una sospensione dell’estradizione appellandosi alla Corte europea dei diritti umani.
Incriminato ai tempi dell’amministrazione Trump per la violazione dell’Espionage Act, Assange è il primo caso in cui i procuratori federali hanno colpito non solo la fonte del materiale riservato ma anche chi li ha pubblicati.

Chelsea Manning, l’ex specialista dei servizi militari che ha passato le informazioni a Assange, è stata in prigione tra il 2010 e il 2017, quando, poco prima di lasciare la Casa Bianca, Barack Obama ha ridotto la sua sentenza, definendo “sproporzionata” la condanna a 35 anni che le era stata inflitta nel 2013. Manning è tornata in prigione per quasi un anno, tra il 2019 ed il 2020, per essersi rifiutata di testimoniare di fronte al grand jury che poi ha incriminato Assange.

Il dipartimento di Giustizia dell’amministrazione Biden ha fornito, in una nota diplomatica inviata lo scorso febbraio, assicurazione che Assange non sarà “sottoposto a misure restrittive speciali” né detenuto in una prigione di massima sicurezza. Inoltre gli Stati Uniti si impegnano ad “acconsentire” ad una richiesta di scontare l’eventuale pena in Australia ed a garantire “un trattamento medico e psicologico adeguato” al detenuto.

Fnsi-Usigrai: precedente pericoloso

“La decisione del tribunale inglese di consentire l’estradizione di Julian Assange rappresenta un principio pericoloso e lesivo della libertà di informazione. Ormai sono i controllati che indagano sui controllori e preparano dossier contro chi osa svelare i loro intrighi”. Lo affermano, in una nota, Fnsi e Usigrai.
“Assange rischia la galera a vita, chi ha falsificato i dossier per provocare guerre, torture, fame, gira liberamente per il mondo lautamente retribuito”.
“Insieme con le organizzazioni internazionali dei giornalisti ci rivolgeremo alla suprema corte inglese affinché blocchi questa decisione e sbarri le porte ad un precedente pericoloso e lesivo del diritto ad informare e ad essere informati”.